Scissione PD e crisi governo, Renzi rottama l’Italia

Matteo Renzi si dimette da segretario del PD, mentre la minoranza dem è già con un piede fuori. Governo Gentiloni sempre più debole, da qui a fine legislatura l'Italia rischia la paralisi per le tensioni nella maggioranza.

di , pubblicato il
Matteo Renzi si dimette da segretario del PD, mentre la minoranza dem è già con un piede fuori. Governo Gentiloni sempre più debole, da qui a fine legislatura l'Italia rischia la paralisi per le tensioni nella maggioranza.

Il dado è tratto. Questione di ore o di giorni al massimo, e il PD va verso la scissione. La minoranza dem, che fa capo a Michele Emiliano, Roberto Speranza ed Enrico Rossi, dovrebbe a breve annunciare la formazione di un nuovo soggetto politico di sinistra, che punta a conquistare percentuali a due cifre, magari stringendo un’alleanza con Nichi Vendola e compagni.

Nel tentativo di mettere nell’angolo gli oppositori interni, Matteo Renzi si è dimesso da segretario. Obiettivo: vincere il congresso a marzo e le successive primarie di aprile, in modo da presentarsi forte all’appuntamento con le amministrative di maggio-giugno. L’unica certezza in questo marasma politico desolante è l’indebolimento del governo Gentiloni, che se proprio per le vicissitudini interne al PD è destinato a durare fino alla fine della legislatura, al peggio di quest’anno, da qui in avanti sarà sempre meno nelle possibilità di fare alcunché.

Non sappiamo, a onor del vero, se Renzi riuscirà a tenere salda la leadership del partito depurato dalle minoranze di sinistra. Finora, egli ha potuto contare sulle truppe parlamentari di Dario Franceschini e di Andrea Orlando, che anche in questo fine settimana appena trascorso hanno recitato il ruolo dei sostenitori e pacieri. Difficile, tuttavia, escludere che non abbiano giocato allo sfascio, ovvero a spingere l’ex premier a dimettersi dalla carica di segretario, magari nella speranza che una reggenza nelle loro mani possa più facilmente portare a una sostituzione della leadership, attraverso una revisione delle regole per correre per la segreteria. (Leggi anche: Congresso PD, Renzi scende e Orlando sale)

Governo Gentiloni debole

Dicevamo, il governo Gentiloni dovrebbe durare fino a fine legislatura, salvo incidenti parlamentari, ma sarà più debole. In effetti, più che di una buona notizia, per esso sarà quasi una condanna. La minoranza dem, quand’anche restasse nel PD, d’ora in poi si renderà visibile agli italiani, uscendo allo scoperto in Parlamento su tutti quei provvedimenti sensibili per l’elettorato di sinistra.

E così, aspettiamoci che saranno inaspriti i toni dello scontro con Bruxelles sulle misure di austerità richieste, ovvero i 3,4 miliardi di euro di manovra correttiva dei conti pubblica da varare entro poche settimane.

Il peggio arriverà nel primissimo autunno, quando il premier Paolo Gentiloni e il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovranno reperire i 20 miliardi per evitare la stangata dell’IVA, che si avrebbe scattando le clausole di salvaguardia. (Leggi anche: Manovra conti pubblici, Renzi scherza col fuoco)

Tensioni politiche mettono a rischio permanenza nell’euro

I renziani giocheranno ad escludere aumenti delle tasse, ma la minoranza dem/nuovo soggetto di sinistra vorrà evitare tagli alla spesa pubblica. Risultato: la paralisi. L’Italia è sempre meno credibile agli occhi degli eurocrati e dei mercati e già da oggi potremmo assistere a un allargamento dello spread e a una risalita dei rendimenti dei BTp.

La ripresa economica italiana, in sé fragile e persino in fase di indebolimento, non si gioverà certamente delle tensioni politiche in giro per l’Europa, Francia in testa, nonché del caos nella maggioranza. Allo stato attuale, con questa legge elettorale confusa e incoerente tra Camera e Senato, ogni voto in meno al PD equivale a una probabilità in più per il Movimento 5 Stelle di arrivare al governo, esattamente quanto i mercati vorrebbero non vedere mai.

Il renzismo cercherà di salvare sé stesso da una possibile fine ingloriosa e anticipata rispetto alle ambizioni con una carica di ritrovata demagogia sulle politiche fiscali, che nei fatti non avrà molto da invidiare al populismo degli euro-scettici. Il progetto europeo sarà difeso solo a parole, ma nella sostanza ne saranno bombardato tutti i presupposti, a partire dall’equilibrio dei conti pubblici. La nostra permanenza nell’Eurozona sarà sempre più messa in discussione nei prossimi mesi. D’altronde, se questa sarebbe il governo dei “responsabili”, immaginiamoci se si dovessero spalancare le porte alle forze anti-euro. (Leggi anche: Italia fuori dall’euro, decisivi i prossimi 12 mesi)

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,