Sicilia maglia nera del lavoro in Europa, Meridione in fondo alla classifica sull’occupazione

Il dramma del lavoro nel Meridione d'Italia è da record: 4 sulle 5 regioni con l'occupazione più bassa d'Europa si trovano qui. E la Sicilia è maglia nera di tutto il Continente.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il dramma del lavoro nel Meridione d'Italia è da record: 4 sulle 5 regioni con l'occupazione più bassa d'Europa si trovano qui. E la Sicilia è maglia nera di tutto il Continente.

Il dramma del lavoro al Meridione è arcinoto, ma sapere che 4 delle 5 regioni d’Europa con i tassi di occupazione più bassi in età lavorativa (20-64 anni) si trovano qui continua a fare impressione lo stesso. Stando all’Eurostat statistic yearbook, nel 2017 la maglia nera è andata alla Sicilia con un tasso di occupazione di appena il 44%, praticamente la metà di quello registrato nella regione finlandese di Aland, che guida la classifica con l’88,2% e lontanissimo persino dalla media continentale del 72,2%. L’isola si trova in compagnia di altre tre regioni italiane – Calabria, Campania e Puglia – tra le ultime 5 in Europa, alle quali si associa la francese d’oltremare Mayotte. Viceversa, le prime per numero di occupati sul totale in età lavorativa figurano tutte nel Centro-Nord d’Europa. Oltre alla succitata Aland, troviamo Berkshire-Buckinghamshire-Oxfordshire nel Regno Unito con l’85,2%, Stoccolma in Svezia con l’84,2%, Oberbayern in Germania con l’83,8% e sempre in Germania Tuebingen con l’83,2%. Ricordiamo come la UE si sia data l’obiettivo di tendere a un’occupazione del 75% entro il 2020, un miraggio per gran parte delle regioni italiane.

In Sicilia manca il lavoro, i suoi giovani tra i peggio messi d’Europa 

Tra le 41 regioni europee con i tassi più alti di occupati, ben 17 si trovano in Germania, 14 nel Regno Unito, 6 in Svezia, 2 nella Repubblica Ceca, 1 in Olanda e 1 in Finlandia. Praticamente, nessuno stato del Centro-Sud figura nelle posizioni apicali. Su 13 regioni che hanno presentato tassi di disoccupazione compresi tra il 2% e il 2,5%, 8 sono state in Germania (5 nella sola Baviera), 2 in Repubblica Ceca, 2 in Ungheria e 1 nel Regno Unito. Al contrario, ai vertici qui troviamo tutte le 13 regioni della Grecia, 8 in Spagna, 5 in Francia e 4 in Italia. E il nostro Paese insieme al Belgio è quello in cui maggiori differenze risultano sussistere tra regioni con bassa disoccupazione e regioni con alta percentuale di disoccupati. Si pensi che lo scorso anno, a fronte di un tasso del 21,6% in Calabria, la Provincia Autonoma di Bolzano esibiva appena un 3,1%.

Preoccupante anche il fenomeno della disoccupazione giovanile, che vede l’Italia in testa con ben 4 regioni sopra il 50%, seguita da Grecia (3), Francia (3), Spagna (2) e Portogallo (1). Per contro le percentuali più basse si sono registrate a Praga e Oberbayern, entrambe al 3,8%. Quanto, poi, alle regioni con tassi di disoccupazione a lungo termine sopra il 70% rispetto al totale (persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi sul totale dei disoccupati), una sola è italiana: Molise con il 72,8%. Il record spetta alla greca Attica con il 77,3%. Viceversa, quelle in cui la disoccupazione di lungo periodo incide per meno di un quinto del totale sono risultate essere 11, di cui 6 in Svezia, 3 in Inghilterra, 1 in Danimarca e 1 in Romania, a dimostrazione che le regioni con indici di disoccupazione più alti tendono a coincidere con quelle in cui più tempo serve per trovare lavoro, un segnale della depressione di certe aree del Sud Europa.

Nella sola Sicilia manca 1 milione di lavoratori

Tornando all’Italia, c’è da mettersi le mani ai capelli. La Sicilia, fanalino di coda del mercato del lavoro, conta appena 1,4 milioni di occupati su una popolazione complessiva in età lavorativa di 3,5 milioni. L’occupazione qui è persino scesa dal livello già basso dal 45% del 2001 al 40% del 2016. Se l’isola fosse in linea con la media europea, a lavorarci sarebbe almeno un milione di persone in più. La situazione appare disperata, tanto che nell’ultimo decennio hanno abbandonato la Sicilia ben 39.000 laureati, aggravando la perdita di capitale umano e riducendo le probabilità di sviluppo locale per il prossimo futuro. Un fenomeno che riguarda un po’ tutto il Meridione, aldilà delle variazioni minime delle percentuali. Dal Sud, i laureati in fuga nei 15 anni passati sono stati 200.000.

Non si tratta di crisi, bensì di depressione economica, ossia un fenomeno strutturale e profondo, che affonda le sue radici in decenni di malgoverni e di devastazione dei territori ad opera anche della criminalità organizzata, oltre che dello stato. Solo un dato per fare comprendere quanto grave sia la carenza di lavoro: in Sicilia, esiste solo uno stipendio per ogni 3,5 abitanti, mentre la media nazionale è di 1 ogni 2,6. In pratica, per ogni lavoratore siciliano esiste un isolano in più da provvedere a mantenere rispetto al resto d’Italia. Non viene difficile comprendere, alla luce di questo disastro, perché il 4 marzo scorso abbia raccolto consensi a mani basse qui il Movimento 5 Stelle, che non ha potuto nemmeno fare eleggere tutti i suoi parlamentari, avendo avuto un successo persino insperato nelle dimensioni. Fortissima (e giustificata) la sfiducia verso le istituzioni, che hanno contribuito a rendere questi territori le aree economicamente più arretrate di tutto il Vecchio Continente. Lo spread tra Mezzogiorno d’Italia e Nord Europa è da default.

Il sud ha fame di lavoro e senza sviluppo sarà instabilità politica perenne

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia