Spagna di nuovo al voto a giugno, spread stringe sui BTp con Parlamento sciolto

Spagna al voto di nuovo a giugno, dopo le elezioni inconcludenti di dicembre. Bene l'economia, come confermano le stime UE di oggi, ma il deficit resta alto, anche se lo spread ha reagito bene allo scioglimento del Parlamento.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Spagna al voto di nuovo a giugno, dopo le elezioni inconcludenti di dicembre. Bene l'economia, come confermano le stime UE di oggi, ma il deficit resta alto, anche se lo spread ha reagito bene allo scioglimento del Parlamento.

Re Felipe VI ha firmato oggi il decreto di scioglimento del Parlamento, mandando la Spagna al voto anticipato per la prima volta dal 1978, a causa dell’assenza di una maggioranza in grado di formare il nuovo governo, dopo le scorse elezioni del 20 dicembre. Gli spagnoli potrebbero tornare alle urne il 23 giugno prossimo, mentre il Parlamento si riunirà il 19 luglio, ha annunciato il presidente della Camera, Patxi Lopez. Si è trattato di un atto dovuto, essendo trascorsi due mesi dal primo tentativo di mettere in piedi un esecutivo. Quattro mesi e mezzo fa, il Partito Popolare del premier Mariano Rajoy ha rivinto le elezioni politiche, conquistando 123 seggi su 350, ma mancando abbondantemente la maggioranza assoluta di 176, necessaria per governare da solo. Al secondo posto sono arrivati i socialisti del Psoe con 90 seggi, mentre terzi e quarti si sono attestati rispettivamente con 69 e 40 seggi l’estrema sinistra di Podemos e i centristi pro-mercato di Ciudadanos.

Sondaggi Spagna non autorizzano all’ottimismo

Stando ai sondaggi, se gli spagnoli votassero oggi, l’esito delle elezioni sarebbe sostanzialmente simile a quello di dicembre e il rischio di uno stallo istituzionale ancora per mesi, quindi, non svanisce con il ritorno alle urne. Semmai, resta da vedere cosa farà l’area della sinistra radicale, visto che Podemos e i comunisti potrebbero allearsi, nel tentativo di ottenere un numero sufficiente di seggi per assicurare ai socialisti la formazione di un governo appoggiato da loro. I mercati sembrano apprezzare l’esito di questi mesi, sprecati tra trattative più o meno finte tra i partiti e uno stucchevole trascorrere infruttuoso del tempo. Lo spread tra i Bonos e i Bund a 10 anni si attesta oggi sui 157 punti base, con i primi a rendere intorno all’1,34%, ma si sta assistendo a un restringimento del differenziale rispetto a quello italiano a soli 4 bp dalla media di 10 bp delle ultime settimane e con punte anche vicine ai 20 bp.      

Deficit Spagna resta superiore ai target

Ciò sarebbe la conferma delle attese ottimistiche dei mercati sull’esito del confronto elettorale, anche se è probabile che con l’avvicinarsi dell’appuntamento, gli investitori diventino più prudenti, specie se i sondaggi dovessero continuare a lasciare intravedere una paralisi o il possibile spostamento dell’ago della bilancia a sinistra. Podemos, infatti, è una forza anti-austerity con caratteristiche non dissimili da quelle di Syriza in Grecia, anche se apparentemente un po’ più pragmatica. Intanto, Madrid resta sotto le lenti dei commissari europei sul deficit, atteso per quest’anno al 3,9% del pil, nettamente al di sopra del 2,8% concordato e del +3,6% stimato dal governo Rajoy. Bene la crescita, stimata per il 2016 al 2,6% e al 2,5% per l’anno prossimo, grazie “agli sviluppi positivi del mercato del lavoro, un migliorato accesso al credito per famiglie e imprese e al più basso prezzo del petrolio”.  

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Argomenti: Crisi Euro, Crisi Spagna, Economie Europa, Spread