Servizio Pubblico, puntata 10 gennaio 2013: scontro Berlusconi – Santoro

Insulti e urla dopo la lettera di Berlusconi a Travaglio: e intanto il Cavaliere si fa pubblicità e passa indenne le "forche" di Michele Santoro a Servizio Pubblico

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Insulti e urla dopo la lettera di Berlusconi a Travaglio: e intanto il Cavaliere si fa pubblicità e passa indenne le

Ieri sera, giovedì 10 gennaio, è andata in onda la prima puntata di Servizio Pubblico del 2013, la più attesa della stagione visto che l’ospite d’onore è stato Berlusconi. Titolo della puntata: Mi consenta. Tutto sembra iniziare con i soliti formalismi e convenevoli, con l’ex Presidente del consiglio che stringe la mano a Santoro e Travaglio. Sulle note di Granada però si prepara un clima da arena, con inevitabile toro e torero.  

Berlusconi nega la sua responsabilità per la crisi e l’approvazione dell’Imu

Santoro introduce la puntata rivolgendosi all’ospite e, indirettamente agli italiani: “Affiderebbe le sue aziende a un manager che le ha guidate negli ultimi 8 anni e che ha più di 70 anni?”.  Berlusconi a Servizio Pubblico parte alla grande: a chi si chiede chi o cosa lo spinge a tornare in politica alla sua età anticipa che la sua intenzione era aprire ospedali per bambini poveri ma il Paese l’ha richiamato alla sua missione. Temi caldi della serata sono la crisi economica e l’Imu. Berlusconi continua a sostenere la sua versione di un’Italia diversa nel 2009. Va in onda il servizio in cui lui stesso fa notare di come i ristoranti siano sempre pieni, segno evidente di un benessere diffuso.  Berlusconi inoltre nega di aver licenziato dipendenti Mediaset, precisando che a tutti è stato offerto il trasferimento Roma-Milano come alternativa.   La Costamagna introduce il tema dell’Imu, votato proprio da Berlusconi, ma lo fa fornendogli su un piatto d’argento la risposta:L’Imu non doveva colpire la prima casa. La prima casa è sacra“, un motto ben studiato che sarà ripetuto ad oltranza per tutta la serata. Interviene Santoro che fa notare come comunque i soldi incassati dall’Imu sulle seconde case sarebbero potuti arrivare da fonti diverse, ad esempio il gioco d’azzardo e le sigarette.   La trasmissione tenta poi un affondo alla credibilità di Berlusconi come rappresentante dell’Italia nel mondo. Meglio ricordare agi italiani il modo in cui l’Europa ci rideva dietro sotto il suo governo. Va in onda il famoso servizio del vertice Nato di Strasburgo nel quale si vede una Angela Merkel palesemente infastidita da un Berlusconi che la ignora dandole le spalle e parlando al telefono. Ma già mentre il filmato va in onda il leader del Pdl borbotta sottovoce: “Santoro si sta scavando la fossa, dategli una vanga così si nasconde dentro…”. La sua versione è degna di quella fornita per il caso Ruby: “Si era a Strasburgo per nominare Rasmussen segretario della Nato; erano tutti d’accordo, tranne Erdogan che doveva dare il suo benestare perche’ serviva l’unanimita’. Il giorno prima avevo fatto 4 ore di telefonate con Erdogan che e’ mio carissimo amico, e io sono stato testimone a matrimonio di un suo figlio; tutti mi avevano pregato di insistere con Erdogan. Cosa mi diceva al telefono? – prosegue – ‘Slvio mi chiedi di stracciarmi la faccia davanti alla mia popolazione, perche’ avevo detto che mai avrei consentito l’incarico a Rasmussen..’ E io – ha aggiunto Berlusconi – ho dovuto penare non sa quanto le proverbiali 7 camicie. Erdogan ci ha pensato la notte e alla mattina io sono stato al telefono con lui e gli ho dovuto fare promesse per convincerlo.. Con questa telefonata, attesa dalla Merkel, l’ho convinto, e ho detto habemus papam.. Merkel era contenta“. E Santoro commenta ironicamente: “Pero’ dissimulava…”. Ma la situazione degenera quando Berlusconi sale in cattedra e legge una lettera diffamatoria indirizzata al giornalista de Il Fatto quotidiano e scritta da Paolo Bonaiuti.  

Travaglio raccomandato da Berlusconi: la lettera diffamatoria che fa innervosire Santoro

Berlusconi sorprende tutti rivolgendosi a Marco: «Dottor Travaglio, ho una letterina per lei». E mentre tutti lo guardano basito e Santoro precisa che questi non erano i patti, Berlusconi introduce la missiva, scritta proprio in stile biografico-sequenziale travagliesco (ma, vedremo più avanti, condita di imprecisioni e errori grossolani voluti), partendo dall’inizio della carriera del giornalista «Lei, dopo essersi laureato, si fece raccomandare dallo scrittore Arpino per lavorare da un editore. E quell’editore ero io». Santoro parte subito all’attacco accusandolo di aver inferto un colpo basso sul genere trash tanto caro a lui e Mediaset: «Berlusconi, lei sta distruggendo una trasmissione interessante. Si vergogni!». La lettura va avanti con l’elencazione dei processi a carico di Travaglio: evidentemente l’autore della missiva consegnata nelle mani dell’ex premier non conosce la differenza tra condanne civili e penali o forse finge di non saperla, puntando sul fatto che la ignorino anche molti cittadini, ormai già spesso imbrogliati da una stampa che offre equipollenza tra prescrizione e assoluzione. Il messaggio che deve arrivare al pubblico è che anche Travaglio, che spesso sale sul pulpito inneggiando all’onestà, ha delle condanne a suo carico. Poco importa quali mezzi e mezzucci si debbano usare. Glaciale e composta come sempre la reazione di Travaglio: “Se fosse vero che io sono un delinquente mi avrebbe fatto Presidente del Senato”.   Berlusconi, mentre Santoro urla dandogli del diffamatore, si alza e finge di abbandonare lo studio con un’ultima battuta: «Io le donne non le ho mai pagate. E sono sempre stato votato da 13 milioni di italiani. Sono tutti coglioni?». Tra il pubblico si sente un coro di si. Ma Berlusconi ritorna in studio e, dopo aver pulito con il fazzoletto la sua sedia occupata temporaneamente da Travaglio (tra i fischi di un pubblico stanco di questi siparietti)  porge la mano a Santoro il quale però la ritrae. «Io la mano non gliela do». Santoro: «Lei è stato consigliato male, nel fare questa letteraccia». Berlusconi: «Travaglio può leggere le sue letterine e io no? Mica è giusto!». Finisce la trasmissione e stavolta si stringono la mano. Il presentatore appare deluso da questa caduta di stile che ha rovinato l’obiettivo di confronto civile della trasmissione. Un ultimo avviso di Berlusconi alla platea: «Ragazzi, non fatevi infinocchiare da questi qui». Stia tranquillo Berlusconi, l’Italia non è più un popolo che crede a tutto quello che vede o sente in tv, purtroppo per lei. Citando Vauro, speriamo che non vi siano persone contagiate da questo show di Berlusconi. contagio  

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Argomenti: Politica