Scontro Italia-Francia su Stx-Fincantieri getta la maschera sul “libero” mercato UE

Scontro tra Francia e Italia sul dossier Stx-Fincantieri. Il presidente Macron fa carta straccia del libero mercato, ma attenti a pensare che l'Italia abbia le carte in regola. E nemmeno la Germania scherza.

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Scontro tra Francia e Italia sul dossier Stx-Fincantieri. Il presidente Macron fa carta straccia del libero mercato, ma attenti a pensare che l'Italia abbia le carte in regola. E nemmeno la Germania scherza.

“A la guerre comme à la guerre”, recita un noto modo di dire francese. E il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, intende dimostrare a Parigi di essere a conoscenza di tale motto, se è vero che ha annunciato la volontà di rendere pan per focaccia al presidente Emmanuel Macron, accendendo i fati sul caso Telecom-Vivendi. La compagnia telefonica italiana è partecipata dal colosso transalpino al 30%, poco sotto la soglia necessaria per fare scattare l’OPA obbligatoria. Roma adesso lamenta che esso non abbia notificato al governo la sua salita nel capitale a una partecipazione rilevante dell’ex monopolista, nonostante ciò imporrebbe il decreto del marzo 2012 dell’allora esecutivo Mario Monti, riguardanti le società attive nel settore della difesa, della sicurezza nazionale e di “rilevanza strategica” come energia, trasporti e comunicazioni.

Guai a parlare di ritorsione per il caso Stx-Fincantieri, però. A Palazzo Chigi si nega ogni legame, ma nel linguaggio diplomatico il segnale lanciato dal nostro governo è chiaro: chi la fa, l’aspetti. (Leggi anche: Fincantieri affonda in borsa dopo quasi certa nazionalizzazione Stx France)

Partiamo proprio da Stx. La società di cantieristica navale francese è stata ceduta al 54,7% a due società italiane a inizio anno: al 48,7% a Fincantieri e al 6% alla Fondazione Cr Trieste. Fino ad allora era stata nelle mani della sudcoreana Stx Offshore & Shipbuilding, ma che mesi fa ha portato i libri in tribunale dopo anni di bilanci in profondo rosso. Il restante 45,3% del capitale è adesso nelle mani dello stato francese, attraverso due partecipazioni: una del 33,3% direttamente del Tesoro e un’altra del 12% di Dcns, società navale militare, a sua volta partecipata dallo stato.

Macron campione del libero mercato (sic!)

Il caso Stx era stato al centro del dibattito elettorale nel corso della campagna per le presidenziali in Francia tra aprile e maggio, tanto che all’ultimo confronto televisivo tra Macron e la sfidante Marine Le Pen, quest’ultima aveva accusato il primo di avere tradito gli interessi nazionali, avallando la consegna di una società strategica agli italiani, sentendosi ribattere che l’operazione fosse in linea con i cardini del libero mercato.

Ironia della sorte, subito dopo essere arrivato all’Eliseo, Macron stravolge la sua visione sul dossier e segnala l’intenzione di azzerare la cessione a Fincantieri, optando per una partecipazione di maggioranza in mano allo stato francese. Da qui, lo scontro con Roma, che è arrivato alla proposta di Parigi di una partecipazione paritetica (50-50) tra Italia e Francia. Tuttavia, forte delle ragioni sul piano legale, Calenda ha fatto presente che “mai accetteremo una quota inferiore al 51%”.

Sembra paradossale quanto stia accadendo e per diversi ordini di motivo. In primis, perché Macron fu pompato dalla stampa internazionale quale campione del libero mercato in piena campagna elettorale, in contrapposizione al protezionismo di matrice “populista” di leaders come Donald Trump e Le Pen. E questo “campione” del liberismo ha fatto carta straccia dei principi su cui poggia il mercato, senza che dalla UE sia arrivato non un rimbrotto, ma nemmeno l’esternazione di un dubbio minimo sulla legittimità dell’operato dell’Eliseo, che oggi vorrebbe sottrarre a Fincantieri il controllo di una società, ottenuto tramite procedure legittime. Se Macron riuscisse nell’intento, sarebbe l’ennesimo pessimo precedente in Europa, che giustificherebbe la reazione a catena di chiusura ai capitali stranieri, attendibile negli altri stati. (Leggi anche: Ballottaggio Francia Macron-Le Pen non è globalizzazione contro protezionismo)

Ma l’Italia non è in regola

Attenzione, però, a inveire contro il ben noto e trasversale nazionalismo transalpino, perché l’Italia non possiede nemmeno le carte in regola in tema di libertà del mercato. Pochi mesi fa, quando gli stessi francesi di Vivendi cercarono di scalare Mediaset, gruppo televisivo della famiglia Berlusconi, il governo Gentiloni scese subito in campo, paventando il varo di un decreto per salvaguardare “infrastrutture strategiche” nazionali.

A tutti fu chiaro il baratto in atto tra Palazzo Chigi e il leader di Forza Italia: tutela dell’impero di famiglia, in cambio di sostegno più o meno sottobanco all’esecutivo, specie al Senato, dove i numeri per la maggioranza sono traballanti. Il segnale arrivava con la votazione da parte dei parlamentari azzurri del decreto per il salvataggio delle banche italiane, varato a dicembre. (Leggi anche: Caso Mediaset-Vivendi, in gioco reputazione del mercato)

Germania e Francia fanno protezionismo ipocrita

Agcom ha acceso anch’esso i fari sul caso Vivendi, notando come uno stesso soggetto non possa controllare due realtà così preponderanti del panorama delle telecomunicazioni in Italia, ovvero Mediaset e Telecom. Siamo sicuri che lo stesso comportamento sarebbe stato tenuto nei riguardi di un investitore nazionale e che, al contrario, non si sarebbe benedetta un’eventuale integrazione tra Cologno Monzese e l’ex monopolista della telefonia quale passo in avanti per la creazione di un colosso competitivo nell’ambito europeo delle tlc?

E’ di luglio la notizia, che la stessa Germania, altro campione del liberismo in funzione anti-Trump, ha approvato con decreto una norma, che consente al governo di bloccare la cessione a realtà straniere di qualsiasi azienda tedesca in possesso o con accesso a dati relativi alla sicurezza nazionale o a un’infrastruttura strategica. (Leggi anche: Doppio gioco Germania: liberale contro Trump, protezionista in casa)

Se vogliamo chiamare le cose per quello che sono, dovremmo ammettere che Germania e Francia si stanno chiudendo sul piano finanziario, pretendendo di ergersi a paladini del libero commercio contro l’amministrazione Trump. Un puro gioco di interessi, che non rispecchia in alcun modo divergenze ideologiche tra le due sponde dell’Atlantico.

Ma esiste un’altra ragione per dubitare sul grado di libertà del mercato in Europa. La stessa Fincantieri è partecipata dallo stato italiano al 71%, tramite Fintecna.

In altre parole, qui non vi è la difesa di un soggetto privato contro l’arroganza di Parigi, ma di un colosso statale italiano contro la pretesa dei francesi di porre sotto il controllo del loro stato una società considerata strategica. Siamo a “stato contro stato”, non a logiche di mercato, tant’è che a gestire il dossier non sono in queste settimane i dirigenti delle due-tre società coinvolte, bensì i governi di Roma e Parigi. E lo chiamano libero mercato.

 

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