Sovranità monetaria? Corsa agli sportelli delle banche e paura dell’iperinflazione

La sovranità monetaria è percepita come un grosso rischio nello Zimbabwe, dove da oggi vengono emesse banconote locali, ma sul cui valore si dubita. E alla mente corre il ricordo dell'iperinflazione del 2009.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La sovranità monetaria è percepita come un grosso rischio nello Zimbabwe, dove da oggi vengono emesse banconote locali, ma sul cui valore si dubita. E alla mente corre il ricordo dell'iperinflazione del 2009.

A partire da oggi, lo Zimbabwe sta emettendo cosiddetti “bond note” da 2 e 5 dollari locali per un controvalore complessivo di 200 milioni, quale risposta per la carenza di valuta pesante in circolazione, che da settimane provoca forti timori tra i cittadini e le imprese. I nuovi strumenti finanziari, coperti da un prestito di Afreximbank dello stesso importo, vengono emessi alla pari con il dollaro USA, ovvero al cambio 1:1. Eppure, alla sola notizia, nel paese si sono registrate tensioni, in seguito a numerose proteste contro quello che in tanti percepiscono come un ritorno alla sovranità monetaria, che lungi dall’essere considerata qui un fatto positivo, riporta alla mente il tragico 2009, quando le stamperie della banca centrale e il crollo del pil portarono all’iperinflazione e i prezzi esplosero del 500 miliardi per cento.

Da giorni, molti si sono messi in fila davanti alle filiali delle banche, temendo che non vi sarà presto liquidità sufficiente, mentre molti altri da giorni si sono riversati alle stazioni di servizio, paventando il rischio di una carenza di carburante, nonostante le rassicurazioni del governo sulla sufficienza delle scorte. (Leggi anche: Sovranità monetaria? Proteste contro ipotesi moneta nazionale)

Limiti ai prelievi bancari

Al fine di evitare una corsa agli ATM o agli sportelli bancari, gli istituti stanno limitando i prelievi di contante a 30 dollari al giorno o 150 a settimana. Ma in pochi si fidano del governo. Anzitutto, perché i “bond note” emessi alla pari contro il dollaro USA sono considerati poco credibili. Diversi cambia-valute hanno già dichiarato alla stampa estera di non avere alcuna intenzione di scambiarli a un rapporto di 1:1, perché altrimenti andrebbero in fallimento. Il cambio di cui parlano sarebbe di 2:1, in sostanza segnalando che potrebbero dimezzarsi istantaneamente di valore subito dopo la loro emissione.

Dall’esperienza dell’iperinflazione ad oggi, lo Zimbabwe ha smesso di utilizzare una propria moneta nazionale, facendo ricorso a diverse altre valute estere, tra cui il dollaro USA, l’euro, il rand sudafricano, lo yen giapponese e la sterlina. Il problema è che difficilmente i 200 milioni in via di emissione sin da oggi potranno apportare un qualche miglioramento visibile all’economia dello stato sud-ovest dell’Africa, dato che registra un grosso disavanzo delle partite correnti ed esporta ogni mese beni per appena 250 milioni di dollari. (Leggi anche: Sovranità monetaria? Panico alla sola ipotesi)

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti