Spagna: lo spread si allarga, ma il caos politico potrebbe finire presto

I rendimenti decennali dei bond spagnoli sono di 25 punti base superiori a quelli dell'Italia, a causa del caos politico successivo alle elezioni di domenica. Eppure, potrebbe finire presto.

di , pubblicato il
I rendimenti decennali dei bond spagnoli sono di 25 punti base superiori a quelli dell'Italia, a causa del caos politico successivo alle elezioni di domenica. Eppure, potrebbe finire presto.

Sono prossimi al 2% i rendimenti decennali dei Bonos spagnoli, 25 punti base in più degli omologhi BTp. Al momento, lo spread tra i titoli iberici e quelli tedeschi a 10 anni si attesta a 128-129 bp, mentre quello tra i nostri bond e i Bund è di 103-104 bp. Dunque, rispetto alla vigilia del voto di domenica scorsa, il differenziale di rendimento tra i titoli emessi dalla Spagna e quelli della Germania si è ampliato di una quindicina di punti.

Economia Spagna in forte ripresa

Eppure, l’altro ieri sono arrivati dati abbastanza positivi per l’economia spagnola da parte della banca centrale di Madrid, che stima dello 0,8% la crescita del pil nel quarto trimestre e del 3,2% quella dell’intero 2015. Il paese si conferma quest’anno tra i più virtuosi dell’intera UE, anche se con un tasso di disoccupazione del 22%, resta al secondo posto in Europa dopo la Grecia. A complicare il prosieguo della ripresa, però, potrebbe esserci il caos politico scatenatosi dalla sera di domenica, quando è emerso chiaramente che nessun partito avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Il Partito Popolare del premier uscente Mariano Rajoy ha vinto con il 28% dei consensi e 123 deputati, mentre i socialisti si sono fermati a 90. Solo se i 2 principali schieramenti si mettessero insieme, si potrebbe dare vita a un governo con numeri solidi in Parlamento, ma il rifiuto del PSOE di consentire un secondo mandato per Rajoy ha fatto tremare la UE nei giorni scorsi, perché a Bruxelles si teme che possa nascere, com’è già accaduto in Portogallo, un fronte comune con Podemos, che porterebbe al governo della quarta economia dell’Eurozona un partito dai tratti radicali e contrari alle politiche del rigore sui conti pubblici.        

Deficit Spagna sopra i target

Ciò di cui avrebbe bisogno la Spagna, invece, è di risanare il suo bilancio, che nemmeno l’anno prossimo, stima la Commissione, dovrebbe centrare l’obiettivo di un deficit inferiore al 3% del pil. Qui, i numeri divergono da quelli di Madrid. Secondo il governo Rajoy, nel 2016 sarà registrato un disavanzo fiscale del 2,8%, mentre a Bruxelles s’ipotizza un 3,6%. E per quest’anno non dovrebbe essere centrato il target del deficit al 4,2%. Insomma, con un debito al 100% del pil, l’economia spagnola necessita di conti più equilibrati e l’arrivo al governo di Podemos non sarebbe certamente un segnale di solidità per il mercato. Tuttavia, gli scenari che si hanno davanti non sarebbero così sconfortanti sul piano politico. Ieri, il segretario del PSOE, Pedro Sanchez, ha sì escluso un governo con i popolari, ma ha sottolineato che gli elettori avrebbero negato un secondo mandato per Rajoy, aprendo al contempo a un “governo di cambiamento” e facendo intendere, seppur non esplicitamente, che potrebbe appoggiare anche un esecutivo con il PPE, qualora come premier non fosse indicato nuovamente il nome di quello uscente. Dal canto suo, il leader dei centristi di Ciudadanos, quarta formazione del paese e inedita nel panorama politico nazionale, Alberto Rivera, ha proposto un esecutivo a 3 con popolari e socialisti, al contempo chiudendo all’ipotesi di un referendum per la Catalogna, sua regione di origine.

Per quanto le trattative saranno complicate dai veti incrociati dei principali 2 partiti spagnoli, un secondo prima che falliscano, Rajoy potrebbe sempre mettersi da parte, avallando un governo a guida popolare diversa dalla sua persona, in grado così di dare vita a una maggioranza solida nei numeri e dalle posizioni abbastanza “market-friendly”, considerando che i centristi sono liberali in economia, più degli stessi popolari, e che i socialisti sono un partito della sinistra moderata, collaudato da 40 anni di storia post-franchista.        

Le pressioni maggiori saranno sui socialisti

Resta il problema di un’opposizione monopolizzata da Podemos, che avrebbe buon gioco a diventare il punto di riferimento di quanti non si sentiranno rappresentati dal nuovo esecutivo, chiaramente strappando consensi al PSOE, il quale sarebbe la formazione più in difficoltà tra quelle della presumibile futura maggioranza. Detto ciò, i mercati scamperebbero almeno il rischio immediato di trovarsi al governo di un’economia da mille miliardi di euro, il 10% del totale dell’Eurozona, una formazione radicale in stile Syriza.

Se accadrà, lo spread tra Bonos e Bund potrebbe in brevissimo tempo riallinearsi ai livelli italiani.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:
>