Sgravi fiscali, taglio orizzontale: l’ipotesi di Padoan sarebbe sbagliata?

Tagliare gli sgravi fiscali, la proposta del ministro Padoan, che fa infuriare la maggioranza. Ecco perché e a quali condizioni sarebbe logico farlo.

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Tagliare gli sgravi fiscali, la proposta del ministro Padoan, che fa infuriare la maggioranza. Ecco perché e a quali condizioni sarebbe logico farlo.

Giorni frenetici in Via XX Settembre per trovare i miliardi che mancano per mettere insieme le misure della legge di Stabilità 2018. Il premier Paolo Gentiloni ha promesso una manovra finanziaria, che al tempo stesso prosegua l’opera di risanamento dei conti pubblici, ma che non sia “depressiva”. Un lavoro molto complicato, tanto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha lanciato l’ipotesi di un taglio orizzontale agli sgravi fiscali, una giungla di ben 468 tra detrazioni e deduzioni fiscali, che sottrae ogni anno all’Erario centinaia di miliardi di euro.

La Corte dei Conti nel 2014 aveva stimato in 254 miliardi l’erosione fiscale derivante dalle innumerevoli agevolazioni offerte al contribuente.

Di cosa parliamo? Avete presente della possibilità di scaricare dalla dichiarazione dei redditi parte delle spese di ristrutturazione dell’immobile? Ecco, è un esempio abbastanza rappresentativo di cosa siano le cosiddette “tax expenditures”, per usare un’espressione in voga sul piano internazionale. Secondo un calcolo del Ministero dell’economia e delle Finanze, circa un terzo degli sgravi fiscali riguarda l’Irpef, ma assorbirebbe il 70% del minore gettito incassato dallo stato. Per il resto, 51 hanno a che vedere con l’IRES, l’imposta versata dalle società giuridiche, 64 con l’IVA e poco meno con altre imposte minori, come il bollo e il catasto.

L’ipotesi del taglio orizzontale non piace alla maggioranza. E’ evidente il perché. Ridurre le detrazioni e le deduzioni possibili per il contribuente sarebbe impopolare e a ridosso delle elezioni politiche diventerebbe un cattivo biglietto da visita per l’esecutivo uscente. Eppure, ci sarebbe bisogno di qualcosa di ben oltre della sforbiciata a cui ambisce Padoan, perché la giungla degli sgravi fiscali non solo è costosa per l’Erario, ma produce un sistema impositivo inefficiente, squilibrato e persino iniquo. (Leggi anche: Tutti gli errori del tragico Padoan ai danni dei contribuenti)

Meno sgravi fiscali, ma aliquote più basse

Alcune detrazioni sono socialmente molto sensibili e quasi certamente non andrebbero toccate, specie con l’eventuale rimodulazione delle aliquote Irpef. Si pensi alla cosiddetta “no tax area”, quella che consente ai contribuenti di non pagare le imposte sui primi 8.000 euro all’anno di reddito da lavoro percepito o sui primi 7.200 euro per i pensionati.

Di fatto, si tratta di una forma di redistribuzione delle risorse in favore dei soggetti a basso reddito, perché abbassa il prelievo fiscale a loro carico.

Fatti salvi alcuni sgravi, quindi, il resto appare abbastanza opinabile. Consentire a un contribuente di detrarre parte delle spese per ristrutturare casa, ad esempio, ha effetti progressivi o regressivi sull’imposizione fiscale? Una risposta aprioristica non esiste, ma alcuni studi dimostrerebbero come le centinaia di detrazioni e deduzioni sortirebbero effetti complessivamente appena regressivi, nel senso che redistribuirebbero risorse in favore dei redditi più alti. Questo, perché spesso a potere detrarre dalle tasse un costo sono i contribuenti con capacità di spesa superiore, quelli che si sono potuti permettere di sostenere un onere, proibitivo per le fasce di reddito più basse.

Se l’intento di Padoan sarebbe solo di sforbiciare gli sgravi fiscali per fare cassa, allora avrebbe ragione la maggioranza a resistere. D’altra parte, ridurre detrazioni e deduzioni, mantenendo inalterate le aliquote fiscali, equivale ad aumentare la tassazione su famiglie e imprese. Se, invece, si facesse un ragionamento su una riforma complessiva del sistema impositivo, il governo dovrebbe non solo andare avanti, ma ingranare la marcia. Il punto è che parliamo di un argomento così complesso, che non potrebbe essere compiuto nel giro degli ultimi mesi di una legislatura, andando affrontato con estrema serietà e pazienza subito dopo le elezioni, quando si avrebbe tutto il tempo per una riflessione matura e senza isterismi. (Leggi anche: Detrazioni fiscali addio e aliquote più basse?)

Difficile eliminare sgravi fiscali in Parlamento

Immaginiamo un attimo che gli sgravi fiscali fossero del tutto azzerati. L’Erario si ritroverebbe ad incassare centinaia di miliardi in più all’anno, denaro che sarebbe restituito agli stessi contribuenti abbassando loro le aliquote pagate. Anziché arrivare a una tassazione Irpef del 43% per i redditi superiori ai 75.000 euro all’anno, si potrebbe notevolmente ridurre tale onere, eliminando la schizofrenia di un Fisco, che da un lato chiede tasse alte e dall’altro consente ai contribuenti di non pagarle o di pagarne di meno con svariati marchingegni.

Una tassazione più bassa incentiverebbe l’occupazione, incrementerebbe l’efficienza nei consumi (i contribuenti-consumatori acquisterebbero beni e servizi sulla base delle loro preferenze ed esigenze, non delle distorsioni provocate dal Fisco) e offrirebbe ai contribuenti la percezione di un sistema fiscale più semplice e più giusto, oltre che più leggero, riducendo l’evasione e l’elusione.

Per arrivare a tanto, però, bisognerebbe contrastare in Parlamento la lobby trasversale dei pro-sgravi, interessata non a rendere più agevole la vita dei contribuenti, bensì a utilizzare la leva fiscale per conquistarsi il consenso di questa o quella categoria produttiva (società di costruzioni, commercianti, etc.) e di questa o quella fascia di contribuenti (pensionati, lavoratori, partite IVA, etc.). Se introdurre un nuovo sgravio è sempre facile (ne esistono 468 proprio per questo!), toglierlo diventa difficilissimo, perché la categoria colpita direttamente dal taglio strilla e crea pressioni sulla politica per mantenere intatto il trattamento di favore.

Purtroppo, il dibattito aperto da Padoan è destinato nemmeno a proseguire ed esso stesso è frutto solamente della necessità di trovare qualche miliardo qua e là tra le pieghe del bilancio statale. Se fosse portato avanti nella prossima legislatura e sin dall’inizio, sarebbe una discussione interessante da compiere, forse la più seria degli ultimi decenni. Perché la farraginosità del fisco italiano è la madre di tutti i problemi della nostra economia. (Leggi anche: Taglio tasse sulle imprese al via: e in Italia?)

 

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