Smart working, cosa succede dopo il 15 ottobre? Gli scenari

Lo scenario più realistico è il ripristino della legge 81, la normativa che disciplina la modalità dello smart working per i lavoratori dipendenti.

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Lo scenario più realistico è il ripristino della legge 81, la normativa che disciplina la modalità dello smart working per i lavoratori dipendenti.

Il prossimo 15 ottobre scade lo stato di emergenza proclamato dal governo per l’emergenza coronavirus. Di conseguenza, a partire dal giorno successivo le aziende e i datori di lavoro non potranno più imporre unilateralmente lo smart working ai propri dipendenti, come invece è successo in questi mesi, quando i lavoratori agili hanno raggiunto la cifra di 8 milioni (una crescita abnorme se si pensa che nel 2019 se ne contavano meno di 600 mila). Ecco dunque tutti gli scenari possibili in riferimento allo smart working a partire dal 16 ottobre.

Ripristino della legge 81

Al momento, lo scenario più realistico è il ripristino della legge 81, la normativa che disciplina la modalità dello smart working per i lavoratori dipendenti e che prevede accordi individuali tra i dipendenti stessi e i propri datori di lavoro. Questo segnerebbe dunque un ritorno al passato, come se la pandemia non fosse mai esistita.

Intervento del ministro del Lavoro

Un altro scenario plausibile è un intervento diretto del ministro del Lavoro sull’impostazione dell’attuale legge che regola lo smart working, andando a fissare nuove regole sulla base dell’esperienza recente compiuta da migliaia di aziende durante l’emergenza sanitaria e per far fronte alla problematica questione della continuità lavorativa. In questo senso, c’è una data importante da cerchiare in rosso: 24 settembre, giorno in cui il ministro Nunzia Catalfo incontrerà associazione datoriali e sindacati per fare un punto della situazione.

Contratto nazionale

In caso di intervento diretto da parte del governo, l’ipotesi più credibile è il superamento degli accordi individuali previsti dal ripristino della legge 81, che verrebbero sostituiti dall’introduzione “a livello di contratto nazionale delle quote di percentuali di ricorso allo smart working” (fonte Il Sole 24 Ore).

Pubblica amministrazione: obiettivo 60% del personale in smart working nel 2021

Intanto, lo strumento del lavoro agile potrebbe diventare realtà per oltre metà dei dipendenti della Pubblica amministrazione. Infatti, l’obiettivo da parte del ministro Fabiana Dadone è di raggiungere quota 60% del personale in lavoro da remoto.

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