Scudo anti spread: pregi e limiti del nuovo meccanismo anti-speculazione

Il meccanismo di funzionamento dello scudo anti spread lascia aperta l'incognita su un possibile intervento anche sul mercato primario. Ma anche la potenza di fuoco dell'Esm appare non sufficiente a piegare la speculazione

di Enzo Lecci, pubblicato il
Il meccanismo di funzionamento dello scudo anti spread lascia aperta l'incognita su un possibile intervento anche sul mercato primario. Ma anche la potenza di fuoco dell'Esm appare non sufficiente a piegare la speculazione

Lo scudo anti spread è stato l’argomento centrale sia del vertice Ue di fine giugno che dell’Eurogruppo di ieri. Questo meccanismo che dovrebbe tutelare, secondo le intenzioni dell’Europa, quei paesi che, seppure impegnati nell’applicazione di dolorose misure di austerità, sono sotto il fuoco della speculazione internazionale, è diventato, nelle ultime settimane, il grande “salvatore” della patria europea. Un riconoscimento che, purtroppo, pecca di ottimismo, poichè, come hanno affermato molti analisti, l’Europa per garantirsi una certa tranquillità nel medio periodo dovrebbe adottare misure più forti, in assenza delle quali, l’Euro resterà comunque sull’orlo del precipizio.  

L’idea di Monti

La concezione di scudo anti spread è di fatto molto recente. Fu infatti durante il G20 di giugno che Mario Monti lanciò l’idea di un meccanismo che proteggesse i titoli di stato di quei paesi sotto il fuoco della speculazione. Come si ricorderà all’epoca le dichiarazioni di Monti suscitarono molta freddezza da parte degli altri paese e da parte della stessa Europa che arrivò ad affermare che simili provvedimenti non erano mai stati discussi e che necessitavano invece di approfondite analisi. Per la cronaca ricordiamo che all’epoca (ossia il 20 giugno 2012) ci furono alcuni illustri rappresentanti dell’Europa che affermarono che l’idea di Monti sullo scudo fosse un'”aspirina” inutile. Nonostante da quelle dichiarazioni sia trascorso pochissimo tempo, lo scudo anti spread ha finito con l’essere fatto proprio anche dalla maggior parte degli altri paesi europei, fino alla dichiarazione di principio dello scorso vertice europeo. A persuadere la grande oppositrice a questo genere di strumenti, ossia la Germania, è stato il precipitare degli eventi in Spagna e l’insolita nuova alleanza Roma-Madrid-Parigi. Insomma, seppure a malincuore Berlino ha dovuto ingoiare l’idea italiana e lasciare cadere nel vuoto le proteste di alcuni storici alleati sulla linea del rigore, in primis la Finlandia. (Scudo anti spread: l’illogica demagogia di Finlandia e Olanda).  

Ma come funziona lo scudo anti spread?

Come espressamente chiesto da Monti lo scudo non interverrà in modo automatico ma solo se il paese diretto interessato farà esplicita richiesta. Ad intervenire per acquistare quei titoli dei paesi il cui spread si sta allargando, sarà la Banca Centrale Europea la quale utilizzerà per le sue operazioni di contraerea fondi provenienti dall’Efsf e dall’Esm. L’intervento della Bce dovrebbe essere limitato al solo mercato secondario mentre la possibilità di agire sul primario resta ancora un punto da chiarire. Proprio da questo punto, secondo Tommaso Federici, responsabile gestioni di Banca Ifigest, potrebbe dipendere il successo o meno dello scudo anti spread. Ma oltre a questo fattore c’è un altro elemento che sarà il grande termometro del meccanismo. La tanto osannata potenza di fuoco dello scudo è infatti molto ridotta. La Bce infatti potrebbe usare 500 mld attualmente nelle casse dell’Esm. In realtà di questi 500 mld ben 375 sono già assegnati ai vari piani di salvataggi a favore dei paesi europei in difficoltà. La dotazione effettiva quindi risulta limitata e sicuramente per piegare la speculazione la potenza di fuoco dovrebbe essere ampliata.  

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Argomenti: Crisi Euro