Se Kim Jong-Un agevola la Brexit: Londra chiama Tokyo, che risponde

La Brexit potrebbe diventare meno amara per i britannici, grazie al dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, reduce dal sesto test nucleare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Brexit potrebbe diventare meno amara per i britannici, grazie al dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, reduce dal sesto test nucleare.

E’ passata in sordina sulla stampa italiana la visita del premier britannico Theresa May in Giappone, la scorsa settimana. In una tre giorni dedicata a rilanciare le relazioni tra Londra e Tokyo, il governo di Sua Maestà ha cercato di rassicurare quello di Shinzo Abe sulla massima disponibilità a raggiungere una veloce intesa commerciale, quando il Regno Unito sarà uscito dalla UE. Il Giappone, dal canto suo, ha assicurato alla May di puntare a un accordo di partnership economica subito dopo la realizzazione della Brexit.

“Ci sarà incertezza per un po'”, ha ammesso il premier giapponese, che ha aggiunto “sperando che un po’ significhi non troppo a lungo”. Per il premier britannico si è trattato di un discreto successo, essendosi garantita relazioni commerciali inalterate con la terza economia del mondo. Non a caso, ha dichiarato da Tokyo che “pochi paesi offrono opportunità come il Giappone”.

Tutto questo, mentre tra Londra e Bruxelles andava in scena un alterco tra i rappresentati sull’avvio del negoziato per la Brexit. Michel Barnier, ex commissario alla Concorrenza e attualmente a capo del team negoziale per la UE, dal Forum Ambrosetti di Cernobbio ha avvertito che le trattative servirebbero a “educare i britannici” e ha lamentato che il loro governo non parlerebbe di futuro, mentre ha sottolineato come serva “insegnare alle persone sulle conseguenze dell’uscita dal mercato comune europeo”. Quella di Barnier è sembrata la risposta indiretta alle critiche di Liam Fox, ministro britannico per il Commercio, che qualche giorno prima aveva invitato il suo governo a non farsi ricattare dalle richieste finanziarie di Bruxelles. (Leggi anche: Inizia il negoziato sulla Brexit e Theresa May è già un’anatra zoppa)

Botta e risposta tra Londra e Bruxelles

Il ministro per la Brexit, David Davis, ha usato toni più distesi, lodando la controparte, ma smentendo che si sarebbe già accordato su pagamenti per 50 miliardi di sterline. La UE pretende che il Regno Unito adempia agli obblighi assuntisi prima della celebrazione del referendum, quando si era assunto l’onere di contribuire al bilancio comunitario fino al 2020 e per il 14% del totale.

Tornando al Giappone, se Londra riuscisse a strappare un accordo commerciale, sarebbe una possibile svolta per il suo futuro. Non che le esportazioni verso il Sol Levante siano significative (l’1,5% del totale UK), ma considerando che anche gli USA di Donald Trump ambiscano a stringere un’alleanza commerciale con il Regno Unito post-Brexit e che ulteriori accordi potrebbero trovarsi persino con la Cina, il governo May potrebbe realmente sperare di trasformare il divorzio con Bruxelles in un caso di successo, qualora trovasse un’intesa con le prime tre economie mondiali, che in tutto fanno 1,9 miliardi di abitanti-consumatori.

E a dare involontariamente una mano a Londra ci starebbe pensando Kim Jong-Un, il dittatore nordcoreano, che questo fine settimana ha regalato al mondo un’ennesima minaccia, effettuando il suo sesto test nucleare dal 2006, quando pochi giorni prima aveva lanciato un missile in direzione del Giappone, sorvolandone il territorio, prima di inabissarsi nei pressi delle sue acque. La May ha sfruttato la sua visita a Tokyo per fare appello alla Cina, affinché utilizzi la sua influenza per porre un freno all’alleato di Pyongyang.

La minaccia nordcoreana avvicina Tokyo a Londra

Il Giappone si sente a rischio sicurezza per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e guarda con estremo interesse agli alleati che possano offrirgli un aiuto concreto. Se gli USA e il Regno Unito glielo concedessero, facendo muro contro la Corea del Nord, ne nascerebbe un’alleanza del mondo libero occidentale, che potenzialmente accantonerebbe il vecchio ordine mondiale, imperniato ancora sulla solidarietà tra America ed Europa.

Kim Jong-Un potrebbe finire per agevolare la Brexit, creando un asse Londra-Washington-Tokyo, che si rivelerebbe utile al Regno Unito per plasmare il proprio futuro all’infuori della UE e alla May per uscire dall’isolamento diplomatico in cui sembra essersi cacciata da mesi, oltre che per tentare di risalire la china della credibilità politica interna, dopo la disfatta delle elezioni generali a giugno, in cui ha dimostrato il peggio di sé, dilapidando un patrimonio di consensi come mai prima. (Leggi anche: Corea del Nord, incubo diventa realtà)

 

 

 

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Argomenti: Abenomics, Brexit, Economie Asia, Economie Europa

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