Se Putin chiude i rubinetti del gas a Erdogan, l’inverno sarà gelido per la Turchia

La Turchia rischia un inverno particolarmente freddo, se la Russia dovesse tagliare le forniture di gas. Ieri, Mosca ha varato le prime sanzioni.

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La Turchia rischia un inverno particolarmente freddo, se la Russia dovesse tagliare le forniture di gas. Ieri, Mosca ha varato le prime sanzioni.

Il governo di Mosca ha varato ieri le prime sanzioni contro alcuni prodotti agricoli importati dalla Turchia a decorrere dall’1 gennaio, come mele, pomodori e cipolle, mentre ha escluso al momento dall’embargo noci e limoni, che importa da Ankara in grandi quantità. La decisione è stata assunta dopo l’abbattimento del caccia russo da parte dei militari turchi. Stando ai commenti ufficiali, la lista dei beni agricoli turchi sanzionati non sarà allungata, ma il presidente Vladimir Putin assicura che quelle di ieri non saranno state le ultime sanzioni contro l’ex paese alleato.

Il ministro dell’Agricoltura turco, Faruk Celik, stima in 764 milioni di euro il danno che il comparto agricolo subirebbe dalle misure russe, una cifra non certamente tale da provocare disastri all’economia da oltre 800 miliardi di dollari, ma sono solo le prime sanzioni e la Turchia non potrebbe permettersi grosse perdite, considerando che la sua crescita è già in rallentamento, anche se intorno al 3%, mentre il mercato ha mostrato sfiducia verso l’ultima fase politica di Ankara.

Economia Turchia più vulnerabile a sanzioni Russia

In tutto, la Russia importa dalla Turchia frutta e verdura per 4 miliardi di dollari, ma abbiamo detto che non tutti i beni sono oggetto dell’embargo. Se così fosse, gli agricoltori turchi perderebbero un giro di affari, che corrisponde a quasi metà punto percentuale di pil. Al contrario, la Russia potrebbe perdere uno sbocco da 1,5 miliardi di dollari per il suo grano, ma non dovrebbe riscontrare grosse difficoltà a reperire nuovi clienti e, in ogni caso, la perdita inciderebbe di meno su un’economia da 2.000 miliardi di dollari, anche se in recessione. Il progetto di creare un corridoio del gas alternativo a quello passante per l’Ucraina, il cosiddetto TurkStream, è stato solamente sospeso, anche se probabilmente sarà attuato, pur in modalità ridotta, rispetto alle previsioni.        

Gas russo prezioso per Ankara

  Di maggiore impatto potrebbero essere le eventuali restrizioni sul turismo verso la Turchia, perché lo scorso anno sono stati ben 3,3 milioni i russi che hanno visitato il paese, rappresentando il 10% dei flussi turistici in entrata per Ankara.

Altri miliardi di dollari in meno di entrate preziose per un’economia con un disavanzo cronico delle partite correnti. Ma il vero problema arriverebbe per i turchi, se la Russia chiudesse i rubinetti del gas, proprio adesso che siamo a ridosso dell’inverno. La Turchia importa dalla Russia gas per oltre 10 miliardi di dollari, che corrispondono a oltre la metà degli acquisti dall’estero della prima. Intendiamoci, rinunciare a un mercato da 10 miliardi sarebbe doloroso persino per l’orgoglio russo, ma data la peculiare situazione geo-politica, i maggiori problemi li avrebbe il cliente in questo caso, non il fornitore. La Russia faticherebbe a trovare nuovi clienti, specie per le tensioni di questi mesi anche con l’Ucraina e i dissapori con i paesi dell’Est Europa, ma la Turchia rischierebbe seriamente di restare al freddo. Gli altri suoi fornitori sono, infatti, Azerbaigian, Iran e in misura minore l’Algeria, ma si tratta di paesi con cui non ha buoni rapporti politici negli ultimi tempi. Lo stato caucasico, ad esempio, ha al suo interno una forte componente sciita, che lo rende attratto dall’orbita iraniana. L’Iran difficilmente soccorrerebbe Erdogan, dopo che questi lotta contro il regime siriano di Bashir al-Assad, alleato fedelissimo di Teheran, mentre anche il moderato Egitto post-primavera araba potrebbe fare pagare ad Ankara il suo appoggio ai Fratelli Mussulmani, che nel 2011 vinsero le elezioni presidenziali e politiche. Lo stesso dicasi per l’Arabia Saudita, mentre con Israele i rapporti non sono quelli di un tempo, dopo l’incidente del Mavi Marmara del 2010.        

Turchia rischia il freddo senza gas russo

Bisogna considerare, poi, che anche volendo non sarebbe facile per nessuno sostituirsi alle forniture russe, ovvero a più di 27 miliardi di metri cubi di gas. E se c’è una cosa che Putin ha dimostrato nello scontro con l’Occidente sul caso Ucraina è che risponde sempre pan per focaccia, disposto ad accettare qualche sacrificio economico, pur di non soccombere ad alcuna potenza straniera.

Ieri, i ministri degli Esteri dei 2 paesi si sono incontrati a Belgrado, ma pare che non sia avvenuto alcun reale chiarimento, mentre il premier turco Ahmet Davutoglu avvertiva che “un paese onorevole” come la Turchia non chiederà scusa ai russi per avere difeso i suoi confini e che le sanzioni di Mosca non metteranno in ginocchio l’economia anatolica. Certo, l’economia russa è in recessione e le prospettive negative sulle quotazioni del petrolio nei prossimi mesi non inducono all’ottimismo, visto che Mosca è il primo produttore energetico mondiale e risente chiaramente della crisi del settore. Inoltre, deve fare i conti con le sanzioni USA e UE contro le sue banche e il comparto finanziario, che potrebbero essere estese dalla UE di altri 6 mesi a gennaio, quando scadranno. Putin non avrebbe grossi margini di spavalderia, ma vanta un credito verso paesi come la Francia, per il suo sostegno prezioso nella lotta al terrorismo islamico dell’ISIS. Le ritorsioni commerciali potrebbero fare scendere il gelo tra i 2 paesi, ma il crollo della temperatura potrebbe essere avvertito specialmente dai turchi, che potrebbero vivere un inverno più freddo del solito quest’anno.  

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