Sicilia da oggi in zona gialla, ma la paura è per tutta Italia a settembre

La Sicilia è la prima regione a passare in zona gialla, anche se si guarda più che altro con preoccupazione al mese di settembre

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Zona gialla in Sicilia

Da oggi, la Sicilia è la prima regione d’Italia a tornare in zona gialla. Già lo si dava per scontato dalla settimana scorsa, per cui l’ordinanza del governatore Nello Musumeci non ha colto di sorpresa proprio nessuno. E sull’isola sono state disposte quattro zone arancioni per i comuni di Barrafranca (Enna), Niscemi (Caltanissetta), Comiso e Vittoria (Ragusa).

Le novità per i siciliani non saranno clamorose. In zona gialla, potranno continuare a fare praticamente tutto quello che già era loro consentito in zona bianca, con qualche eccezione: obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto per il caso non fosse possibile mantenere il distanziamento; i locali restano aperti, ma con il limite di 4 commensali per tavolo, tranne che appartengano allo stesso nucleo familiare; minore capienza per eventi pubblici, con il numero degli spettatori che non potrà superare le 2.500 unità per all’aperto e le 1.000 al chiuso.

In tutta onestà, non cambierà granché. E questo è in sé un bene e un male per l’economia siciliana e, in prospettiva, per quella nazionale. Se la zona gialla nasce dall’esigenza di affievolire il numero dei contagi e delle ospedalizzazioni dovuti al Covid, in che modo potrà mai concretamente contribuire al raggiungimento dell’obiettivo?

Zona gialla, regole blande in vista di riapertura scuole

La Sicilia forse sta pagando il successo della sua stagione turistica. Tra giugno e luglio, gli italiani che hanno trascorso le vacanze sull’isola sono cresciuti anche rispetto al 2019. Per gli stranieri: +470% a giugno e +107% a luglio. Tuttavia, ancora per questi ultimi restano da recuperare i due terzi delle presenze rispetto al 2019. Il boom di turisti, insomma, avrebbe contribuito ad aumentare contagi e ricoveri. Il resto dovrebbe averlo fatto il basso tasso di vaccinazione.

La Sicilia figura ultima in Italia per percentuale di completamente vaccinati: 56,2%.

Il punto è che questo fine agosto sarebbe solo un assaggio di un film già visto a settembre. E il discorso vale per tutta Italia. La riapertura delle scuole è prossima, mancano un paio di settimane. Ciò aumenterà la mobilità, essendo coinvolte 12 milioni di persone tra personale scolastico, alunni e famiglie. Un italiano su cinque gravita attorno alla scuola quotidianamente. Inevitabile l’impatto sui contagi. Il virus non si contrae a scuola, se non raramente, bensì nel tragitto percorso per arrivarci, specie quando avviene tramite l’uso dei mezzi pubblici.

Se i numeri peggiorassero, la Sicilia da qui a fine settembre, come si mormora negli ambienti dell’amministrazione regionale, piomberebbe in zona arancione. E stavolta, le restrizioni diverrebbero ben evidenti. Tornerebbe il coprifuoco dalle ore 22 alle 5, sarebbero vietate feste per eventi, tra cui i matrimoni, impediti i movimenti tra comuni non giustificati e i locali rischierebbero la chiusura, se l’ordinanza fosse accompagnata da disposizioni del governo centrale. Poiché il rischio riguarda tutte le regioni, in bilico vi sarebbe la stessa ripresa dell’economia italiana. Dopo i buoni numeri del primo semestre e quasi certamente anche del terzo, nell’ultimo periodo dell’anno nulla sarà scontato.

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