Seconda ondata di contagi Covid, cosa non ha funzionato nei mesi scorsi?

La crescita giornaliera dei nuovi positivi accelera a ritmi preoccupanti. Nonostante il premier Conte neghi che siamo nelle condizioni di marzo, qualcosa sembra non essere andato per il verso giusto.

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Torna la paura per l'emergenza Covid

I numeri dei nuovi contagi giornalieri in Italia si sono impennati e leggendo la curva dovremmo temere di essere semplicemente indietro di due settimane rispetto alla Francia, dove i dati sono ormai fuori controllo. Dalla Lombardia alla Sicilia, ormai sono numerose le regioni che annunciano o hanno varato già provvedimenti restrittivi della libertà di movimento, a partire dal coprifuoco, imponendo tra l’altro la didattica a distanza almeno per gran parte degli studenti delle scuole superiori. Intervenendo al Senato, il premier Giuseppe Conte ha dichiarato l’altro ieri che l’Italia non sarebbe nelle condizioni di marzo, quando si trovò impreparata ad affrontare l’emergenza Covid.

La seconda ondata Covid allontana la ripresa a V e rende probabile lo scenario W

Sul punto ha parzialmente ragione. Se allora il lockdown venne imposto in un clima di terrore per il rapido aumento dei morti e la pandemia era appena arrivata nel nostro Paese come un fulmine a ciel sereno, stavolta siamo più consapevoli e preparati su più piani. Eppure, la paura serpeggia tra gli amministratori locali, specie nelle regioni del centro-sud, dove i contagi erano rimasti contenuti durante la prima ondata. Campania, Lazio e Sicilia le più colpite e i rispettivi governatori si stanno muovendo in direzione della chiusura delle attività e di restrizioni per la popolazione.

Il flop della macchina organizzativa

Qualcosa non ha funzionato nei mesi scorsi all’interno della macchina organizzativa che ha guidato la gestione dell’emergenza sanitaria. Cosa? Similmente a marzo, dai sindaci al governo temono tutti che gli ospedali collasseranno tra poche settimane. E dire che il decreto Rilancio aveva previsto 3.553 nuovi posti di terapia intensiva, che si sarebbero sommati ai 5.179 già disponibili prima del Covid.

Tuttavia, ad oggi risultano creati solo 1.449 nuovi posti, meno del 41% dell’obiettivo. In media, esistono 10,6 posti di terapia intensiva per ogni 100.000 abitanti, ma il dato è molto variabile da nord a sud. Se in Veneto se ne hanno 16,8 – ben oltre i 14 indicati dal governo quale soglia di sicurezza – in Campania e Umbria si scende sotto 8 e nello stesso Piemonte si arriva a soli 8,4.

Ma i posti letto da soli dicono poco. La Sicilia con 10,7 sarebbe in condizioni teoricamente migliori della media nazionale, eppure teme di fare una brutta fine molto presto, perché 250 posti (5 ogni 100.000 abitanti) risulterebbero inutilizzabili per mancanza di personale. Dunque, è come se l’isola disponesse effettivamente di appena 5,7 posti letto in terapia intensiva su ogni 100.000 abitanti. Troppo pochi. E questa situazione è tutt’altro che un’eccezione nel panorama ospedaliero italiano. Dunque, in piena emergenza non siamo stati capaci di sfruttare la tregua concessaci dall’estate per almeno evitare il peggio in corsia. Di chi è la responsabilità? Di tutti e di nessuno, all’italiana. Fatto sta che i medici e gli infermieri rimangono sotto-organico e inaspriscono le carenze organizzative di questi mesi.

Anche la Sicilia verso il lockdown, forse già subito coprifuoco e altre misure

Dopodiché, a non avere funzionato è stato senza dubbio la comunicazione del governo, prima ancora che la sua strategia di lotta al Covid. Per settimane abbiamo disquisito di Stati Generali, di bonus monopattini per migliorare la circolazione delle persone, di bonus vacanze per sostenere il turismo e di banchi con le rotelle per le scuole, centinaia di tecnici assoldati dal governo che hanno sproloquiato e detto tutto e il suo contrario e Dpcm sfornati come cornetti al bar la mattina. E quando l’autunno è arrivato, ci siamo ritrovati con i mezzi pubblici stracolmi di passeggeri come a marzo, ospedali in situazioni critiche dopo poche settimane, le scuole a dover seguire protocolli rigidi e insostenibili e il mondo del turismo ad essere sotto accusa dello stesso governo che aveva cercato di sostenerlo con misure discutibili e in totale assenza di controlli.

Il boomerang per Conte e il suo governo

Attenzione, il boom dei contagi di oggi non ha niente a che spartire con la movida estiva, non fosse altro perché la stagione estiva sia finita circa un mese e mezzo fa. Semmai, la retorica anti-movida viene utilizzata dall’esecutivo per trovare un capro espiatorio e coprire i propri fallimenti operativi. In estate, se proprio vogliamo dircela tutta, non c’è stato alcun controllo delle forze dell’ordine nei punti più trafficati delle città. Ordini dall’alto? Molto probabile. Si trattava di far recuperare a ristoratori, bar, alberghi e lidi le perdite accusate nei mesi del lockdown. Però, è da ipocriti prendersela con i ragazzini per la seconda ondata dei contagi.

Infine, abbiamo un governo che sta con ogni evidenza scaricando sulle regioni il peso di responsabilità che dovrebbero essere, anzitutto, nazionali. Nessuno ha il coraggio di imporre il lockdown, anche se tutti (in politica) lo vorrebbero. Questa titubanza su chi debba fare cosa ci sta facendo perdere giorni di tempo, nel corso dei quali i contagi s’impenneranno ulteriormente, finendo per rendere inevitabile quello che forse fino a qualche settimana fa era evitabile.

Dov’è finita la “potenza di fuoco” di 750 miliardi con cui in primavera Conte ci rassicurava sul fatto che tutti saremmo stati garantiti dalla crisi economica e avremmo potuto investire contro quella sanitaria? Perché, in fondo, se siamo qui a passarci il cerino gli uni con gli altri è per l’assenza di risorse sufficienti con cui tutelare le categorie produttive che andranno sacrificate. Sono finiti i bei discorsi in conferenza stampa, le sfilate carnescialesche a Villa Pamphili, le esultanze da stadio per avere ottenuto centinaia di miliardi dall’Europa che ad altri (le opposizioni) mai Bruxelles avrebbe concesso. La verità si sta ripresentando nuda e cruda come a marzo e, al netto della maggiore preparazione psicologica, fa da contraltare la stanchezza di un popolo per mesi di chiacchiere propagandistiche che stanno rivelandosi un boomerang.

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