Smart working: cosa farebbero gli italiani per non rinunciare al lavoro agile?

Secondo una ricerca il 60% dei lavoratori che hanno operato con lo smart working vogliano rimanere con questa modalità di lavoro.

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Secondo una ricerca il 60% dei lavoratori che hanno operato con lo smart working vogliano rimanere con questa modalità di lavoro.

Da settembre, molti lavoratori potrebbero tornare a lavorare in ufficio ma secondo una ricerca condotta da Wyser, sembra che il 60% dei lavoratori che hanno operato con lo smart working in questi mesi vogliano rimanere con questa modalità di lavoro agile. Una buona percentuale, addirittura, considera lo smart working talmente importante da ritenerlo motivo per cambiare lavoro o mantenere la stessa posizione. 

Tornare in ufficio?! No, grazie

Tornare in ufficio, secondo la ricerca svolta da Wyser, potrebbe essere difficile. Per il 50% la difficoltà maggiore è legata alla ripresa dei ritmi e il fatto di dover prendere mezzi pubblici affollati, per un 30% fa paura la sveglia anticipata mentre per 1 su 3 la difficoltà maggiore è legata ad un disagio nel dover passare l’intera giornata lontano da casa. 

Nonostante questa percentuale, il 52,6% ha dichiarato di aver sentito l’assenza della socialità della vita lavorativa e un 20,5% non vede l’ora di tornare a confrontarsi con i colleghi. In sostanza, per il 70% degli intervistati, lo smart working dovrebbe essere parte integrante della vita lavorativa anche se non in maniera totale. 

Quanto influisce il reddito?

Secondo uno studio pubblicato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, intitolato “Gli effetti indesiderabili dello smart working sulla disuguaglianza dei redditi in Italia”, il lavoro agile avrebbe permesso ai lavoratori di mantenere il proprio reddito e salvaguardare la salute ma avrebbe anche favorito chi guadagnava di più rispetto alla media dei lavoratori. Il presidente dell’Inapp, Sebastiano Fadda, ha spiegato che “effetti collaterali” del lavoro agile, hanno consentito a chi già aveva un reddito più alto di continuare a lavorare, mentre ha prevalentemente sospeso i lavori caratterizzati da bassa propensione allo smart working, accentuando ancora di più le disuguaglianze tra generi e lavoratori”.

Alcuni settori come commercio e ristorazione e manifatturiero, sono rimasti fermi durante i lockdown al contrario dei dipendenti di altri settori dove è possibile lavorare da casa. Lo studio ha poi rilevato che ad essere più avvantaggiati sono i laureati rispetto ai diplomati, i 50enni rispetto ai giovani e gli uomini piuttosto che le donne. Inoltre, più alto è lo stipendio più il dipendente in smart working avrebbe ottenuto un premio salariale. Si tratta, insomma, di un gap importante rispetto a chi per ovvie ragione non può lavorare in smart working.

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