Si abbassano i tassi BCE e si alzano i tassi delle banche. Il gioco della soglia-usura

Chi ci guadagna e chi ci perde con i nuovi criteri Bankitalia per stabilire i nuovi tassi limite, oltre i quali scatta il reato di usura. Penalizzato il credito tradizionale, qualche timido beneficio potrebbe aversi in altre forme di erogazione del credito

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Partiamo da un dato. Nel 2007, ultimo anno pre-crisi, i tassi di riferimento della BCE erano al 4%. Oggi, sono allo 0,50% sin dal mese di maggio e chissà che non scendano ancora, come ha fatto intendere il governatore Mario Draghi, lo scorso giovedì (Draghi lancia segnali rassicuranti sulla ripresa. Bce pronta a intervenire. Tassi fermi).

 

Tasso usura Bankitalia: soglie pressochè invariate

Ebbene, in Italia si è assistito a un apparente paradosso, ossia che non solo i tassi medi praticati alla clientela dalle banche e dalle finanziarie non sono granché scesi, ma in alcuni casi sono lievitati, mentre di certo sono cresciuti i tassi limite, ossia quelli fissati dalla Banca d’Italia ogni tre mesi e oltre i quali scatta il reato di usura.

Un esempio su tutti. Nel 2007, il tasso limite per un mutuo era del 7%, mentre oggi è del 10,4% per uno a tasso fisso. Come mai con questi tassi praticamente azzerati da Francoforte? E’ successo, a dire il vero, che il D.L.70/2011 ha modificato nel frattempo i criteri per lafissazione di tali tassi limite. Fino al marzo del 2011, infatti, la legge n.108/1996 all’art.2 stabiliva che il tasso limite si calcolasse applicando una maggiorazione del 50% ai tassi medi praticati dal mercato. Due anni e mezzo fa, invece, si è mutato il criterio, prevedendo un aumento del 25% al tasso medio praticato, aggiungendo a quest’ultimo il 4%. Ma la differenza tra il tasso medio e quello limite non può in ogni caso superare l’8%. Facciamo un esempio per comprendere la differenza. Con la vecchia legge, se il tasso medio praticato per un mutuo fosse stato del 5%, il tasso di usura sarebbe scattato oltre il 7,5% (5%+50% del 5%). Oggi, invece, scatterebbe oltre il 10,25% (5%+25% del 50%+4%).

E’ evidente che questo metodo di calcolo penalizza coloro che accendono un prestito con percentuali medie praticate al di sotto di una certa soglia, nella fattispecie del 16%. Infatti, i due criteri producono effetti uguali, quando la vecchia maggiorazione del 50% e quella attuale del 25% + i 400 punti base fissi si equivalgono.

Attraverso un rapido calcolo, si ottiene, appunto, che ciò avviene quando il tasso medio praticato è del 16%, mentre sopra questa soglia, diventa più conveniente il calcolo attuale, anche in virtù della previsione di un tetto massimo di 8 punti percentuali di distanza tra il saggio medio e quello limite.

Ora, dando un occhio alle tabelle della Banca d’Italia, relative ai tassi limite da applicare per il periodo luglio-settembre 2013 e distinte sulla base delle diverse tipologie di credito, si verifica che l’unica clientela beneficiata dal nuovo calcolo è quella delle carte revolving per importi fino a 5 mila euro. Infatti, per questa tipologia di credito, le banche e le agenzie finanziarie applicano un tasso medio del 17,04%, per cui il tasso di usura scatta oltre il 25,04% (si applica la regola della maggiorazione massima dell’8%). Con il vecchio criterio del 1996, gli stessi clienti avrebbero potuto essere “torchiati” fino a un tasso del 25,56%. Quindi, essi avranno risparmiato oltre mezzo punto di interessi su base annua.

Quasi indifferente, invece, diventa il nuovo criterio per la clientela con scoperti senza affidamento. Nel caso di scoperti fino a 1.500 euro, il tasso medio applicato è del 15,92%, del 15,21% per importi superiori. Si tratta di percentuali vicinissime a quella soglia di “indifferenza” del 16%.

Per tutti gli altri, invece, si ha uno svantaggio evidente, come nel caso dei mutui a tassi variabili, il cui tasso medio è del 3,68%, mentre quello limite sarà fino alla fine di questo mese del 10,6%, quando sarebbe stato del 5,52% con il precedente criterio, la metà.

 

Chi vince e chi perde, chi guadagna e chi ci rimette

In sintesi, potremmo affermare che sono stati svantaggiati i clienti di forme di credito più “tradizionali”, come il mutuo, il prestito personale, etc., mentre risultano appena avvantaggiati coloro che si indebitano verso forme relativamente nuove di erogazioni, come le carte revolving.

Certo, tassi limite più alti non implicano che siano più alti anche i saggi effettivamente praticati dagli istituti. Dovremmo, semmai, sperare che si abbassino in Italia i tassi mediamente praticati dalle banche, che scontano un clima di sfiducia verso le imprese e le famiglie e che hanno risentito dell’impennata dei rendimenti sui nostri bond sovrani. Indubbiamente, però, per gran parte del sistema creditizio si tratta di uno spazio di manovra maggiore concesso e in tempi di tassi compressi verso il basso non è stato un regalo da poco

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Argomenti: Bce