Scarpe Lidl, l’ombra del riciclaggio e delle bufale sui siti di e-commerce

Le sneakers della catena tedesca continuano a essere offerte sui siti di acquisti online a cifre impressionanti. Vediamo cosa potrebbe esserci dietro.

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Cosa succede con le sneakers Lidl?

Non si placano polemiche e sfottò sulle scarpe Lidl, vendute dalla catena di supermercati tedeschi a 12,99 euro e subito andate a ruba pressappoco in tutte le 660 filiali in Italia, così come sin dall’estate scorsa accade nel resto d’Europa. Sui siti di e-commerce principali si trovano parecchie offerte a prezzi di gran lunga superiori. Vi abbiamo dato conto nei giorni scorsi di rivendite proposte fino a 11.000 euro. Questa settimana, siamo tornati a monitorare due principali colosso di acquisti online per verificare l’andamento dei prezzi.

Su Amazon, abbiamo trovato solamente tre offerte, di cui una a 180 euro e due a 150 euro. Parliamo di prezzi di oltre 10 volte quello ufficiale nei punti vendita Lidl, anche se tutto sommato non destano scandalo. Semmai, resta il dubbio sul perché queste sneakers apparentemente non così gradevoli e il cui costo di produzione si aggira sui pochi euro possano attirare così tanto la clientela fino a farle spendere un multiplo dei 13 euro ufficiali.

Su eBay, la musica cambia. Troviamo numerose offerte, alcune anche “solo” di una settantina di euro, mentre altre attirano la nostra attenzione. C’è un paio di scarpe che viene offerto per la cifra ragguardevole di 11.490 euro. Un altro paio è offerto con la tecnica dell’asta a 12.150 euro, per il quale risultano pervenute numerose offerte, non possiamo sapere di quali importi.

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Cosa ci sarebbe dietro al boom dei prezzi online

Ora, abbiamo già scritto che il fatto che un venditore proponga un prezzo che sembri assurdo non significa che riesca a farselo pagare da qualcuno. In effetti, sorge il sospetto che molte offerte siano sostanzialmente bufale.

In pratica, si tratterebbe di burle di chi, vuoi per prendersi gioco dei creduloni, vuoi anche per spararla grossa con la speranza di portare a casa qualcosina, si diverta a fissare prezzi spropositati, anche solo per verificare cosa accada, fin dove i potenziali acquirenti vogliano spingersi realmente.

Potrebbe esservi dietro dell’altro, però, cioè il riciclaggio o pagamenti in nero. Tizio finge di vendere un paio di scarpe Lidl, che forse neppure possiede, per 10.000 euro o più. Caio finge a sua volta di essere disposto a spendere una tale cifra per acquistarle. Formalmente, i due concludono una compravendita relativa alle sneaker, ma nei fatti la cifra pagata da Caio a Tizio è stata una simulazione per “ripulire” o denaro sporco o per farlo emergere da un’attività in nero. Potremmo immaginare che Tizio abbia venduto effettivamente a Caio una partita di droga o che debba riscuotere una somma relativa a un lavoro irregolare prestato per sfuggire al fisco.

Ovviamente, questo discorso non vale solamente per le scarpe Lidl, ma va avanti da anni sui siti di e-commerce piccoli e grandi. Due parti possono fingere una compravendita di un PC o di un mobile usato per celare la reale intenzione di regolare tra loro un pagamento ingiustificato agli occhi del fisco e forse anche delle forze dell’ordine per il caso di attività illecite. Certo, dato il clamore suscitato dalla distanza tra queste offerte e il prezzo originario irrisorio del bene in oggetto dovremmo escludere che dietro vi siano attività di riciclaggio. Queste avvengono quasi sempre in sordina, non attirando le attenzioni di media e opinione pubblica.

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