Shutdown USA, cos’è e quale possibile impatto su mercati ed economia americana

In America chiudono i servizi pubblici federali non strettamente necessari sul mancato accordo al Senato tra repubblicani e democratici per il nuovo bilancio. Ecco le ricadute possibili.

di , pubblicato il
In America chiudono i servizi pubblici federali non strettamente necessari sul mancato accordo al Senato tra repubblicani e democratici per il nuovo bilancio. Ecco le ricadute possibili.

Dalla mezzanotte tra venerdì e sabato, i servizi pubblici americani sono in modalità “shutdown”, termine che evoca la temporanea sospensione delle attività federali per insufficienza di fondi. E’ accaduto, come già nel 2013, che maggioranza e opposizione non abbiano trovato un accordo bipartisan al Congresso USA sul bilancio. Al Senato, i 60 voti necessari per il via libera non sono arrivati, perché i repubblicani ne possiedono 51 e serviva, quindi, il benestare di almeno una parte dei democratici per impedire la chiusura delle attività federali, ma gli animi si sono scaldati su un punto, in particolare: i “dreamers”. L’amministrazione Trump non ha voluto cedere alla richiesta dell’opposizione di finanziare l’assistenza sanitaria in favore dei figli minorenni degli immigrati clandestini. Anzi, con una decisione bloccata temporaneamente dai giudici, la Casa Bianca intende espellere i “sognatori”, cancellando una legge del 2015 voluta dall’allora amministrazione Obama. (Leggi anche: Apple approfitta del taglio delle tasse di Trump e rimpatria centinaia di miliardi di utili)

Fuffa politica, in un anno di elezioni di “mid-term”, che determinerà possibili nuovi equilibri al Congresso, specie alla Camera, dove sono in palio i due terzi dei seggi. Per le 18.00 di oggi, ore italiane, è atteso un nuovo voto al Senato per trovare un’intesa, ma tra lo scetticismo generale. Quattro anni e rotti fa, lo “shutdown” durò un paio di settimane e si ritiene che abbia depresso il pil del trimestre di un paio di punti percentuali. Cosa accadrà stavolta all’economia americana e quali conseguenze avrebbe sui mercati finanziari?

L’impatto su mercati ed economia

Tra gli analisti non c’è paura. Se questo impasse durasse anche un paio di settimane, il sentiment rialzista a Wall Street non verrebbe scalfito, né vi sarebbero danni alla crescita USA.

Se, invece, si trascinasse per qualche mese, si potrebbe registrare un calo della fiducia tra i consumatori e le imprese e a quel punto, almeno nel breve periodo, la crescita economica della superpotenza americana ne resterebbe colpita. Anche perché si stima, ad esempio, che il blocco dei servizi fiscali nel 2013 portò a notevoli ritardi nei rimborsi a famiglie e imprese per 4 miliardi di dollari.

E la Securities and Exchange Commission (SEC), la Consob americana, è già in modalità emergenza. Il 95% del suo personale è stato temporaneamente congedato, sebbene la vigilanza sulle società quotate resti garantita. Se lo “shutdown” proseguisse per le lunghe, l’ente sarebbe costretto ad assunzioni per evitare il blocco della propria operatività. Insomma, non dovrebbero esserci ancora conseguenze visibili sul suo funzionamento. Invece, lo staff della Casa Bianca è ridotto già al minimo indispensabile, tanto che persino la delegazione a Davos rischia di fare i conti con le ristrettezze di bilancio ed è stato annunciato che la sua presenza al Forum economico in Svizzera verrà “valutata giorno per giorno”.

Dicevamo, quella in corso è solo una manfrina politica, un gioco delle parti, che verosimilmente finirà un attimo prima che l’opinione pubblica americana segnali stanchezza. Nel 2013, emerse che la maggioranza degli elettori ritenne responsabile della sospensione dei servizi federali i repubblicani, che dall’opposizione bloccarono il bilancio al Senato. L’anno seguente, alle elezioni di medio termine, la destra non andò benissimo, mantenendo la maggioranza alla Camera, ma non riuscendo a conquistare quella al Senato. Non a caso, due anni dopo, quando si presentò nuovamente il rischio di stallo nelle trattative e sullo sfondo della campagna per le presidenziali, proprio la destra si diede una regolata per non apparire irresponsabile agli occhi degli elettori. (Leggi anche: L’America evita lo shutdown, ma repubblicani divisi)

Il gioco delle parti

Vedremo se i democratici giocheranno la strategia della responsabilità o si giocheranno la carta della “resistenza” a oltranza contro Trump.

Certo è che lo starebbero facendo su temi, che non stanno proprio al centro delle preoccupazioni degli elettori. I “dreamers” riscuoteranno anche tanta simpatia trasversale ai due schieramenti, ma difficile immaginare che persino un democratico sia spinto a votare per questo o quel candidato sulla base solamente della sua posizione sullo status dei figli degli immigrati clandestini. Dal canto suo, l’amministrazione si è irrigidita sul tema, anche perché vuole mostrarsi fedele alle promesse elettorali proprio sulla questione dell’immigrazione.

Sul fronte dei mercati, il dollaro è scivolato da giorni ai minimi da oltre 3 anni e perde stamattina mediamente contro le altre divise lo 0,2%, mentre il comparto azionario si mostra persino in minimo rialzo nell’ultima settimana e i rendimenti dei Treasuries a 10 anni risultano saliti ai massimi da quasi 4 anni, in area 2,65%. In realtà, il sell-off dei bond è legato essenzialmente alle attese rialziste sui tassi USA, sebbene la debolezza del dollaro segnalerebbe una discreta preoccupazione sui mercati sullo stallo politico a Washington, riflettendo, però, anche attese più restrittive sulla politica monetaria in altre economie, tra cui Eurozona e Giappone. Insomma, nulla di serio ancora. Vedremo anche stavolta quanto durerà la sceneggiata americana, che non ha mai divertito nessuno, forse nemmeno le parti in commedia. (Leggi anche: La Cina manda un pizzino a Trump sui Treasuries)

[email protected]

 

Argomenti: ,