Scandalo prosciutto di Parma e San Daniele contraffatti: ecco le cose da sapere

Lo scandalo dei prosciutti di Parma contraffati continua a fare scalpore, una vicenda iniziata nel 2014.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Lo scandalo dei prosciutti di Parma contraffati continua a fare scalpore, una vicenda iniziata nel 2014.

Non accenna a diminuire lo sconcerto per lo scandalo che ha colpito il noto prosciutto di Parma e San Daniele che ha portato alla luce Il Fatto alimentare. Si parla di frode in commercio, falso, contraffazione dei marchi e truffa ai danni dell’Unione europea. La Procura di Torino ha posto sotto sequestro 140 allevamenti; 300mila pezzi di prosciutto sono stati sequestrati, di cui 220mila destinati appunto al noto prosciutto di Parma per un giro d’affari di 90 milioni di euro.

Una frode iniziata anni fa

Come già riportato nel nostro precedente articolo (Prosciuttopoli: bufera sui prosciutti di Parma e San Daniele dopo l’indagine de Il Fatto Alimentare) molti prosciutti venduti provenivano da maiali nati con il seme duroc, una razza non prevista nei consorzi nostrani. Due importanti istituti di certificazione ( l’Istituto Parma Qualità e l’Ifcq Certificazioni) sono stati commissariati per sei mesi dal Ministero delle politiche agricole, due aziende coinvolte avrebbero anche ammesso il misfatto e alla fine sono riuscite a vendere i pezzi di prosciutto senza il marchio Parma o San Daniele ottenendone il dissequestro. Parliamo al passato poiché i fatti hanno avuto inizio tempo fa, esattamente dal 2014, ma non erano mai venuti a galla o forse nessuno aveva dato importanza ad un fatto che riguarda, ancora una volta, il made in Italy e la sua salvaguardia.

Si tratta insomma di una truffa poiché i prosciutti venduti avevano provenienza da interi allevamenti del suino di razza duroc danese, un giro d’affari che avrebbe avuto inizio da un centro genetico di Torino, che per primo commercializzò lo sperma di maiale danese, e che nel corso del tempo ha assunto proporzioni importanti fino a coinvolgere allevatori, produttori e macellai. Gli allevatori, secondo quanto scrive Il Fatto Alimentare, sapevano di utilizzare razze non permesse ma il sistema consentiva vantaggi economici significativi. A parlare a Businnes anche Insider Tom Servetto,  avvocato di molti allevatori coinvolti nell’inchiesta il quale ha dichiarato:”Non prendiamoci in giro, le differenze tra i due tipi di animali sono evidenti: la verità è che tutti nella filiera sapevano. Anzi, gli allevatori erano costretti ad allevare i verri danesi perché il mercato pretendeva quel tipo di carne, più magra”.

Quali rischi per la salute

La contraffazione alimentare nel nostro paese continua ad essere un problema non da nulla. Di recente era stata la Coldiretti a lanciare l’hashtag #stopcibofalso mirando a chiedere “all’Europa di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti”. C’è poi il problema relativo al rischio per la salute, anche se in merito al caso Prosciuttopoli non si riscontrano danni per la salute piuttosto per il portafoglio; migliaia di italiani hanno infatti speso più soldi pensando di acquistare il prosciutto Di Parma mentre la realtà era ben diversa.

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Argomenti: Economia Italia, Inchieste alimentari e scandali economici

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