Sciopero dei benzinai, l’Italia rischia di restare senza carburante

Che cosa succederà ai benzinai a fin novembre e perché si rischia di rimanere senza carburante.

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Sciopero dei benzinai, l'Italia rischia di restare senza carburante

A partire dal 27 novembre le aperture notturne delle stazioni di servizio presenti sulla rete autostradale italiana verranno sospese. Stessa sorte toccherà anche alle aperture diurne, stavolta a partire da lunedì 30 novembre. Lo sciopero è stato annunciato da Confcommercio, Figisc-Anisa, Fegica Cisl e Faib Confesercenti, attraverso una lettera inoltrata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (la missiva è stata ricevuta anche dai ministri dell’attuale governo in carica). Alla base della protesta dei benzinai “l’azzeramento delle vendite a fronte del mantenimento dei costi fissi non garantirà l’apertura degli impianti con continuità e regolarità”.

Le richieste dei benzinai

Tra le richieste dei benzinai la possibilità di rendere flessibili gli orari di servizi, mettendo un minimo di 40 ore settimanali, con l’aggiunta della “sospensione con turnazione” dalle 22 alle ore 5 del mattino seguente. Inoltre, figura anche la richiesta ad affrontare seriamente i comportamenti illegali diffusisi a macchia di leopardo sul territorio nazionale negli ultimi anni. Un’altra proposta avanzata dal settore è quella di destinare un tot di risorse per gli investimenti a sostegno della transazione energetica, che in questi ultimi mesi sta avendo una forte accelerazione in Europa e nel mondo.

Le perdite dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti

La pandemia di Covid-19 non ha messo in ginocchio soltanto il settore turistico e quello della ristorazione, ma anche i gestori degli impianti di distribuzione carburanti. Quest’ultimi devono infatti fare i conti con perdite fino al 90-95 per cento sulla rete autostradale, percentuali che si riferiscono alle zone rosse e a quelle arancioni, mentre sulla rete ordinaria sono stati raggiunti picchi compresi tra il 70 e 80 per cento. La denuncia arriva dal numero uno della Faib Confesercenti Martino Landi, che ha esposto la situazione drammatica durante una recente audizione in Commissione attività produttive a Montecitorio, con accanto i rappresentanti di Fegica Cisl, e Figisc Confcommercio.

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