Schiaffo al Made in Italy: cosa mangeremo senza saperlo

Tanti saluti al Made in Italy: dal 1 febbraio i marchi saranno esentati dal dichiarare la provenienza della materia prima nell'etichetta della confezione.

di , pubblicato il
Tanti saluti al Made in Italy: dal 1 febbraio i marchi saranno esentati dal dichiarare la provenienza della materia prima nell'etichetta della confezione.

Dal 1° febbraio di quest’anno entrerà in vigore un nuovo Regolamento dell’Unione Europea che, sulla carta, rappresenta uno schiaffo al Made in Italy. L’attenzione riposta a quello che troviamo sulle nostre tavole ogni giorno è da sempre alta, come dimostra il recente caso riguardante il novel food. Quest’ultimo, come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, sta incontrando più di un ostacolo per trasformarsi in una vera rivoluzione culinaria anche nel nostro Paese. In tanti diranno “per fortuna”, per altri invece il rammarico continua ad esserci. Tra poco meno di due settimane però la discussione sarà tutta incentrata sul Made in Italy. Il motivo è presto spiegato.

Cosa mangeremo senza saperlo

Nell’ordine delle idee dell’Unione Europea, la nuova normativa dovrebbe regolare la questione relativa ai prodotti confezionati in uno specifico Paese ma realizzati con materia prima straniera. Per fare un esempio, possiamo riferirci alla pasta. Poniamo il caso che siamo in Germania e vogliamo acquistare una confezione di spaghetti. La materia prima, cioè il grano, arriva dall’Italia. Il riferimento al Made in Italy, in questo caso, è dato soltanto da uno o più tricolori che compaiono per magia sulla confezione, nonostante il tutto sia prodotto in realtà nel Paese tedesco. Ma non c’era l’obbligo di dichiarare la provenienza della materia prima? In questo caso no, perché i marchi (nell’esempio specifico Pasta Miracoli) sono esentati dall’applicazione delle nuove norme. Tanti saluti al Made in Italy eccetera. L’esempio della pasta può essere poi esteso poi ad altre materie prime per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo, come ad esempio mozzarella, olio, formaggio, mortadella, prosciutto e latte a lunga conservazione.

Cibo scaduto a prezzo stracciato: l’idea contro l’economia dello spreco

Allo stesso modo, saranno esentati dal dichiarare la provenienza della materia prima nell’etichetta della confezione sia le denominazioni generiche sia le Igp, acronimo per “Indicazioni geografiche protette”. Chi è tenuto, allora, ad informare il consumatore sull’origine della materia prima con cui è stato realizzato il prodotto che acquista? Soltanto coloro che riportano nella confezione, in chiaro, la scritta Made in Italy. Quest’ultima, però, può essere facilmente aggirabile. Tanto basta un Tricolore o una coccarda italiana.

Leggi anche: Il Made in Italy, come strumento di diversificazione in ottica di Impact Investing, secondo Stefano Bettinelli

Argomenti: , , ,