Sondaggi referendum costituzionale: “no” al 55%, quali effetti sull’Europa?

Gli ultimi sondaggi pubblicabili danno il "no" nettamente in testa al referendum costituzionale con il 55%. E se davvero il governo Renzi fosse sconfitto, si aprirebbe la strada delle dimissioni per il presidente della Commissione, Juncker.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Gli ultimi sondaggi pubblicabili danno il

Ultimi sondaggi per il referendum costituzionale, perché d’ora in avanti scatta il divieto di pubblicarli, quando manca poco più di un paio di settimane alla data del voto. Il Corriere della Sera comunica oggi i dati dell’ultima rilevazione dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli, secondo cui il “no” sarebbe nettamente avanti al 55% contro il 45% per il “sì”. Nel dettaglio, i contrari alle riforme istituzionali di Matteo Renzi sarebbero al 26,1%, i favorevoli al 21% e gli indecisi al 6,4%. Alta la percentuale di quanti rispondono che si asterranno, al 46,5%.

Dunque, sempre se i sondaggi avessero ragione, il governo starebbe andando a sbattere contro una sconfitta abbastanza evidente e le ragioni di questo mancato recupero nelle ultime settimane ce le fornisce la stessa Ipsos, quando nota che i “sì” tra gli elettori di Forza Italia sarebbero scesi in un mese dal 40% al 31%, tra quelli della Lega Nord dal 21% al 13%, tra il Movimento 5 Stelle dal 19% al 15%. (Leggi anche: Sondaggi referendum, “no” ancora più avanti)

Con una vittoria del no, le dimissioni di Juncker sarebbero probabili

Che cosa significa? Il tentativo del premier di ampliare i consensi tra le opposizioni non avrebbe avuto sinora successo, anzi avrebbe sortito l’effetto contrario. Non è casuale, quindi, l’invito diretto nei giorni scorsi a questi ultimi a votare “sì” e il cambio di umore sull’Europa, tanto da avere inscenato un’opposizione al bilancio pluriennale della UE e di avere tolto le bandiere comunitarie dalle immagini di sfondo a Palazzo Chigi.

Ma se davvero il “no” vincesse il 4 dicembre, quali ripercussioni si avrebbero in Europa? Finora abbiamo analizzato i possibili e diversi scenari interni, ma un voto anti-Renzi a Bruxelles sarebbe interpretato come l’ennesima sconfitta delle istituzioni UE, dopo la Brexit e i vari focolai elettorali nel Vecchio Continente, Germania inclusa. Poiché siamo alla vigilia di un anno elettoralmente molto importante (nel 2017 si vota in Olanda, Francia e Germania, tra l’altro) e l’Europa non può permettersi di mostrarsi immobile dinnanzi al clima anti-establishment montante, specie dopo la vittoria clamorosa di Donald Trump alle elezioni USA, arriviamo a ipotizzare che il 5 dicembre prossimo potrebbero giungere le dimissioni di Jean-Claude Juncker da presidente della Commissione. (Leggi anche: Juncker rivendica ruolo politico, tedeschi pronti a neutralizzarlo)

 

 

 

Dimissioni o isolamento, lo scenario cupo per il capo dei commissari

Follia? Non proprio. Il numero uno dei commissari è ormai inviso a tutti gli schieramenti, impopolare anche tra i suoi (ex) sostenitori, ovvero i tedeschi, che non ne apprezzano più il carattere controverso, irrituale, scorbutico e poco diplomatico. Tra parentesi, si dice che abbia qualche problema con la bottiglia. Juncker è già oggi quasi del tutto isolato, oggetto di scontento tra quanti lo considerano poco aperto alle richieste di flessibilità fiscale nel Sud Europa, mentre al Nord lo ritengono estremamente politicizzato e nemmeno troppo competente.

Le dimissioni di Juncker potrebbero giungere per volontà propria all’indomani del referendum italiano, quale segnale di apertura di Bruxelles dinnanzi a una dilagante richiesta di cambiamento tra i cittadini europei. Tuttavia, potremmo assistere a uno scenario più complicato, con i tedeschi, che temendo risultati elettorali disastrosi in Francia e qualche tensione persino a casa loro, si affannerebbero a bombardare mediaticamente l’ex premier lussemburghese, svuotandolo di fatto di ogni capacità decisionale (si veda di recente il caso Ceta) e inducendolo a lasciare l’incarico, anche se resterebbe da vedere con chi sostituirlo, non abbondando Bruxelles di volti popolari. (Leggi anche: Germania contro Juncker: adesso faccia lavorare i governi)

Ci permettiamo di profetizzare una cosa con ragionevole certezza: un eventuale voto contrario al governo Renzi non rimarrebbe senza conseguenze in questa UE morente, anche perché con un vigoroso presidente americano sulla strada dell’insediamento, Bruxelles tutto potrebbe permettersi, tranne che di presentarsi all’interlocutore debole e priva di legittimazione.

 

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Argomenti: Esteri, Politica