Shanghai a picco: investimenti azionari aperti ai fondi pensione ma oramai è panico

La Borsa di Shanghai ha bruciato tutto il verde accumulato nell'ultimo anno ma a preoccupare gli investitori è soprattutto l'apparente incapacità a gestire la bolla. Wall Street verso un avvio in rosso

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La Borsa di Shanghai ha bruciato tutto il verde accumulato nell'ultimo anno ma a preoccupare gli investitori è soprattutto l'apparente incapacità a gestire la bolla. Wall Street verso un avvio in rosso

E’ panico sul mercato cinese dove i debolissimi dati sulla manifattura si sono tradotti, in borsa, in una raffica di vendite che nel giro di poche sedute ha portato la piazza di Shanghai a bruciare tutto il verde che era stato accumulato nell’ultimo anno. Impressionanti le cifre con il -8,5% dell’ultima seduta che si è andato a sommare al passivo di 12 punti percentuali emerso al termine della scorsa settimana. Parallelamente il forte calo del prezzo del petrolio lascia intendere che oramai ci siano piena consapevolezza sulle poco rosee prospettive di quello che un tempo era il leone asiatico. La bolla cinese è esplosa mostrando il completo distacco sussistente tra l’economia reale di Pechino e il valore della piazza di Shanghai. In questo contesto, la decisione del governo di Pechino di aprire ai fondi pensione anche gli investimenti azionari sta avendo ripercussioni negative che non erano state previste dalle autorità. A giudicare la nuova carta che il governo cinese si sta giocando è stato Jasper Lawler, analista di CMC Markets, secondo il quale la decisione di allargare il raggio di azione dei fondi pensioni, perlomeno ad oggi, altro non ha fatto che aumentare il panico tra gli investitori. Può essere che nel lungo periodo la mossa possa riuscire a supportare i mercati azionari, afferma Lawler, ma ad oggi la risposta degli investitori è negativa. Secondo l’analista,”i fondi pensione sono probabilmente restii ad investire in azioni cinesi quando ci sono cali significativi ogni settimana” inoltre, “il mercato azionario cinese è costituito prevalentemente da investitori retail che hanno perso la fiducia nella capacità del governo di sostenere i prezzi delle azioni”. Questi due fattori, stando all’analisi di Lawler, stanno determinando nel breve termine il completo insuccesso della mossa delle autorità di Pechino.

Esiste sul mercato, conclude il manager del noto broker, la consapevolezza che la decisione del governo cinese di costringere a comprare vietando la possibilità di vendere altro non sia che un segnale di nervosismo crescete e da qui l’inarrestabilità delle vendite a Shanghai.  

Wall Street pronta ad aprire in rosso

Il vento cinese, intanto, dopo aver fatto affondare tutte le piazze europee in apertura di seduta (Apertura Borsa Milano: Ftse Mib a picco su crollo di Shanghai, raffica di sospensioni) si prepara ad influenzare negativamente anche l’avvio di Wall Street. Quando manca circa un’ora all’avvio della seduta, infatti, i futures sui principali indici sono tutti in rosso con un passivo di circa il 3,5%. Emblematico l’andamento di Apple che, nel premarket, perde il 6,2% scendendo sotto la soglia psicologia dei 100 dollari ad azione.  

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