La tentazione impossibile di Renzi: sforare il deficit. Padoan: non se ne parla

L'Italia potrebbe sfondare il tetto del deficit, se il pil restasse negativo anche nell'ultimo trimestre di quest'anno. Ma dal ministro Pier Carlo Padoan è arrivato un netto no. E' scontro con il premier Matteo Renzi? Preoccupano alcune similitudini con la Grecia.

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E’ stato ieri il Corriere della Sera, non proprio l’ultimo dei quotidiani in Italia, a lanciare l’indiscrezione, secondo la quale, se il pil restasse negativo anche nell’ultimo trimestre dell’anno, il governo darebbe vita a un piano di investimenti, rompendo gli indugi e accettando la sfida di infrangere il tetto massimo del deficit. Secondo il Patto di stabilità, non si può superare un disavanzo fiscale del 3% del pil e il nostro paese balla già intorno a questa soglia. Se confermate, si tratterebbe di una brusca inversione di tendenza di Palazzo Chigi, che sino ad oggi ha sì ridotto volutamente il ritmo del risanamento dei conti pubblici, ma allo stesso tempo ha sempre confermato gli impegni in sede europea e si è posto come obiettivo di non infrangere la regola aurea del Patto.   APPROFONDISCI – Debito pubblico, deficit e crescita: cocktail micidiale per il governo Renzi  

Scontro Renzi-Padoan?

Ma proprio in questi giorni è arrivata la conferma che la Commissione europea chiede all’Italia altri 6,3 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica, ovvero lo 0,4% del pil. Il giudizio sulla legge di stabilità resta, quindi, sospeso fino a marzo, quando il governo Renzi dovrà presentarsi a Bruxelles con le nuove misure approvate e con un piano di riforme ben calendarizzato e con tempi certi, meglio se con qualche provvedimento già esitato dal Parlamento.   APPROFONDISCI – La manovra di Renzi è rinviata a marzo. Servono altri 6 miliardi e il clima è torbido   La nuova strategia di Matteo Renzi, tuttavia, non pare abbia il consenso del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ieri da Bruxelles, dove partecipava all’Ecofin, ha dichiarato con una nettezza vista poche volte prima che l’idea di sforare il tetto del deficit per crescere non è di alcun aiuto alla crescita, che l’economia ripartirà solo grazie al combinato tra riforme strutturali, consolidamento dei conti pubblici e lo stimolo degli investimenti privati. Le parole del ministro sono molto importanti, perché da un lato cercano di rassicurare i mercati finanziari che l’Italia manterrà la barra dritta (e giusto ieri, in pieno crollo delle borse per il panico da Grecia, era più che doveroso), dall’altro sembrano una sorta di avvertimento allo stesso premier, con il quale, si sa, non ci sono mai state vedute molto simili su come fare uscire l’economia italiana da una recessione che dura da più di tre anni.   APPROFONDISCI – Padoan contro Renzi sulla legge di stabilità. Lo spread lo spingerebbe alle dimissioni  

Le similitudini con la Grecia

Il caso Grecia è lì a ricordarci che la rottura dell’Eurozona non è uno scenario scomparso dall’orizzonte delle probabilità e alcune similitudini con la nostra situazione politica sono immediate.

Anche l’Italia dovrà eleggere a gennaio un nuovo capo dello stato, senza che vi sia un accordo in vista tra i partiti politici. E anche in Italia, le frizioni per eleggere il successore di Giorgio Napolitano potrebbero portare all’implosione del governo e ad elezioni anticipate.   APPROFONDISCI – Il terrore dell’economia, ecco quando Renzi andrebbe al voto   A differenza della Grecia, però, la leadership del premier sembra ancora forte, anche se appannata. Ma due fattori potrebbero compensare tale forza: l’ascesa di Matteo Salvini nei consensi, che insieme a Beppe Grillo è oggi il maggiore fautore dell’uscita dell’Italia dall’euro; secondariamente, il nostro paese tornerebbe a votare con un proporzionale puro, cosa che frammenterebbe il nuovo Parlamento e paradossalmente non assegnerebbe al PD di Renzi la maggioranza, nemmeno se prendesse lo stesso 41% delle elezioni europee, quando nel 2013 si assicurò almeno la maggioranza assoluta dei deputati, grazie al premio di maggioranza, bocciato dalla Corte Costituzionale. E non pare realistico un accordo a breve tra maggioranza e opposizione per mettere mano a una nuova legge elettorale. Dunque, ve ne sarebbero a sufficienza per creare tensioni sui mercati anche attorno all’Italia, che resta l’unica grande economia in recessione e senza riforme strutturali varate, ad eccezione del “Jobs Act”, che ieri il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha definito un passo importante, salvo chiedere che si riduca il cuneo fiscale.   APPROFONDISCI – L’Europa darà 4 mesi di tempo al governo Renzi su deficit e riforme, ecco cosa rischiamo

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