Smart working, effetto pandemia: com’è cambiato il lavoro nell’ultimo anno

Gli effetti dello smart working a Milano negli ultimi 12 mesi, dopo la pandemia.

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Quattro lavoratori su dieci lavorano in smart working tutta la settimana, e uno su due soffre di attacchi d’ansia. È quanto riporta il sondaggio di Glickon, società italiana specializzata in People Experience e Analytics, che si è concentrata su com’è cambiato il lavoro a Milano. Nella sua indagine ha preso come punti di riferimento chiave alcuni temi fondamentali, tra cui relazione, benessere e mobilità.

Smart working e mobilità dei lavoratori a Milano, cosa dice il sondaggio

Meno di un terzo degli intervistati lavora in ufficio dai tre ai cinque giorni alla settimana. Tra questi, il 39 per cento afferma di raggiungere il posto di lavoro sfruttando la rete di trasporto pubblico locale. Discorso diverso per i non residenti: uno su due prende la macchina, ma deve mettere in conto quasi tre quarti d’ora per arrivare alla sede dell’azienda dove lavora.

Sono proprio quest’ultimi a benedire lo smart working, con il 46 per cento che sostiene come il lavoro agile da remoto abbia contribuito a un miglioramento. Solo il 9 per cento, invece, vorrebbe che si tornasse alla situazione pre-pandemia, quando ogni giorno era necessario recarsi in ufficio.

Percentuali diametralmente opposte se l’ufficio si trova a meno di dieci minuti dalla propria abitazione. In questo caso, infatti, il sondaggio condotto da Glickon rileva che il 42 per cento degli intervistati preferirebbe tornare a lavorare in presenza, soltanto il 21 per cento invece assicura di sentirsi meglio.

Gli effetti di pandemia (e smart working)

Poco più di una persona su due (51 per cento) dichiara di aver sofferto d’ansia nel corso degli ultimi dodici mesi. Le fasce di popolazione più colpite sono quelle dai 18 ai 30 anni, e dai 50 ai 60 anni di età.

Gli effetti dello smart working sembrano ripercuotersi anche sull’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Riguardo a quest’ultimo punto, infatti, il sondaggio afferma che il 49 per cento dei lavoratori milanesi dichiara di vivere peggio. Un altro dato che invita a un’attenta riflessione è la disaffezione dei più giovani per il telelavoro: ben il 64 per cento degli intervistati afferma di preferire il lavoro in presenza.

Vedi anche: Smart working, non solo vantaggi: così ha fatto aumentare il costo delle bollette

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