Scenario Jamaica in Germania, a Berlino regnerà solo tanta confusione

Coalizione Jamaica per la Germania, dove nei prossimi anni regnerebbe così l'incertezza sul ogni tema-chiave, dall'economia agli esteri, dalla Brexit alla Turchia, passando per la crisi russa.

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Coalizione Jamaica per la Germania, dove nei prossimi anni regnerebbe così l'incertezza sul ogni tema-chiave, dall'economia agli esteri, dalla Brexit alla Turchia, passando per la crisi russa.

Metti insieme i colori nero, giallo e verde e ottieni la bandiera della Jamaica. Forma una maggioranza di governo tra conservatori, liberali e ambientalisti e avrai un bel po’ di confusione. Lo spettro di una coalizione tra i tre schieramenti in Germania si è fatto molto concreto domenica sera, quando la cancelliera Angela Merkel ha scoperto di avere rivinto le elezioni per la quarta volta di fila con il peggiore risultato dal 1949 per il suo centro-destra, la CDU-CSU. E’ stato, invece, un boom al 10,5% per i liberali dell’FDP, che tornano al Bundestag dopo un quadriennio senza un seggio, mentre i Verdi hanno semplicemente tenuto i consensi del 2013, attestandosi a quasi il 9%. Dopo che i socialdemocratici si sono tirati indietro, indisponibili a dare seguito alla Grosse Koalition, non c’è tanta fantasia sulle alchimie politiche necessarie per formare il prossimo governo. Per quanto vi mostreremo di seguito, a Berlino rischia di governare più la confusione che un’idea precisa sul da farsi. (Leggi anche: Germania vuole evitare Jamaica, rischia una crisi istituzionale)

Se sul piano locale, conservatori e Verdi hanno già diverse esperienze amministrative insieme, sul piano nazionale siamo dinnanzi a un fatto inedito, i cui esiti appaiono tutt’altro che scontati. Conservatori e liberali sono stati per decenni partner di governo, l’ultima volta proprio sotto la Merkel tra il 2009 e il 2013, ma gli ambientalisti sono culturalmente un partito di centro-sinistra, con posizioni abbastanza divergenti con quelle degli altri due schieramenti.

Sarà confusione su economia ed Europa

Partiamo dalla politica economica: l’FDP di Christian Lindner è molto pro-business e ambisce a un taglio delle tasse da 30 miliardi di euro, pari all’1% del pil.

La CDU-CSU vorrebbe limitare l’abbassamento delle tasse a 15 miliardi, puntando a incrementare un po’ gli investimenti, specie a sostegno della scuola. I Verdi chiedono politiche di inclusione e propongono una conversione “green” dell’economia, incentivando l’acquisto delle auto elettriche e chiedendo la chiusura di 20 impianti di estrazione del carbone. Come i conservatori, si mostrano favorevoli a incentivare l’acquisto di una casa di proprietà, i cui tassi sono qui inferiore al 50% contro l’oltre 80% dell’Italia. I liberali sono contrari all’intervento dello stato su temi come i consumi, difendendo anche l’energia nucleare.

Europa: i conservatori si mostrano disponibili a intavolare trattative con la Francia sulla cosiddetta unione politica. In particolare, accetterebbero un ministro delle Finanze unico e un bilancio comune nell’Eurozona, anche se vogliono evitare che queste misure si traducano in maggiori oneri e rischi per i contribuenti tedeschi. I liberali sono decisamente contrari all’integrazione chiesta da Parigi, chiedendo la soppressione dell’ESM, il fondo di salvataggio permanente, nonché ribadendo la propria opposizione ai bailouts di banche e stati. A proposito della Grecia, poche ore fa il leader liberale Christian Lindner ha dichiarato che accetterebbe di erogare nuovi aiuti ad Atene, solo se il Fondo Monetario Internazionale restasse parte del comitato dei creditori, ovvero della cosiddetta Troika. I Verdi sono favorevoli all’unione politica, ma spingono per un trasferimento di risorse verso gli stati in crisi, mostrandosi solidali verso le economie più deboli dell’Eurozona. Sulla Grecia, essi sarebbero persino favorevoli alla cancellazione del debito in mano ai creditori pubblici, Germania in testa, cosa che per i liberali potrebbe avvenire solo uscendo dall’Eurozona. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così futuro alleato di Frau Merkel)

