Smart working: orari fissi e weekend addio, come cambia il lavoro post covid

Così lo smart working ridefinisce il modo di lavorare a patto che non invada il tempo libero.

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Così lo smart working ridefinisce il modo di lavorare a patto che non invada il tempo libero.

Il mondo del lavoro è stato stravolto dal coronavirus e dall’arrivo dello smart working che ha letteralmente rivoluzionato il modo di operare. In base ad un articolo dell’Economist, si è addirittura fatto un confronto tra il pre covid, un lungo periodo fatto di orari in ufficio abitudinari, mezzi pubblici affollati e cartellini da timbrare e lavoro agile da casa post covid, un tipo di lavoro organizzato da remoto con case trasformate in uffici e videochiamate di lavoro.

Quando lo smart working invade anche il tempo libero

Come riporta Corriere, il coronavirus ha avuto un impatto molto importante per il lavoro, oltre allo smart working bisogna infatti considerare quanti hanno perso il lavoro o non hanno reddito e come si è trasformato il modo di operare, il tempo e il labile confine tra orari e quotidianità.

Mentre prima si rispettavano orari di lavoro da ufficio, con lo smart working anche l’orario è stato ridefinito e persino il weekend è stato trasformato con il lavoro che non di rado prende anche il tempo libero. Secondo gli esperti, lo smart working cambierà del tutto il modo di operare con orari meno definiti e più pause scandite da videochiamate con i colleghi o i superiori, che potrebbero diventare l’unico appuntamento della giornata. Nel futuro, i dipendenti potranno scegliere di lavorare 5 giorni a settimana ma accordandosi su quando essere o meno reperibili ma sarà importante mantenere l’equilibrio tra vita privata e lavoro e non lasciare che questo invada il tempo libero. 

Il lavoro distribuito

Il futuro potrebbe essere caratterizzato dal lavoro distribuito un concetto del tipo lavorare “quando si vuole e dove si vuole” senza confini e orari.

Molte aziende internazionali stanno già seguendo questo input e hanno dipendenti che operano da New York o da Parigi senza un preciso ritmo ma con una precisa organizzazione. L’unico rischio è quello di non saper gestire il tempo libero e lasciare che il lavoro prenda il sopravvento anche sul weekend. A quel punto il lavoro agile non sarebbe più così positivo per il dipendente. 

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