Semestre europeo: fallimento per l’Italia di Renzi, risultati zero dopo 3 mesi

E' già trascorso quasi la metà del semestre italiano di presidenza europea, ma il premier Matteo Renzi non ha incassato nessun risultato per l'Italia, né ha ottenuto alcunché sul fronte della UE. Si rischia un enorme flop.

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Il premier Matteo Renzi ha assunto la guida della presidenza di turno della UE per il secondo semestre di quest’anno, inaugurata con il discorso all’Europarlamento di Strasburgo dello scorso 2 luglio, quando ricevette come augurio le proteste del capogruppo del PPE, Manfred Weber, fedelissimo di Angela Merkel. Weber accusò in quell’occasione Renzi di non avere presentato alcun programma concreto per il semestre e di chiedere più debito per l’Italia, che già è fin troppo indebitata. Il premier rispose con l’atteggiamento che gli è più consueto, ossia con battute sarcastiche e presagi di “guerra” contro la Germania, se il governo tedesco osasse mettere becco nella politica italiana.   APPROFONDISCI – Renzi scivola in Europa sui conti pubblici. C’è la cancelliera dietro l’attacco di Weber?   Tuttavia, se già a inizio luglio si avvertiva in Europa e, in particolare, a Berlino un certo scetticismo sulle capacità del governo italiano di fare le riforme, adesso c’è a Bruxelles e presso le principali cancelliere europee quasi la certezza che quello di Renzi è solo un gigantesco bluff mediatico, senza risultati.

Quasi tre mesi senza risultati

Da allora sono passati solo due mesi e mezzo, eppure lo stillicidio dei dati macroeconomici negativi per il nostro paese, entrato per la terza volta in 6 anni in recessione, ha trasformato profondamente l’umore attorno al premier. Da un ottimismo ostentato e convinto dei primi mesi di questo governo, l’estabilishment ha iniziato in Italia e all’estero a prendere poco a poco le distanze dalla sua inconcludenza. D’altronde, i mesi passano e l’economia italiana si allontana sempre più dalla ripresa. Il numero dei disoccupati è al massimo storico, il bonus Irpef degli 80 euro non ha avuto alcun effetto sui consumi, la produzione industriale resta in calo e ad agosto siamo entrati in deflazione.   APPROFONDISCI – Sul governo Renzi si abbatte anche la scure dell’FMI: tagliate le pensioni. E ora?   L’Europa ha chiesto un plus di sforzi all’Italia sui conti pubblici, consapevole che il deficit potrebbe attestarsi quest’anno anche oltre il 3%, senza correzioni. Il governo ha risposto picche, spaventato da un contraccolpo elettorale, dopo il trionfo del PD alle elezioni europee. Ci si sarebbe aspettati, però, il varo di qualche riforma, nel frattempo, quale atto di dimostrazione della volontà di avviare l’Italia verso la giusta direzione. Invece, niente.E aleggia una funesta aria di Troika (UE, BCE e FMI) per il nostro paese. Il Jobs Act è ancora impantanato alle Camere e rischia di spaccare proprio il PD, la cui ala sinistra ha preso le distanze dalla possibile cancellazione dell’articolo 18 per i neo-assunti. La realtà inizia a prevalere sulle chiacchiere anche a Bruxelles. Renzi si mostra soddisfatto per avere ottenuto la nomina del ministro degli Esteri, Federica Mogherini, a capo della diplomazia europea, ma sa benissimo che si tratta di un contentino che i tedeschi ci hanno concesso di buon grado, essendo tale posizione del tutto ininfluente.

Semmai, è da rilevare che persino un posto così irrilevante sia stato affidato all’Italia dopo settimane di aspre polemiche e di opposizione dell’Europa orientale, che considera la Mogherini filo-russa.

La Commissione resta a trazione tedesca

Mentre Renzi sperperava il suo capitale politico, accumulato con la straordinaria vittoria del 25 maggio, chiedendo un Patto di stabilità ancora più flessibile e difendendo la nomina del nostro ministro degli Esteri, la Germania faceva l’asso piglia-tutto, plasmando a sua totale convenienza la nuova Commissione a guida Jean-Claude Juncker. Perché se agli Affari monetari è andato il socialista francese Pièrre Moscovici, accontentando così le richieste di François Hollande, a sorvegliare l’operato di questi vi sarà il fido alleato della Merkel, l’ex premier finlandese Jyrki Katainen, che praticamente avrà l’ultima parola su tutto.   APPROFONDISCI – Frau Merkel batte l’asse Renzi-Valls in Commissione, Moscovici non conterà nulla   Intanto, anziché rilanciare programmaticamente sull’Europa, Renzi creava fantomatici assi con la Francia del debolissimo e irrilevante Hollande, nella speranza di battere per questa via la linea tedesca dell’austerità.

Non aveva fatto i conti col fatto che se Parigi non ha ancora subito il tracollo finanziario dell’Italia è solamente perché si è ancorata a Berlino. Nemmeno un uomo poco avveduto come Hollande farebbe la sciocchezza di spostare l’asse della sua politica estera verso Roma. A conferma che ai francesi Renzi non interessa è arrivato il siluro dell’ex ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, che aveva osato proporre al premier Manuel Valls un’alleanza strategica con il governo italiano, in funzione anti-tedesca.

Renzi isolato

La credibilità di Matteo Renzi in Europa è pressoché simile a quella di cui godeva nella fase terminale il governo Berlusconi. Quel che è ancora peggio è che Roma non trova aperture nemmeno nel Sud Europa, perché Madrid, Atene e Lisbona non hanno intenzione di regalarci alcunché, dopo avere fatto sacrifici e varato riforme politicamente e socialmente dolorose. Infine, non giova allo stesso Renzi l’agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate ogni qualvolta incontri un ostacolo sulla via del suo governo. All’estero conferma tutti i pregiudizi sull’instabilità e l’inaffidabilità della politica italiana. Restano poco più di tre mesi per sterzare l’operato della presidenza italiana della UE. Ma qualcosa ci fa ritenere che Renzi sarà occupato in ben altro che non a concludere dignitosamente un mandato forse non alla sua altezza.   APPROFONDISCI – Allarme recessione per l’Italia. Ora Renzi teme davvero la Troika, scontro con Padoan  

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