Scarcerazione Totò Riina: la legge non è forse uguale per tutti? La Cassazione contro il giustizialismo populista

Diventa un caso l'intervento della Cassazione che invita alla scarcerazione di Totò Riina. Il problema è giuridico: la legge deve essere uguale per tutti?

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Diventa un caso l'intervento della Cassazione che invita alla scarcerazione di Totò Riina. Il problema è giuridico: la legge deve essere uguale per tutti?

Per comprendere una riflessione che potrà sembrare provocatoria, occorre iniziare dalla notizia, così come è stata data dall’Ansa:

Il “diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad ogni detenuto. Tanto più che fermo restando lo “spessore criminale” va verificato se Totò Riina possa ancora considerarsi pericoloso vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute. La Cassazione apre così al differimento della pena per il capo di Cosa Nostra, ormai ottantaseienne e con diverse gravi patologie. Il tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà dunque ora decidere sulla richiesta del difensore del boss che propone il differimento della pena o la detenzione domiciliare, richiesta sempre respinta. La Cassazione sottolinea che il giudice deve motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione” che va oltre la “legittima esecuzione di una pena”. Il collegio ritiene che non emerga dalla decisione del giudice in che modo si è giunti a ritenere compatibile con il senso di umanità della pena “il mantenimento in carcere di un ultraottantenne con duplice neoplasia renale, e stato neurologico altamente compromesso”.

La domanda è: la legge deve essere uguale per tutti oppure no? Come funziona davvero il nostro sistema penale?

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Scarcerazione Totò Riina: la Cassazione ha ragione se la legge è uguale per tutti

La sentenza della Corte di Cassazione è stata molto coraggiosa e non poteva non suscitare polemiche. Il primo elemento su cui invita a ragionare è il principio che regge l’intero diritto moderno: la legge è uguale per tutti. Un giudice non può ragionare come un uomo, a partire dalle proprie idee morali, deve applicare un principio oggettivo e paritario che va al di là della vendetta e del taglione: questo il senso del diritto. Ebbene, la legge deve applicarsi in maniera ‘identica’ per tutte le persone, anche per Totò Riina, che ha retto Cosa Nostra per vent’anni e che è implicato nelle stragi di Capaci e via D’Amelio, così come nell’omicidio del generale Dalla Chiesa.

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Il secondo elemento per cui la sentenza della Corte di Cassazione ricorda a tutti noi i fondamenti del diritto moderno e occidentale è che la pena non può e non deve essere crudele, perché la crudeltà rappresenta essa stessa un sopruso, e un delitto non può mai essere utilizzato per ‘punire’ un altro delitto. Si tratta dell’articolo 27 della Costituzione Italiana che sancisce senza se e senza ma che un qualunque prigioniero non può essere tenuto in condizioni che ledano la dignità umana. La Cassazione ricorda che non si tratta di giusto/ingiusto in senso morale, ma di legale/illegale in senso giuridico. Mantenere in carcere Totò Riina con tumori ai reni e in uno stato di completa prostrazione fisica è illegale, non moralmente giusto o ingiusto.

Perché la scarcerazione di Totò Riina mette in crisi la retorica giustizialista

Siamo un paese giustizialista: anche se, poi, a guardare bene, dietro le stragi di cui è protagonista Totò Riina, ci sono tanti personaggi pubblici che, però, non hanno ‘diritto’ alla medesima ‘crudeltà’. Il capo di Cosa Nostra ha agito in accordo con apparati di Stato: non sarà forse mai dimostrato pienamente, ma tutti sanno che è così. La sentenza della Corte di Cassazione, allora, capovolge il modo di vedere ‘classico’: innanzitutto, ricorda che la giustizia non serve per vendicarsi, non è un bastone ma una bilancia, che serve ad assicurare i diritti e non a tradirli; in secondo luogo, invita a restare ‘umani’: il principio ‘la legge è uguale per tutti’ significa che non esistono uomini di serie A e di serie B, che non esistono uomini che sono imperdonabili e altri che lo sono.

Il diritto è nato, come insegna Eschilo nella Oresteia, proprio per rompere il circolo vizioso della vendetta e dare inizio a una nuova era dell’umanità. La provocazione è servita: Totò Riina andrebbe scarcerato, se si crede ancora allo stato di diritto.

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