Smart working e rientro in ufficio: così le aziende vogliono contrastare il covid

Cosa stanno facendo le aziende per contrastare il coronavirus con lo smart working?

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Cosa stanno facendo le aziende per contrastare il coronavirus con lo smart working?

Il rientro dalle vacanze estive non è stato lo stesso di sempre per molte aziende costrette ancora allo smart working. Solo negli Usa, la maggior parte delle aziende, comprese quelle del big-tech come Google, hanno rimandato il ritorno in ufficio al prossimo anno. 

Le grandi aziende puntano allo smart working

Anche Amazon ha invitato i dipendenti a mantenere il lavoro a casa fino all’8 gennaio, anche se volendo è possibile lavorare dall’ufficio evitando di superare il 30% di presenze all’interno degli stessi. Come scrive Il Corriere, anche gli uffici di Generali sono praticamente svuotati con i dipendenti che operano da casa e lo stesso si può dire di Sky, dove ormai lavorare da remoto è diventata una grossa opportunità. Lo smart working, infatti, nato come una modalità agile di operare da casa per mantenere in equilibrio vita privata e lavoro, ad oggi si sta trasformando in qualcosa di molto più definitivo, seguendo gli esempi di molte aziende estere come Twitter, Google e Facebook.

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Sempre a Milano, altre aziende che stanno spingendo per lo smart working sono Pirelli e Luxottica mentre a Intesa San Paolo, dalla prossima settimana si invitano i dipendenti a presentarsi almeno una volta a settimana in ufficio. Il trend sembra ormai essere questo un pò per tutte le aziende: lavoro da remoto il più possibile o rientri graduali con un futuro incerto, legato inevitabilmente all’onda dei contagi. 

Come il lavoro agile ha cambiato tutto

Lo smart working, infatti, ha cambiato il modo di lavorare ma anche uno stop alla socialità.

Secondo una ricerca, infatti, se  lavorare da casa ha enormi vantaggi in termini di risparmio di tempo e denaro, oltre alla maggiore flessibilità, dall’altro fa mancare quella socialità tra colleghi che non guasta. In tanti sentono la mancanza della pausa caffè, sostituita da email e comunicazioni formali e contatti sempre più rari. Senza contare che i centri delle città ora sono molto più vuoti, i bar della pausa pranzo ma anche i negozi sono svuotati e le conseguenze a lungo termine non sembrano rosee. 

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