Brexit: tutti e tre gli schieramenti condividono la necessità di preservare la UE e di difenderla dal rischio di disgregazione, che è esploso l’anno scorso con il referendum britannico sul divorzio tra Londra e Bruxelles. Gli accenti sarebbero, anche in questo caso, diversi.

Liberali e parte dei conservatori spingerebbero per un accordo, in grado di mantenere l’accesso del Regno Unito nel mercato unico, essendo in ballo 50 miliardi di esportazioni tedesche nette all’anno verso l’economia UK. I Verdi avrebbero la posizione più dura contro Londra, mentre la cancelliera Angela Merkel si è mostrata personalmente pragmatica da un lato e necessariamente rigida dall’altro.

Idee poco chiare anche su esteri e difesa

Politica estera: liberali favorevoli a riallacciare un dialogo con la Russia. Lindner si è spinto a dichiarare oggi che “bisogna farsene una ragione dell’annessione della Crimea” e che serve tornare a parlare con Vladimir Putin per sostenere le relazioni economiche tra Germania e Russia. In ciò, potrebbero fare asse con i conservatori bavaresi del partito gemello della CDU di Merkel. Al contrario, i Verdi sono per una posizione dura contro Mosca sulle tensioni nella regione ucraina di Donbass, mentre i conservatori, pur essendo maggiormente inclini a trattare con Putin, devono tenere conto della leadership assunta sul tema dalla Germania in Europa e si mostrano relativamente duri con il Cremlino.

Conservatori e liberali sono contrari all’ingresso della Turchia nella UE. I Verdi sono favorevoli. D’altra parte, il loro leader Cem Ozdemir è proprio di origini turche e il suo partito prende buona parte dei consensi proprio tra la minoranza turca.

Politica commerciale: a tutela del modello economico tedesco e di quell’enorme avanzo commerciale da 253 miliardi di euro nel 2016, i liberali sarebbero i più favorevoli alla firma di trattati come il TTIP, mentre i Verdi si opporranno per salvaguardare i diritti dei consumatori ed evitare che vengano affievolite le normative ambientali. Nel mezzo i conservatori, i quali propendono, tuttavia, decisamente più per la firma che non per rigettare accordi di libero scambio con economie come gli USA. (Leggi anche: TTIP, Trump a sorpresa mette sotto pressione Merkel e Macron)

Politica sulla sicurezza: conservatori e liberali hanno posizioni più rigide verso l’immigrazione, entrambi contrari a concedere la cittadinanza automaticamente a chi nasce in Germania (“ius soli”).

I Verdi, al contrario, chiedono che venga rilasciata a tutti i nati sul suolo tedesco e mostrano disponibilità a una maggiore accoglienza. Lindner si è detto favorevole, in piena campagna elettorale, a rimandare a casa tutti gli immigrati non assimilabili e che non hanno trovato un lavoro in Germania, pur precisando che la questione non riguarderebbe i richiedenti asilo. Verdi e liberali, invece, potrebbero fare asse sulla protezione dei dati personali contro l’uso che ne farebbero le agenzie governative. Infine, i conservatori vorrebbero aumentare al 2% del pil la spesa militare, in modo da adempiere alle obbligazioni NATO, sollecitati in tal senso dall’amministrazione Trump, mentre i Verdi sono contrari ad aumentare la spesa per la difesa e i liberali potrebbero mettersi di traverso, se questo portasse a un rinvio del taglio delle tasse. (Leggi anche: Spese militari, quanto ci costa se Trump taglia i fondi alla NATO)

 

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