Se il PD soffia sul razzismo per abbattere Salvini e i 5 Stelle

Il PD punta sulle accuse di razzismo per abbattere il governo di Lega e 5 Stelle, ma sta semplicemente allontanandosi di più dagli italiani.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il PD punta sulle accuse di razzismo per abbattere il governo di Lega e 5 Stelle, ma sta semplicemente allontanandosi di più dagli italiani.

A leggere le prime pagine dei giornali, sembra che l’Italia si sia trasformata in questa calda estate nell’Alabama degli anni Sessanta, colta improvvisamente da un vento razzista che soffierebbe sulla Penisola sin da quell’1 giugno, quando il governo Conte giurava nelle mani del capo dello stato. Da allora sono passati meno di due mesi, ma già gli italiani sarebbero diventati intolleranti e xenofobi a comando del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il quale avrebbe così il potere (beato lui!) di manipolare le menti di milioni di italiani a colpi di selfie e foto su Instagram con tanto di mozzarella di bufala e insaccati al suo fianco. Quella stessa Italia, governata fino a una sessantina di giorni fa dal PD, sarebbe immediatamente diventata la patria del nazionalismo e del razzismo, terra in cui “qui è vietato l’ingresso ai neri”. Mancano solo tunica e cappuccio bianco e il Bel Paese potrà richiamare in servizio i superstiti dei Ku Klux Klan.

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Verrebbe da sorridere, se non fosse che questo è il tema dominante dello scontro politico di queste settimane. Maurizio Martina, segretario reggente del PD, ha annunciato una manifestazione nazionale contro il razzismo a settembre, accusando Salvini di istigare sentimenti di ostilità verso gli extra-comunitari con le sue parole di “odio” sui migranti. Alcuni episodi sono stati cavalcati per sostenere la tesi dell’istigazione alla violenza. Il più recente riguarda l’atleta azzurra Daisy Osuake, di origini nigeriane, ferita alla cornea dell’occhio dal lancio di uova da parte di due uomini a bordo di un’auto, che giorni fa l’hanno presa di mira a Moncalieri, in corso Roma.

Raggiunta dalle telecamere, la 22-enne ha usato parole nitide sull’accaduto: “forse hanno pensato che fossi una prostituta”, essendo la zona mal frequentata nelle ore notturne. Giorni prima, altre ragazze e persino un pensionato (tutti bianchi) erano stati oggetto di lancio di uova, ragione per cui dovremmo dedurre che ad agire sia una banda di imbecilli da spedire certamente nelle patrie galere per qualche periodo, ma senza alcuna finalità razzista. Ad ogni modo, qualche episodio inquietante si è registrato davvero ai danni di immigrati e con chiara matrice razzista. A Partinico, un cameriere senegalese di 19 anni è stato aggredito da altri ragazzi e fatto oggetto di epiteti. Inutile dire che si tratti di accadimenti vergognosi e fuori da ogni tipo di comprensione. Ma basta qualche fatto di cronaca a fare del governo in carica l’ispiratore di violenze a sfondo razzista? E, soprattutto, quale sarebbe stata la colpa dell’esecutivo, quella di chiudere i porti alle navi cariche di migranti? Che forse non sia legittimo per uno stato nemmeno più difendere l’integrità del territorio nazionale, che sta a fondamento del concetto di stato?

Lo strabismo del PD

In questi stessi giorni, mentre Salvini è preso ad oggetto di attacchi anche violenti da parte persino di amministratori del PD (il presidente della provincia di Reggio Emilia, Filippo Fritelli, ne ha pubblicato una foto a testa in giù per rimandare al ricordo del Duce a Piazzale Loreto), scorrono le immagini degli agenti della Guardia Civil a Ceuta, che si scontrano con centinaia di migranti, che cercano di attraversare il confine con il Marocco, delimitato da filo spinato. Sì, la tollerante Spagna, che già in passato aveva accolto gli immigrati a colpi di fucile sotto il socialista Luis Zapatero, non solo carica quanti cercano di entrare nel suo territorio illegalmente, ma ha innalzato da anni persino una barriera in filo spinato. Qualcuno taccia Madrid di razzismo? No, anzi il PD vede nel premier spagnolo Pedro Sanchez un riferimento per la nuova sinistra europea, accanto a quel Emmanuel Macron delle frontiere chiuse a Ventimiglia.

