Il segnale (negativo) che Draghi ha inviato ieri a grillini e leghisti

La BCE di Mario Draghi ha fatto recapitare ai vincitori delle elezioni italiane un messaggio molto chiaro e che riguarda i conti pubblici, annunciando una piccola, ma significativa novità di politica monetaria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE di Mario Draghi ha fatto recapitare ai vincitori delle elezioni italiane un messaggio molto chiaro e che riguarda i conti pubblici, annunciando una piccola, ma significativa novità di politica monetaria.

Non ha commentato nello specifico i risultati elettorali in Italia, ma il governatore della BCE, Mario Draghi, la sua l’ha detta ieri alla conferenza stampa successiva al secondo board dell’anno, che ha tenuto fermi i tassi e ha lasciato invariato anche il “quantitative easing”, pur con una qualche modifica verbale di cui diremo. L’italiano ha, però, ribadito l’importanza degli equilibri di bilancio e ribadito l’irreversibilità dell’euro. Il messaggio ai vincitori delle elezioni di domenica scorsa è stato più che chiaro: non si mettono in discussione le politiche di solidità fiscale e di uscire dall’euro non se ne parla. Sia il Movimento 5 Stelle che la Lega si sono fatti interpreti di misure di spesa, come il reddito di cittadinanza e l’abolizione della legge Fornero ed entrambi hanno cavalcato negli anni scorsi l’uscita dell’Italia dall’euro, sebbene negli ultimi tempi abbiano mutato toni. Tuttavia, ancora lunedì scorso, commentando il successo riscosso alle urne, Matteo Salvini confermava che la Lega si tiene pronta alla disintegrazione futura della moneta unica, che viene percepita quale certezza dai suoi uomini.

Dicevamo, tassi e QE invariati. Nel comunicato letto, tuttavia, una novità è arrivata e riguarda proprio gli stimoli monetari. Sino a gennaio, a ogni riunione del board veniva ribadita l’eventualità di potenziare gli assets mensilmente acquistati, qualora ciò si rendesse necessario, mentre stavolta tale espressione è stata depennata. Che cosa significa? Che la BCE non si aspetta più che nei prossimi mesi si abbia la necessità di potenziare il QE, in quanto la crescita moderata del pil nell’Eurozona starebbe sostenendo a sufficienza l’inflazione, pur restando questa sotto il target.

Debito pubblico italiano, perché rischia di esplodere dopo Draghi

Poiché è stato fissato il termine di settembre per la scadenza del programma, ciò significa che Francoforte segnala ai mercati che gli acquisti non verranno incrementati e che si stia progressivamente uscendo dagli stimoli. A giugno, con ogni probabilità, verrà comunicata una seconda novità, ovvero l’allungamento e la contestuale riduzione degli acquisti dall’ottobre prossimo e fino ad annullarsi del tutto a dicembre. Sarebbe un modo per garantire una cessazione non brusca degli acquisti dei bond e al contempo preparare ai mercati l’addio alle stamperie dell’istituto.

Il messaggio per Di Maio e Salvini

Cos’ha a che vedere questa novità con i 5 Stelle e la Lega? Essa può anche essere intesa come un avvertimento a quelli che diverranno, in un caso o nell’anno, azionisti di maggioranza nel prossimo governo a Roma: niente scorciatoie, perché la BCE presto non acquisterà più il debito pubblico italiano e a quel punto i rendimenti rispecchieranno solamente i fondamentali e la credibilità delle politiche fiscali messe in campo. Dunque, niente colpi di testa, perché la festa dei tassi zero sta finendo. Di più: entro l’anno prossimo vi sarà un nuovo governatore e quasi certamente tedesco. E un Jens Weidmann a capo dell’istituto sarebbe molto meno comprensivo con un’Italia spendacciona, molto più difficilmente aprirebbe l’ombrello per ripararla da un’eventuale tempesta finanziaria.

Lo stesso Draghi ha notato come i mercati abbiano reagito piuttosto bene all’esito caotico delle elezioni in Italia, così come lo hanno fatto a ogni precedente occasione recente in cui l’instabilità si è materializzata, come nel caso della Germania, in trattative per formare il nuovo governo a distanza di 6 mesi dal voto. Come dire, non che i mercati abbiano ignorato le incognite politiche italiane, semplicemente si comportano ormai così, confidando nel sostegno delle banche centrali. Sostegno, che sta per venire meno e che lascerà più spazio a una riflessione critica tra gli investitori sulle azioni dei singoli governi, con tutto ciò che ne consegue in termini di spread e di costi per emettere il nuovo debito. Insomma, promettete pure agli elettori quello che vi pare, ma farete i conti con la realtà. I tempi dell’accomodamento stanno giungendo al termine.

Debito pubblico, i 1.000 miliardi che aspettano il nuovo premier

[email protected]

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Bce, Mario Draghi, Politica, Politica italiana, quantitative easing, stimoli monetari

I commenti sono chiusi.