Sicilia, l’acqua rimane in mano ai privati. Crocetta temporeggia

Rimandato a settembre il ddl per un ritorno alla gestione pubblica dell'acqua. Nell'isola, sistema confuso e grosse inefficienze nelle erogazioni

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Rimandato a settembre il ddl per un ritorno alla gestione pubblica dell'acqua. Nell'isola, sistema confuso e grosse inefficienze nelle erogazioni
Tutti contro Rosario Crocetta, governatore siciliano del PD da 10 mesi. Il “Forum siciliano dei movimenti per l’acqua e i beni comuni”, il “Coordinamento enti locali per l’acqua bene comune e la gestione pubblica del servizio idrico” e il “Comitato promotore della legge di iniziativa popolare per la ripubblicazione delle acque” hanno espresso la loro contrarietà al governo Crocetta, che si è visto bocciare un sub-emendamento in Assemblea da parte delle opposizioni di centro-destra e Movimento 5 Stelle, rinviando a settembre il ddl per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua sull’isola.

Sicilia: il problema dell’acqua pubblica

L’assessore Marino, con un trascorso di pm anti-mafia, rassicura sul fatto che il governo siciliano voglia l’acqua pubblica, ma il deputato pentastellato Giampiero Trizzino parla di “ipocrisie e divisioni interne al PD”. Una questione scottante per Crocetta, che si era impegnato in campagna elettorale a trasferire nuovamente in mani pubbliche la gestione delle acque. Era il 2004, quando l’allora governatore Toto Cuffaro apriva alla gestione privata, creando 9 Ato idrici, quante sono le province siciliane. Da quel momento, tutta l’acqua dell’isola è gestita da Siciliacque Spa, al 25% nelle mani della Regione Sicilia e per il 75% dei francesi di Veolia. Siciliacque vende agli Ato l’acqua al costo di 60 centesimi per metro quadrato. L’ultimo passaggio è affidato, quindi, ai privati, che si occupano di rivendere l’acqua degli Ato alle abitazioni, ovviamente gravata dei costi di gestione.

Acqua pubblica tra monopolio e dispersioni

E il guaio sta tutto nella scarsa trasparenza con cui sarebbero stati affidati i contratti negli anni. L’assenza di una reale concorrenza avrebbe fatto il resto. In sostanza, oggi la rete idrica siciliana è scadente, poiché priva degli investimenti necessari anche alla semplice manutenzione.
La conseguenza è che mediamente un isolano paga la bolletta dell’acqua a 300 euro all’anno, 100 euro in più di un lombardo e circa il doppio di uno trentino. Con ovvie disparità tra i vari territori. Molto meno incisivo, ad esempio, è il costo in zone ricche di acqua, come alle pendici dell’Etna. E fa rabbia pensare che ben il 35% dell’acqua viene dispersa nel sottosuolo, a causa dell’usura delle tubazioni per la conduzione delle acque. In pratica, ogni cittadino siciliano paga oltre 100 euro in più all’anno del dovuto, solo per l’inefficienza della rete.
Colpevolizzare i privati della cattiva gestione sarebbe, però, un errore. Se è vero che i bandi poco trasparenti hanno delineato una situazione per la quale la concorrenza spesso non esiste (per ciascun Ato si è presentata in gara una sola società), dall’altro canto anche la Eas, la società regionale che gestisce l’acqua dove non ci sono i privati, si mostra del tutto inefficiente ed è il solito carrozzone pubblico: ben 6,6 milioni di euro di nuovi debiti ogni anno. E laddove ha in mano la gestione, le interruzioni nell’erogazione dell’acqua sono così frequenti, che le famiglie, le imprese e gli esercizi sono costretti ad affidarsi alle autobotti.
Il sistema è oggi confuso, similmente agli Ato per la gestione dei rifiuti, stavolta una creatura dell’ex governatore Raffaele Lombardo, dai quali molti comuni siciliani stanno uscendo, a causa dell’impennata dei costi a carico di famiglie e imprese e al servizio scadente degli ultimi anni in molte realtà.
Ora, i movimenti presentano il conto a Crocetta e pretendono che egli si attenga all’esito plebiscitario del referendum di due anni fa, quando il 98% dei siciliani votò per il ritorno alla gestione pubblica.

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