Secondo lockdown in Francia? Cosa c’è dietro alla minaccia di Macron e quali effetti per l’Italia

I contagi da Covid-19 esplodono in Francia e il presidente minaccia una seconda quarantena. E dalla Germania anche la cancelliera Merkel invita a non sottovalutare il trend.

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I contagi da Covid-19 esplodono in Francia e il presidente minaccia una seconda quarantena. E dalla Germania anche la cancelliera Merkel invita a non sottovalutare il trend.

Sul finire della scorsa settimana, il presidente Emmanuel Macron ha avvertito che in Francia potrebbe venire imposto un secondo “lockdown”. Il numero quotidiano dei contagi è salito nei 7 giorni al sabato 29 agosto di quasi 5.000 unità, praticamente più della fase più critica dell’emergenza sanitaria, sebbene il numero dei morti rimanga contenuto, pari a 90 in una settimana. Dalla Germania, la cancelliera Angela Merkel ha messo in guardia i tedeschi sul fatto che i prossimi mesi saranno duri sul fronte Covid-19. Insomma, non solo la guardia non viene abbassata né a Parigi e né a Berlino, ma salgono le probabilità di uno scenario avverso dopo l’estate, di un ritorno ai mesi bui della quarantena.

Le parole di Macron svelano non solo la preoccupazione dell’Eliseo per la crisi sanitaria ancora in corsa, quanto anche per i contraccolpi economici. La Francia non sta vedendo di buon occhio il recente apprezzamento del cambio euro-dollaro (+6% nel terzo trimestre), perché è ben consapevole che l’Eurozona non possa permetterselo, dovendo affidarsi per la ripresa alle esportazioni, forza motrice della sua economia.

Ora, dopo che la Federal Reserve ha prospettato per gli USA tassi bassi a lungo e, in generale, una politica monetaria strutturalmente molto più espansiva, il rischio sarebbe di assistere a un vigoroso e veloce apprezzamento dell’euro contro il dollaro, con gli analisti a non escludere un cambio a breve in area 1,25 e che punterebbe nel tempo a 1,50, come prima della crisi finanziaria del 2008. Uno scenario orribile per le imprese dell’unione monetaria, che, oltre alla debole domanda interna, farebbero i conti con il duro impatto del cambio sulle loro esportazioni.

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Il vero obiettivo delle parole di Macron

E non c’è modo migliore per frenare il rafforzamento di una valuta o per invertirne il trend di far pesare sulla banca centrale le incognite per il futuro.

Con l’allarme lockdown, Macron ha lanciato un chiaro messaggio alla BCE: “non azzardatevi a riporre gli stimoli monetari nel cassetto, perché ne avremo bisogno ancora a lungo”. Se qualcuno tra i “falchi” del Nord Europa si facesse prendere allucinazioni come sul rialzo dei tassi o la fine degli acquisti di assets tra alcuni mesi sarebbe bene che si facesse un giro in cortile per riflettere.

Macron pretende non solo un euro debole per sostenere l’export, ma anche acquisti serrati e a lungo termine dei bond, così da tenere sotto controllo i costi di rifinanziamento dei debiti sovrani, questi ultimi esplosi ovunque e che nella sua Francia quest’anno schizzerebbero a non meno del 125% del pil. La minaccia del lockdown non è altro che un modo per segnalare ai mercati, oltre che a Francoforte, che la politica monetaria nell’area dovrà necessariamente essere tenuta ultra-espansiva per molto tempo ancora e che lo stesso ripristino del Patto di stabilità sia al momento un’ipotesi del terzo tipo.

Per l’Italia, questo “terrorismo” verbale fa bene al debito, i cui rendimenti sul mercato secondario continuano a restare bassissimi, pur i più alti d’Europa insieme alla Grecia. Certo, per contro rischia di acuire il pessimismo di imprese e famiglie sul futuro. Se Parigi piange, perché Roma dovrebbe ridere? Chi mai prenoterà una vacanza o programmerà un investimento fino a quando non avrà certezza che l’emergenza sanitaria sarà cessata?

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