Sostenere le Pmi: il programma della Bei e la rifondazione della Cdp

Mentre la Banca europea per gli investimenti (Bei) lancia un piano triennale da 27 miliardi per le Pmi e le infrastrutture italiane, il forum “Per una nuova finanza pubblica e sociale” propone di ritrasformare la Cassa Depositi e Prestiti in ente pubblico

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Mentre la Banca europea per gli investimenti (Bei) lancia un piano triennale da 27 miliardi per le Pmi e le infrastrutture italiane, il forum “Per una nuova finanza pubblica e sociale” propone di ritrasformare la Cassa Depositi e Prestiti in ente pubblico

Per fronteggiare la crisi che sta mettendo a dura prova il nostro tessuto economico e sociale, lo scorso aprile la Banca europea per gli investimenti (Bei) ha deliberato lo stanziamento di 27 miliardi di euro in tre anni a favore delle piccole e medie imprese (Pmi) e delle grandi opere pubbliche italiane. A beneficiare maggiormente saranno le reti di impresa, le piccole aggregazioni e le imprese impegnate in attività di ricerca e sviluppo inserite nel programma Risk sharing instrument (Nota 1).

Sul fronte delle infrastrutture, la Bei ricorrerà ai project bond. Si tratta di «strumenti interessanti – annota il vice-presidente della Bei Dario Scannapieco – perché consentono un mix tra investimenti pubblici e privati. Per ora sono stati individuati una quindicina di progetti europei, di cui un paio in Italia».

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di sostenere le Pmi italiane ampliando il numero di partner ed estendendo il programma anche alle aziende di più piccole dimensioni.

 

L’INIZIATIVA DI “PER UNA NUOVA FINANZA PUBBLICA E SOCIALE”

«Si continua a parlare di stimolo per la crescita economica, ma con misure inadeguate e soprattutto stereotipate: un Mito della crescita ancora legato alle grandi infrastrutture (TAV in primis) da sostenere tramite nuove alchimie finanziarie sui mercati di capitale e con nuovi pesanti indebitamenti per lo Stato. (…) Le misure di “socializzazione” del debito a livello europeo (Eurobond e transfer union), e di intervento della Banca centrale europea come prestatore di ultima istanza, se anche superassero gli attuali contrasti politici, potrebbero rivelarsi inadeguate a fronte di una esuberanza devastante e sistemica dei mercati finanziari». È quanto si apprende dal portale di “Per una nuova finanza pubblica e sociale”, un forum indipendente che da qualche tempo sta promuovendo una serie di iniziative volte a fare luce sul ruolo della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e, più in generale, sulla composizione debitoria dei bilanci pubblici.

Secondo gli attivisti di “Per una nuova finanza pubblica e sociale”, la drammatica crisi economica che viviamo suggerisce la necessità di riscoprire la funzione degli investimenti pubblici di lungo termine, per dare fiato alle amministrazioni pubbliche, facilitare l’accesso al credito, creare posti di lavoro e permettere una trasformazione della nostra società verso la sostenibilità ambientale.

Per raggiungere questi ambiziosi target senza dover unicamente far affidamento sulla Bei e sugli aiuti comunitari, l’associazione propone di riassegnare alla Cdp un ruolo di primo piano, distaccandola dalle logiche di mercato e quindi mettendola realmente a servizio del “bene comune”.

«La natura di “bene comune” della Cassa Depositi e Prestiti – ricorda il comitato organizzativo di “Per una nuova finanza pubblica e sociale” – risulta evidente dalla semplice considerazione sulla provenienza del suo ingente patrimonio, che per oltre l’80% deriva dalla raccolta postale, ossia dai risparmi di milioni di lavoratori e cittadini italiani».

 

I PROBLEMI DELLA CDP: UN ENTE A SERVIZIO DELLE FONDAZIONI BANCARIE E NON DELLA CITTADINANZA

A sottolineare la vocazione pubblica della Cdp è l’Art.10 del Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 6 ottobre 2004 (Nota 2), in base al quale “i finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti rivolti a Stato, Regioni, Enti Locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, costituiscono un servizio di interesse economico generale.

È impensabile – sostengono gli attivisti – lasciar decidere la strategia industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto nei settori che appaiono più interessanti e redditizi (Nota 3). Ecco perché si rende necessario impiegare le risorse della Cdp per finanziare interventi di interesse pubblico e a beneficio del sistema economico italiano. Per farlo sarebbe però necessario convertire nuovamente l’istituto in “ente pubblico” rendendolo indipendente dai mercati dei capitali e dai suoi attuali azionisti privati, ovvero le fondazioni bancarie.

 

Nota 1

Alla fine del 2012 la Bei ha siglato i primi due accordi di finanziamento per le Pmi innovative con il programma Risk sharing instrument (Rsi). Il Rsi è frutto della collaborazione tra Bei, Commissione Ue e banche: il Fondo europeo per gli investimenti (Fei), garantisce il 50% del rischio di credito della banca sull’esposizione verso i progetti innovativi delle Pmi. La Commissione, invece, offre una garanzia contro le eventuali perdite iniziali, consentendo alle banche di avere più capitale libero per nuovi prestiti.

Nota 2

Si tratta del decreto che ha trasformato la Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni, svincolandola almeno in parte dai legami connessi alla precedente forma di ente pubblico.

Nota 3

Secondo l’Art. 30 dello Statuto della Cdp “Gli utili netti annuali risultanti dal bilancio (.) saranno assegnati (.) alle azioni ordinarie e privilegiate in proporzione al capitale da ciascuna di esse rappresentato”.

 

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