Sospensione rate mutuo con emergenza Coronavirus: attenti a valutare la convenienza

Ecco perché la richiesta per sospendere il pagamento delle rate del mutuo, agevolata ulteriormente con il Decreto "Cura Italia", deve essere valutata attentamente per non rischiare di peggiorare le proprie condizioni.

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Ecco perché la richiesta per sospendere il pagamento delle rate del mutuo, agevolata ulteriormente con il Decreto

Con il Decreto “Cura Italia” varato dal governo, firmato dal Quirinale e già entrato in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è stata estesa la possibilità di richiedere la sospensione dei pagamenti per le rate del mutuo nel corso di questa emergenza Coronavirus. Il Fondo di solidarietà a tal fine istituito è stato irrobustito di 400 milioni di euro. I criteri per accedervi sono stati allentati. Con il Decreto legge 9/2020, già era consentito avvalersi di questa facoltà ai lavoratori dipendenti che si erano visti ridurre o sospendere l’orario di lavoro per almeno 30 giorni. Adesso, potranno beneficiarne anche i lavoratori autonomi, purché dimostrino di avere subito un calo del fatturato di almeno un terzo rispetto all’ultimo trimestre del 2019, nei tre mesi successivi al 20 febbraio scorso.

Sospensione mutuo “Decreto Cura Italia”: come fare per richiederla

La sospensione delle rate dovrà riguardare mutui accesi per l’acquisto di prime case e per non oltre 250.000 euro. Per i prossimi 9 mesi, poi, non varrà il limite dei 30.000 euro di redditi Isee. Dunque, il governo ha cercato di andare incontro alle famiglie, così duramente colpite dall’emergenza sanitaria, che si è immediatamente riflessa nell’economia. La sospensione può essere richiesta per due volte e fino a un massimo di 18 mesi in tutto, anche da parte di chi fosse in ritardo con il pagamento delle rate, pur di non oltre 90 giorni. Resta preclusa la possibilità di accedere al beneficio per i mutui accesi da meno di 12 mesi.

Come funziona esattamente? Se la domanda del cliente viene accettata, il Fondo si attiva per pagare al suo posto il 50% degli interessi compensativi maturati nel periodo di sospensione, mentre il restante 50% resta a carico del mutuatario, il quale riprenderà successivamente a pagare il debito residuo dovuto alla data di presentazione della domanda.

Questo significa che il periodo di ammortamento del mutuo sarà allungato per recuperare i mesi di sospensione ottenuti e che il monte-interessi da corrispondere risulterà superiore. In altre parole, il periodo di sospensione continuerà a maturare gli interessi, pur dimezzati, grazie all’intervento pubblico.

Conviene davvero a tutti?

A chi conviene davvero? Va da sé che chi stia subendo un grosso calo delle entrate mensili, a causa della perdita del lavoro o della riduzione dell’orario di lavoro o per l’impossibilità di svolgere la propria attività autonoma, visti i divieti di queste settimane, non avrebbe molta scelta. In questi casi, avvalersi della sospensione farebbe certamente rifiatare un po’. Per chi, pur potendosi avvalere del beneficio, non avesse stringenti necessità per rinviare il pagamento delle rate, meglio sarebbe rifletterci sopra. Anzitutto, come abbiamo anticipato, il temporaneo blocco del mutuo fa aumentare il costo complessivo degli interessi. Per quanti questi siano ormai molto bassi, sempre di un extra-costo si tratta. Esso risulterà tanto più gravoso quanto più alto sia il capitale ancora da rimborsare, cioè per i mutui di recente accensione.

Mutui casa ancora più convenienti con il Coronavirus, ma il solo tasso dice poco

Ma anche per i vecchi mutui potrebbe risultare oneroso, se a fronte di un capitale residuo relativamente basso, gli interessi applicati fossero nettamente superiori ad oggi, magari perché nel frattempo non ci si è avvalsi o non ci si è potuti avvalere della surroga. E’ vero che il decreto prevede che sul periodo di sospensione siano applicati interessi compensativi, pare di capire riparametrati ai tassi Eurirs o Euribor vigenti e non a quelli fissati al momento di stipulazione del mutuo, ed essendo i primi sostanzialmente nulli e i secondi tutti negativi, il costo teorico sarebbe impercettibile. Ma a questi tassi vanno aggiunti gli spread delle banche, che potrebbero far salire nettamente l’esborso extra a carico del mutuatario.

Problemi con surroga e mutuo a tasso variabile

Non si sa ancora se questi interessi vadano pagati subito dopo la fine della sospensione o gradualmente nel corso dell’ammortamento o se alla fine con una o più maxi-rate. Sul punto arriveranno i chiarimenti del governo. Una cosa ci sentiamo, però, di dirvi: fate attenzione in un’ottica futura. In passato, è successo che le banche non abbiano concesso la surroga del mutuo ai titolari che si fossero avvalsi della sospensione. Questo, perché agli occhi di un istituto di credito rappresenta un rischio, segnalando che il cliente o il potenziale tale abbia avuto di recente problemi di natura finanziaria.

Se siete agli sgoccioli con il mutuo, mancandovi pochi anni per completare i pagamenti, la decisione può essere presa molto più a cuor leggero, mentre se di anni per concludere l’ammortamento ve ne mancano ancora tanti, rifletteteci un attimo. Richiedere la sospensione del mutuo vi imporrebbe di pagare più interessi e possibilmente vi precluderebbe la possibilità di ottenere la surroga in futuro. Inoltre, per i titolari di un mutuo a tasso variabile c’è un rischio ulteriore. A fronte degli interessi ai minimi storici di questo periodo, vi ritrovereste ad allungare il mutuo di diversi mesi, magari quando i tassi saranno ben più alti di oggi, subendo lungo il periodo di ammortamento un aggravio dei costi.

Ho un mutuo a tasso variabile, devo temere qualcosa con Coronavirus e spread?

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