Se Frau Merkel è debole, l’euro rischia di sparire

La cancelliera Angela Merkel ha preso una batosta alle elezioni regionali in Germania, ma il suo indebolimento non deve far felici i suoi detrattori in Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Debolezza di Frau Merkel è un rischio per UEAngela Merkel ha perso le elezioni nei 3 Laender al voto di oggi in Germania. La sua CDU-CSU non è riuscita ad attestarsi prima nel Baden-Wuerttemberg e nel Rheinland-Pfalz, mentre è in testa nel Sachsen-Anhalt, ma perdendo anche qui consensi. La coalizione di centro-sinistra, composta dai socialdemocratici della SPD e dagli ambientalisti dei Verdi, si è imposta nelle prime 2, mentre la destra euro-scettica della Afd (non sono xenofobi e nostalgici del nazismo, come la stampa italiana ripete a pappagallo da giorni) avanza e si attesta al terzo posto con rispettivamente il 12% e l’11% e vive un vero exploit nell’Alta Sassonia, dove raggiunge il 23%, arrivando seconda e a poca distanza dai conservatori della cancelliera, che con il 29% ha perso intorno al 3% rispetto a 5 anni fa. Dunque, il centro-destra arretra, il centro-sinistra si tiene le 2 regioni che già governava, ma assiste a un tracollo verticale della SPD (dal 23% al 13% nel Baden-Wuerrtemberg e dal 21,5% all’11,5% nel Sachsen-Anhalt), mentre avanzo nettamente i Verdi (dal 27% al 32% nel Baden-Wuerrtemberg) e la destra anti-euro. Quest’ultima era rimasta per un soffio fuori dal Bundestag alle elezioni federali del settembre 2013, avendo mancato per pochi decimali il 5% necessario per accedere al Parlamento federale.

Gli anti-austerity fan presto a festeggiare

Non vi è dubbio che la cancelleria abbia perso molta presa tra i suoi elettori negli ultimi mesi, penalizzata essenzialmente dall’apertura indiscriminata delle frontiere ai profughi alla fine dell’estate scorsa, che ha spaventato tanto i disoccupati dell’Est che la classe media dell’Ovest. Certo, da qui a pronosticare la crisi della sua leadership sarebbe troppo, se si considera che tra il 2009 e il 2013 Frau Merkel ha perso quasi tutte le elezioni locali, salvo riportare una strepitosa vittoria a quelle federali ultime. L’interrogativo semmai è un altro: l’indebolimento di “Mutti”, della mamma del popolo tedesco, come viene chiamata quasi con rispetto reverenziale in Germania, è un bene per il resto d’Europa, specie per quanti al Sud chiedono più flessibilità sui conti pubblici? Un’analisi superficiale ci spingerebbe a rispondere di sì, perché è la cancelliera la custode della politica di austerità così tanto contestata quasi ovunque nell’Eurozona. Tuttavia, analizzando l’esito del voto, capiamo che le cose si mettono, invece, di male in peggio per chi vorrebbe meno rigore.      

Frau Merkel punita perché troppo “flessibile”

In Germania, l’opinione pubblica sta punendo la Merkel, non in quanto favorevole all’allentamento del rigore fiscale, ma al contrario perché ritiene che il suo governo abbia concesso anche troppo ai partner europei. E, infatti, del calo di popolarità della cancelliera ne sta approfittando proprio la destra euro-scettica, che chiede l’immediata espulsione dei membri “spendaccioni” dell’Eurozona o come alternativa il ritorno della Germania al marco tedesco, oltre che una politica monetaria meno accomodante e frontiere chiuse agli immigrati, specie a quelli in arrivo per problemi economici, ponendo fine contestualmente al cosiddetto “turismo assistenziale”. Come ha notato nei giorni scorsi sul Corriere della Sera uno dei pochi lucidi analisti italiani, Federico Rubini, ci sarebbe poco da gioire di un indebolimento di Frau Merkel, perché l’euro, così come lo conosciamo, si regge ormai da qualche anno sull’asse tra di lei e il governatore della BCE, Mario Draghi.

Emergenza profughi, conti pubblici e BCE

In effetti, il voto tedesco conferma che da oggi il governo federale dovrà accentuare le sue richieste rigoriste sul rispetto dei conti pubblici, mentre dovrà mostrarsi meno accondiscendente alle misure ultra-espansive di Francoforte, le ultime delle quali, sfornate appena qualche giorno fa, sono state accolte da una vera rivolta delle banche e del sistema finanziario in Germania, che accusano Draghi di “espropriare” i loro risparmi con le politiche dei tassi zero o persino negativi. Per non parlare dell’emergenza profughi, con Berlino che non potrà più così facilmente contribuire allo smistamento degli immigrati in arrivo dalla Grecia, dovendo necessariamente nelle prossime settimane chiudere progressivamente le sue frontiere, insieme al resto del Centro-Nord dell’Europa.      

Si allontana anche ristrutturazione debito Grecia

Per essere chiari, la cancelliera d’ora in avanti si sposterà a destra, in modo da recuperare i consensi di quanti la accusano di avere tradito gli ideali conservatori. Nelle ultime settimane, la Germania si era mostrata più morbida anche nei confronti della Grecia, aprendo sia a una ristrutturazione del suo immenso debito pubblico, sia a minori richieste sul fronte della riforma delle pensioni. Anche in questo caso, l’elettorato ha segnalato a Frau Merkel di essere indisponibile a salvataggi continui e ad accollarsi perdite per l’irresponsabilità mostrata dagli altri governi. Piaccia o meno ammetterlo, la Germania è l’unico leader rimasto nel Vecchio Continente e ha finora recitato il ruolo del poliziotto cattivo dinnanzi all’opinione pubblica europea, salvo concedere ai partner praticamente tutto al tavolo delle trattative. Questa ambiguità, tesa a salvare l’euro e la costruzione della UE, non potrà più essere portata avanti con così tanta facilità nel prossimo futuro e proprio con riguardo ai 3 maggiori capitoli di crisi, che investono l’Europa in questa fase: la politica fiscale, la politica monetaria e l’emergenza immigrazione.

Più difficile intesa su garanzia unica depositi

I tedeschi induriranno le loro posizioni anche sull’Unione bancaria, non aprendo a una garanzia unica sui depositi, se non al costo che si accettino le loro richieste di limitare la detenzione di titoli di stato nei bilanci delle banche, un disastro nel breve termine per l’Italia. Insomma, chi in Europa starebbe festeggiando alla sconfitta della cancelliera, prevedendo la fine del suo regno, avrà più di una ragione per ricredersi presto. E la prima “vittima” del nuovo corso tedesco potrebbe essere proprio Draghi, che ai prossimi board si troverà dinnanzi a una Bundesbank più agguerrita che mai, spalleggiata stavolta anche dal governo, accusato e punito dagli elettori anche per avere così poco difeso i loro risparmi da misure avvertite come fumo negli occhi.        

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Argomenti: Emergenza profughi, Esteri, Politica