Segreteria PD, marcia indietro di Renzi: “Epifani fissi regole. Non mi faccio fregare”

Renzi si schiera con Letta. Duro affondo contro la Cgil e il terrorismo psicologico dimostrato dal sindacato sulle prospettive di ripresa dell'Italia

di Giuseppe Briganti, pubblicato il

Sembrava quasi fatta e invece è arrivata la prima battuta d’arresto. Matteo Renzi ha fatto marcia indietro sulla sua candidatura alla segreteria del Pd (Renzi si candida alla segreteria del PD, dietro c’è l’ombra di Berlusconi? e Il Pd verso il congresso: l’ipotesi di Renzi segretario resta viva). Tra lui e la leadership ufficiale del partito c’è, oltre all’eventuale pletora di candidati, la questione delle regole. Il sindaco di Firenze ha infatti dichiarato: “Aspetto di vedere le regole con le quali si giocherà. Questa volta non mi faccio fregare”.  

Renzi e la segreteria, i precedenti

A novembre Renzi non è stato sconfitto da Bersani, è stato sconfitto dalle regole. Una su tutte quella che permetteva il voto solo agli elettori del centrosinistra. Il fiorentino, si sa, raccoglie consensi soprattutto tra gli elettori di area moderata, che non poterono garantire il proprio appoggio. Oggi il problema si ripropone. Per evitare le polemiche che fecero da prologo alle scorse primarie – botta e risposta continui tra Renzi e gli altri candidati – la segreteria ha pensato di affidare a una personalità quanto il più possibile super partes il compito di stilare regole equidistanti rispetto alle correnti e ai vari sentimenti del partito. E’ stato scelto, stando a quello che dice Renzi, Nicola Stumpo. Nome che non piace per nulla al Fonzie della politica italiana, il quale ha affermato: “Spero che sia uno scherzo, altrimenti sarebbe come affidare la guida dell’Avis a Dracula”. La sensazione è quella di un Renzi che avverso (com’è giusto che sia) non solo alle regole create ad hoc per affossarlo, ma anche alle regole che non sono in grado di dargli un vantaggio. Staremo a vedere.  

Lo scontro con la Cgil e il giudizio sul Governo

Renzi ha parlato anche di qualcos’altro. Si è scagliato, in particolare, contro la Cgil. Al sindaco di Firenze non è piaciuto per nulla lo studio diffuso proprio dal principale sindacato italiano, il quale, molto crudelmente, prevede solo per il 2076 il ritorno ai livelli occupazione pre-crisi. Renzi ha bollato il tutto come terrorismo psicologico. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la narrazione renziana si basa sul concetto di speranza, e la speranza non può esistere in presenza di numeri così sconfortanti. E’ evidente che il fiorentino non può rinunciare alla sua narrazione, visto che su di essa si basano le sue fortune. In gioco c’è la percezione dello stesso Renzi in seno alla mente del popolo italiano, ancora molto positiva e – possiamo scommetterci – legata alla capacità del leader di offrire una prospettiva più felice all’elettorato. Ad ogni modo, Renzi per ora è “tranquillo”, non ha ancora sfoderato le unghie da campagna elettorale (sia esse per le primarie o per le politiche). Ne è dimostrazione il clima disteso tra lui e il premier Letta. Nessuno ha da guadagnarci attaccando l’altro, sebbene possano considerarsi come avversari – del futuro o solo del presente non si sa. Letta attaccando Renzi rischierebbe di privarsi di un bacino di consenso importante, pur accessibile solo indirettamente. Renzi attaccando Letta rischierebbe, di contro, di dismettere l’abito del politico super partes e risultare antipatico a una delle due parti. Cionondimeno, i giudizi in merito a Letta appaiono come una mossa tattica, l’unica in grado di garantirgli di essere percepito come neutrale ma di permettergli, a tempo debito, di svincolarsi in caso di bisogno: “Sono con Letta, almeno fino a quando fa un buon lavoro”. Non è difficile immaginare Renzi abbandonare la barca che affonda, quando affonderà.  

Inelegibilità Silvio Berlusconi. Renzi resta freddo

Il suo intervento alla Repubblica delle Idee, infine, si è chiuso con una dichiarazione di non belligeranza ai danni di Berlusconi: ““Non voterei l’inelegibilità, perché dovevamo farlo subito, 19 anni fa. Non è che dopo 19 anni che ti batte ti inventi il giochino per tenerlo fuori dal Parlamento”. E il Pd vincerà quando vinceremo le elezioni, non quando teniamo fuori gli altri”.  

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Argomenti: Politica

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