Smart working, Unipol: domani 4 novembre sciopero dei dipendenti contro il rientro in ufficio

“Di fronte ad un’azienda sorda e arrogante, occorre unire le lotte: il 4 novembre si sciopera uniti!”

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In Unipol domani si sciopera contro la fine dello smart working. Con i contagi in costante aumento la proroga dello stato d’emergenza oltre il 31 dicembre non è un’ipotesi poi troppo lontana. Ma c’è chi anche davanti all’evidenza dei numeri antepone le proprie logiche scollate dal momento e soprattutto sceglie arbitrariamente di riporre in un cassetto, come non fosse mai esistita, l’esperienza dell’ultimo anno e mezzo. E così mentre chi opera nella pubblica amministrazione si trova a scontrarsi con la volontà del ministro Renato Brunetta il quale, dall’alto della sua carica, ha richiamato tutta la PA in presenza sbandierando il vessillo dell’efficienza*, anche chi lavora nel privato (per fortuna non tutti) non se la passa meglio. Dopo lo sciopero nazionale indetto dal sindacato Smart Workers Union per il ritorno in ufficio della PA, ora anche i lavoratori del Gruppo Unipol, una delle più importanti realtà nel settore assicurativo, hanno deciso di scioperare contro la volontà dell’azienda di far rientrare in ufficio una parte dei propri dipendenti.

Addio smart working: sciopero del Gruppo Unipol del 4 novembre, la sicurezza al primo posto

“Di fronte ad un’azienda sorda e arrogante, occorre unire le lotte: il 4 novembre si sciopera uniti!”. Sono esattamente queste le parole scritte in rosso a stampatello nella nota congiunta firmata da First Cisl, Fisac Cgil, Fna, Snfia e Uilca nel Gruppo Unipol e pubblicata sul sito di First Cisl Assicurativi che annuncia lo sciopero generale per l’intera giornata di giovedì 4 novembre che proseguirà anche per il giorno successivo.

Il fatto

Giorno 26 ottobre l’azienda ha emanato un comunicato interno nel quale per giorno 4 novembre richiamava in ufficio tutti i dipendenti appartenenti alle aziende del Gruppo Unipol, Unisalute Servizi e Unipoltech, per l’intero turno di servizio.

Ciò accadeva, come lamentano i lavoratori e per il qual motivo protestano, “senza preventiva condivisione dei termini con i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, disattendendo così quanto previsto dai protocolli nazionale e di settore, recepiti dai vari DPCM”.

Aziende governate da imperatori, e non da leader

“Il Comunicato aziendale di ieri – si legge nella nota − ha certificato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la deriva autoritaria in atto e ha evidenziato una modalità di relazioni industriali totalmente unilaterale, insensibile alle esigenze di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il Sindacato, nella sua interezza, si oppone a questa scellerata politica aziendale che segna un profondo arretramento nelle dinamiche di confronto sindacale che da sempre caratterizzano il settore. Di fronte all’ingiustificato comportamento punitivo intrapreso dai vertici del Gruppo Unipol, tutte le sigle sindacali chiamano alla mobilitazione le lavoratrici e i lavoratori di Unipol proclamando”. E se le parole hanno un peso, quale bilancia oggi riuscirebbe mai a reggere una “deriva autoritaria”?

Quell’errore nel sottovalutare i costi del turnover

Dopo aver visto la morte sfilare attraverso le città sui mezzi militari, dopo aver forse meglio compreso il valore della vita e del tempo che scorre inesorabile, dopo essersi adattati a nuove modalità di lavoro scoprendo che un equilibrio tra esso e vita privata può esistere, quanto ancora chi siede nelle stanze dei bottoni può permettersi di pensare alla forza lavoro come “dipendenti” e non come persone da ascoltare e valorizzare? La risposta, se non fossimo in grado di vederla aprendo semplicemente i nostri occhi, la possiamo trovare negli studi internazionali come quello effettuato da McKinsey secondo il quale il 40% dei dipendenti lascerà il lavoro attuale nei prossimi tre-sei mesi; stessi numeri dallo studio realizzato da Censuswide per Kaspersky secondo il quale il 44% degli Italiani si dice pronto a cambiare lavoro nei prossimo 12 mesi, ricerca di un maggior equilibrio tra vita privata e lavoro e diminuzione di stress e orario di lavoro sono tra le motivazioni più importanti rilevate.

E se è vero che tutti siamo sostituibili, è altrettanto vero che questa sostituzione ha un costo salatissimo per le aziende, che dovrebbero tenerne conto prima di dettare leggi che hanno come unico vero risultato quello di creare un solco sempre più profondo tra l’organizzazione stessa e chi vi lavora dentro.

Settore assicurativo e smart working: Generali mette al centro le persone

Restando nel settore assicurativo, di indirizzo completamente diverso rispetto a Unipol le scelte intraprese da Generali che già nel mese di agosto ha reso noto, come riportato da Il Sole 24 Ore, il proprio accordo sullo smart working. In Generali, al fine di mantenere vivo lo spirito aziendale e aggregativo, lo smart working non sarà la modalità di lavoro esclusiva e verrà così articolato: le giornate smart saranno da 3 a 4 per i contact center, 2 per il personale amministrativo della rete Alleanza, quindi siamo difronte a ciò che oggi prende il nome di modalità di lavoro ibrida. Ciò che è ancora più rilevante è la massima flessibilità concessa nella distribuzione delle giornate che, previo accordo con il proprio responsabile, potrà essere organizzata anche 13 giorni al mese continuativi in presenza e tutto il resto in modalità smart. Questa scelta, sottolinea l’azienda, va inoltre incontro alla volontà di contribuire alla riduzione di emissioni di CO2 per la salvaguardia dell’ambiente.

 

*Nota: in questo momento si sta svolgendo la presentazione del nuovo rapporto sullo Smart Working realizzato dall’Osservatorio Smart Working del Polimi, nel suo intervento Pasquale Tridico, presidente Inps, ha affermato, dati alla mano, come nel 2020 l’istituto da lui diretto abbia registrato un +13% di produttività. Questi dati, afferma Tridico, sono stati fatti presenti in audizione al ministro Brunetta.

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