Sciopero generale di CGIL e UIL per dimostrare che i sindacati ancora esistono

CGIL e UIL hanno indetto uno sciopero generale senza una reale motivazione alla base, se non di dimostrare che ci sono ancora

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Sciopero generale di CGIL e UIL

Per la giornata di domani, CGIL e UIL hanno proclamato lo sciopero generale di otto ore con tanto di manifestazione a Roma. All’iniziativa non partecipa la CISL, il cui leader Luigi Sbarra non ritiene vi siano le ragioni per una mobilitazione contro il governo Draghi. Alla base dello stato di agitazione c’è la manovra economica, che le due sigle sindacali vedono come largamente insufficiente per lavoratori e pensionati. Ad avviso di Maurizio Landini e Pierpaolo Bombarderi, il governo non offrirebbe risposte su fisco, pensioni, scuola, politiche industriali, delocalizzazioni, giovani, donne e non autosufficienza. Insomma, tutto lo scibile umano.

Di certo, a Palazzo Chigi non l’hanno presa bene. Nessuno tra i ministri e lo stesso premier si aspettava una simile mossa. Lo sciopero generale in una fase così delicata appare immotivata e irragionevole agli occhi della maggioranza, dove sottovoce un po’ tutti gli esponenti dell’esecutivo fanno notare quanto si sia già fatto moltissimo proprio per i lavoratori e le pensioni. Tra l’altro, ben 7 degli 8 miliardi di euro destinati al taglio delle tasse andranno proprio ai lavoratori. I pensionati beneficeranno anche dell’innalzamento della “no tax area”.

Non è un mistero che i sindacati siano rimasti delusi anche dal metodo usato dal governo per discutere con loro sulle pensioni, in particolare. Una semplice consultazione, non un vero negoziato. Chiedono, quindi, che si torni alla vecchia concertazione, pur senza nominarla. Fatto sta che domani CGIL e UIL manifesteranno contro la sfiga. Non si potrebbe definire altrimenti lo sciopero generale più sconclusionato sin qui proclamato. Probabile che, complice la pandemia, si rivelerà un flop. Ma Landini e Bombarderi hanno altri obiettivi che non quelli di portare a casa risultati a favore degli iscritti: dimostrare loro di esistere ancora.

Sciopero generale ridicolo, non ci sono motivazioni

Vi abbiamo già spiegato in un altro articolo quanto stucchevole appaia protestare contro il ritorno alla legge Fornero, entrata in vigore nel 2012 senza che i sindacati mossero al tempo un dito. Anche allora vi era un clima di emergenza nazionale per la crisi dello spread. Tuttavia, non è che oggi le cose vadano meglio. L’economia italiana sta rimbalzando dopo il peggiore collasso patito nella sua storia moderna, mentre la pandemia continua a minacciare il ritorno alla normalità. Insomma, uno sciopero generale a distanza di dieci anni è quanto di più ridicolo vi sia. Ma, per l’appunto, i sindacati devono dimostrare di esistere, di essere capaci di segnare un punto, di smuovere le acque.

Il problema di fondo resta l’assenza più totale di credibilità. Siamo l’unica economia europea ad avere assistito a un calo dei redditi dall’inizio del millennio. Abbiamo la più alta età pensionabile ufficiale, pur dribblata da leggi e leggine di ogni tipo a favore di chi sa strillare più forte. La fuga dei giovani all’estero è diventato un fenomeno a dir poco strutturale e crescente nel tempo. Adesso, ci si mette l’inflazione a zavorrare il potere d’acquisto delle famiglie. In tutto questo marasma, i sindacati praticamente non hanno avuto alcunché da proporre o obiettare. Sono stati gli scendiletto dei governi “amici” e i cani irragionevolmente rabbiosi contro quelli invisi, senza essere riusciti a incassare alcun risultato, se non quello di confermarsi un’appendice della politica nel mondo del lavoro.

Ma lo sciopero generale di domani nasce monco. L’unità sindacale è imprescindibile per la buona riuscita della mobilitazione. Le spaccature avvantaggiano la controparte. La CISL non si è tirata fuori perché più responsabile, ma in quanto coltiva percorsi politici diversi. Se CGIL e UIL guardano a sinistra per cercare di rianimare un’area ormai definitivamente appiattitasi sulle posizioni governiste, la CISL punta al centro nella convinzione di partecipare alla spartizione dell’eventuale torta in uno scenario post-draghiano.

A nessuno interessano gli aumenti salariali, l’occupazione, la sostenibilità e l’equità del sistema previdenziale, il sostegno a giovani e donne nel mercato del lavoro. Quella di domani sarà un’indegna sceneggiata pre-natalizia.

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