Fosse accaduto in Italia, Martina ci avrebbe spiegato che il filo spinato gli ricordasse certe immagini della storia e avrebbe certamente invocato le dimissioni del ministro dell’Interno, se non di tutto il governo. No, qui il razzismo (per fortuna) non c’entra niente con quanto stia accadendo in Italia. La sinistra, orfana del consenso popolare e in caduta libera in tutte le regioni al voto, cerca un appiglio a cui aggrapparsi per sopravvivere all’onda giallo-verde, evocando il pericolo fascista per ringalluzzire la base storica, parte della quale nemmeno si reca più ai seggi, mentre per il resto vota Movimento 5 Stelle o è passata da tempo a miglior vita. L’allarme anti-razzista è diventato il terreno su cui il PD vuole giocarsi lo scontro con il governo, intuendo che questa sarebbe la via per delegittimarlo, ossia cucendogli addosso un’immagine da impresentabile nei consessi internazionali, come se avessimo a che fare con una maggioranza autoritaria in stile Vladimir Putin e Viktor Orban.

C’è poco da stare sereni. Se il razzismo esiste solo nelle teste di qualche dirigente piddino, il dibattito pubblico rischia, ad ogni modo, di finire inquinato dall’avvelenamento del linguaggio a cui assisteremo in misura crescente nei prossimi mesi ed almeno fino alle elezioni europee del maggio 2019. L’esperienza dei governi Berlusconi ci fornisce spunti allarmanti. Allora, l’opposizione del centro-sinistra quasi mai entrò nel merito delle questioni (le famose riforme di cui oggi si sente titolato a parlare in via esclusiva), preferendo contrastare il Cavaliere con evidente volontà di delegittimazione e puntando sui guai giudiziari, nonché con le medesime accuse di razzismo lanciate contro l’allora maggioranza di centro-destra. I frutti di quegli anni li abbiamo raccolti dal 2011 in poi, quando l’Italia è finita commissariata di fatto dall’Europa per l’immagine di Paese ingovernabile e impregnato di odio politico tra i due schieramenti che ne è scaturita.

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PD punta su clima avvelenato

Quando non sono mai i problemi reali ad essere al centro del confronto politico, nulla di buono dovremmo attenderci. Il PD ha già avvelenato i pozzi per condurre una battaglia mediatica contro Salvini e Luigi Di Maio, al fine di screditarli agli occhi dell’opinione pubblica, specie a sinistra. La chiamata alle armi di Roberto Saviano è figlia di una cultura – questa sì – dell’intolleranza, di chi non accetta che a governare sia l’avversario politico, percepito più come un nemico pubblico contro cui tutto sarebbe possibile. Per ragioni di bottega spicciole e, soprattutto, per l’ego smisurato di chi non si è ancora arreso alla propria irrilevanza, stavolta Silvio Berlusconi non rappresenterà un argine politico-mediatico a questo clima guasto, ma in cuor suo auspica che ciò provochi la caduta del governo e un suo fantomatico ritorno in scena in gran stile, magari da premier, visto che sognare non costa nulla.

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Questa sceneggiata non starebbe portando un solo voto al PD, se confidiamo sui sondaggi. Il partito di Matteo Renzi, gestito per interposta persona, viaggia sotto il 18% e non riesce a risalire la china. Anzi, il suo “al lupo, al lupo” verrebbe percepito come così ridicolo, da indispettire il resto dell’elettorato. A un certo punto, l’italiano medio si sentirebbe sulla difensiva: “se chiudere i porti agli scafisti fa di me un razzista, allora davvero il PD vive in un altro mondo”. Questo penseranno milioni di cittadini, che chiedono al governo semplicemente una gestione razionale del fenomeno migratorio. La retorica del Nazareno sta allontanando ancora di più il PD dal Paese reale, anche perché la strategia perseguita sarebbe in sé demenziale: da un lato l’allarme razzismo per recuperare a sinistra, dall’altro la difesa dei contratti a termine, gradita a destra. In assenza di contenuti chiari, l’importante è spararla sempre grossa.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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