Soros: dalla Bce una politica di lenta morte

Il finanziere analizza le differenze tra Giappone ed Eurozona, ma mette in guardia anche dai rischi del nuovo corso monetario a Tokyo. L'euro intanto è a un pericoloso bivio

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il finanziere analizza le differenze tra Giappone ed Eurozona, ma mette in guardia anche dai rischi del nuovo corso monetario a Tokyo. L'euro intanto è a un pericoloso bivio

Il finanziere George Soros, a capo della Soros Fund Management, ha rilasciato un’intervista alla rete TV americana Cnbc, in cui non ha lesinato critiche alla BCE e al suo governatore Mario Draghi, rei di portare l’Eurozona verso quella “lenta morte” da cui il Giappone sta cercando di uscire proprio in queste settimane, dopo 25 anni di stagnazione economica.  

Crisi Euro e la Bce cosa fa? (o cosa può fare?)

Soros è un nome che riporta alla mente la “liretta”, perché per sua stessa ammissione, ai tempi della svalutazione della lira del 1992, egli fece una fortuna inimmaginabile in poche ore, speculando sulla nostra vecchia moneta. Adesso, il magnate attacca Francoforte, sostenendo che essa non farebbe nulla per adottare quelle misure necessarie a fare uscire l’unione monetaria dalla recessione in cui sembra essersi incagliata. Una critica divenuta ancora più roboante, dopo che la BCE ha annunciato ieri di avere lasciato i tassi fermi allo 0,75% anche per il mese di aprile (Tassi Bce restano invariati, nessuna novità da EuroTower).  

Politica monetaria Giappone a una svolta

Al contrario, Soros fa notare come la Bank of Japan, sotto la nuova guida del governatore Hirohiko Kuroda, sta intervenendo massicciamente sui mercati, per fare uscire l’economia da 25 anni di stagnazione. Il riferimento è alle misure annunciate proprio ieri dalla banca centrale giapponese, che prevedono l’aumento del target annuo d’inflazione al 2%, l’allargamento della base monetaria per 60-70 mila miliardi di yen all’anno e l’acquisto di titoli del debito pubblico di Tokyo per 7 mila miliardi di yen al mese, oltre che di azioni e fondi di investimento. Il tutto per stimolare l’economia e arrestare il lungo corso della deflazione (Chiusura Borsa di Tokyo boom: BoJ vara misure anti-deflazione). Ma Soros avverte anche sui rischi di Tokyo, la cui politica monetaria è molto simile negli strumenti al “quantitative easing” adottato dalla Federal Reserve sin dal 2009, con la differenza non di poco conto che l’entità degli interventi sarebbe grosso modo uguale, ma con il pil nipponico pari a un terzo di quello americano. In sostanza, ciò equivale ad affermare che il Giappone sta attuando misure di allentamento monetario tre volte più potenti degli USA, con il rischio che ciò possa sfuggire di mano alla BoJ, comportando una svalutazione tremenda dello yen sui mercati valutari e un’impennata inflazionistica. Anche perché, aggiunge il finanziere, sia USA che Giappone hanno grandi debiti pubblici, che non accennano a diminuire. Alcuni dati darebbero ragione a Soros. Da novembre ad oggi, la valuta giapponese ha perso oltre il 20% contro il dollaro, franando a quota 97 e prevedendosi un ulteriore deprezzamento entro l’anno a quota 100-110.  

Tasso cambio Euro: i mali della moneta unica

Del male opposto, invece, soffrirebbe l’euro, ancora a quota 1,28 contro il dollaro, un livello che per gli analisti esulerebbe dai fondamentali dell’Eurozona, nel senso che la moneta unica sarebbe sopravvalutata, o meglio, Washington sta tenendo il dollaro USA sottovalutato. Piaccia o meno, la BCE è al momento l’unica grande banca centrale a non prendere in considerazione l’ipotesi di una manovra del tasso dei cambi, in quanto lo statuto non glielo consentirebbe, essendo l’Eurotower legata al solo raggiungimento dell’obiettivo della stabilità dei prezzi. Al G20 di Mosca, tuttavia, anche il governo inglese si è battuto contro le politiche di svalutazione competitiva. Il nodo è un altro: se tutti svalutano, cosa deve fare l’Eurozona? Una corsa alla svalutazione sarebbe un disastro per tutti, ma giocare pulito, quando tutti giocano sporco sta portando alla rottura dell’Area Euro, per via di una recessione senza fine (Svalutazione monetaria, la nuova guerra sarà a colpi di valute?). Temi da non affrontare con la faciloneria tipica dei 60 milioni di economisti italiani, ma che al contrario impongono una riflessione seria sul da farsi, dopo che lo stesso Draghi ha ammesso ieri sconfortato che sono diminuite velocemente le probabilità che la ripresa attecchisca già a partire dalla seconda metà di quest’anno. Sembra il triste refrain di ogni vertice europeo, con l’uscita dalla crisi che si allontana come una lattina per strada presa a calci da un viandante.

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Argomenti: Crisi Euro