Schroders: crescita globale ai picchi, inflazione in aumento

Commento di outlook per l’economia globale a cura di Keith Wade, Chief Economist e Strategist, Schroders

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento di outlook per l’economia globale a cura di Keith Wade, Chief Economist e Strategist, Schroders

La crescita economica globale rimane solida, ma per la prima volta da settembre 2016 abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni per il 2018, dal 3,5% al 3,4%. Questo riflette in gran parte un inizio d’anno a rilento in molte economie, l’aumento dei prezzi del petrolio e le maggiori preoccupazioni sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Ci aspettiamo che queste ultime proseguano nel 2019 e che pesino sul commercio e sulle spese in conto capitale, senza tuttavia determinare lo scoppio di una guerra commerciale su larga scala. Attualmente, prevediamo una crescita del 3,2% nel 2019 (in precedenza la stima era al 3,3%), con un rallentamento del ritmo dell’attività economica nel corso dell’anno.

Nel frattempo, abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime sull’inflazione per il 2018 al 2,7% (dal 2,4%) in gran parte a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio. Negli Stati Uniti, che stanno raggiungendo la piena capacità, ci aspettiamo ancora che l’inflazione core aumenterà nei prossimi due anni.

Sul fronte monetario, le Banche centrali dei mercati sviluppati dovrebbero restringere le proprie politiche durante il periodo in analisi, sulla scia della Federal Reserve. A tal proposito, ci aspettiamo che l’Istituto di Washington proceda con altri due rialzi di 25 punti base quest’anno e con due ulteriori in quello successivo, con i Fed fund che dovrebbero quindi raggiungere il 3% entro la metà del 2019. La Banca centrale europea dovrebbe invece concludere il QE nel quarto trimestre del 2018 e aumentare il costo del denaro per tre volte nel 2019, ponendo fine all’era della politica dei tassi negativi nell’Eurozona. Ci aspettiamo poi che la BoJ riveda i propri obiettivi di controllo della curva dei rendimenti nel quarto trimestre dell’anno, in quanto l’aumento dei rendimenti a livello globale mette sotto pressione il target dello 0% per i JGB decennali.

Al contrario, l’ inflazione più bassa e le preoccupazioni sulla liquidità indicano che Pechino punta dalla parte opposta, con la Banca popolare cinese (PBoC) che sta allentando il coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) e abbassando i tassi di riferimento. Il costo del denaro dovrebbe infine aumentare in India nel 2018 e in Brasile nel 2019. In questo contesto, il dollaro dovrebbe rafforzarsi ulteriormente nel breve periodo, prima di indebolirsi nel 2019 quando le Banche centrali al di fuori degli Stati Uniti inizieranno a restringere la propria politica monetaria.
Infine, non vediamo rischi di una recessione negli Stati Uniti all’orizzonte, il che significa che l’attuale ciclo economico dovrebbe diventare il più lungo dal periodo 1991-2001. Tuttavia, sebbene questa sia una notizia da celebrare, sembra improbabile che l’espansione americana possa andare avanti ancora a lungo a mano a mano che ci si avvicina alla fine del decennio. Una politica monetaria più restrittiva e la fine dello stimolo fiscale lascerà un buco nella domanda statunitense nel 2020, il che renderà altamente probabile una recessione. Ciò sarebbe coerente con un ulteriore appiattimento e inversione della curva dei rendimenti dei Treasury nel 2019.

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