Titolo Mediaset nel mirino dei francesi, Berlusconi perderà il suo impero di famiglia?

La famiglia Berlusconi può davvero perdere la proprietà di Mediaset? Vediamo le varie ipotesi, ma Fininvest certamente ha da tremare.

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La famiglia Berlusconi può davvero perdere la proprietà di Mediaset? Vediamo le varie ipotesi, ma Fininvest certamente ha da tremare.

Quanto sta accadendo in questi giorni con il titolo Mediaset è un fatto inusitato per il nostro paese. C’è una grande famiglia del capitalismo italiano, che rischia di perdere il controllo del suo impero finanziario. Quella famiglia di cognome fa Berlusconi e il “pirata”, che vorrebbe soffiargli i gioielli da sotto il naso è un finanziere bretone, tale Vincent Bolloré, da anni amico delle sue potenziali vittime. D’altronde, non è la prima volta che questi sfila il controllo delle loro proprietà ad amici di famiglia. Negli anni Novanta era toccato a Edouard de Ribes, dopo che il Bolloré si impossessava della Banque Rivaud.

Che cosa sta succedendo al principale asset nelle mani di Fininvest, la holding controllata dai Berlusconi? Il gruppo mediatico francese Vivendi, ha annunciato martedì di voler salire dal 3,1% detenuto in Mediaset al 20%. E al termine della giornata di ieri aveva raggiunto tale percentuale. (Leggi anche: Mediaset, OPA ostile Vivendi? Biscione vola)

I precedenti tra Mediaset e Vivendi

Vivendi aveva siglato in aprile un accordo con Mediaset, che prevedeva il passaggio di proprietà dell’89% della controllata pay tv Premium ai francesi, nonché uno scambio azionario tra le due società. Qualche mese fa, la rottura. Bolloré, che di Vivendi è l’azionista di riferimento, non ha inteso rispettare i patti, dopo avere fatto analizzare i conti di Premium da una società indipendente, notando che questa non sarebbe in grado di raggiungere i target promessi nel periodo promesso. Ne è nata una battaglia a colpi di carte bollate, ancora solo agli inizi.

Nel frattempo, Cologno Monzese non è rimasta a guardare e ha intensificato i contatti con Rupert Murdoch, il magnate australiano a capo del colosso mondiale Sky, mentre da pochi giorni ha stretto una partnership con un altro colosso nascente, Netflix, per la distribuzione fuori dall’Europa della sua ultima produzione, quella sulla vita di Papa Francesco.

Per l’Europa, invece, i diritti li vanta proprio Vivendi. (Leggi anche: Offerte Mediaset Premium Natale 2016)

 

 

 

 

Scalata ostile di Vivendi su Mediaset

Che significato ha la salita dei francesi fino all’attuale quinto del capitale di Mediaset, quando i loro rapporti con la famiglia Berlusconi si sono interrotti da settimane? Evidentemente, c’è odore di scalata “ostile”, per dirla non solo con le parole, pur misurate, utilizzate dallo stesso ex premier, ma anche con quelle del ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, che a mercati chiusi, ieri è intervenuto sulla vicenda, rimarcando la perplessità del nuovo governo Gentiloni.

Calenda ha sostenuto, che le modalità con cui Vivendi è salita in due giorni dal 3% al 20% del capitale di un’azienda “strategica” non sarebbero state appropriate, pur rassicurando che saranno rispettate le regole del mercato. Nel frattempo, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per l’ipotesi di manipolazione del mercato, su esposto proprio della famiglia Berlusconi.

La composizione dell’azionariato Mediaset

E Silvio Berlusconi si è fatto sentire ieri, dopo avere fatto il punto con i suoi più stretti collaboratori ad Arcore, mettendo in guardia i francesi, che non intende perdere il controllo della sua proprietà più importante. Ma sono solo parole o rischia davvero di non essere più il controllante del più grande gruppo televisivo italiano?

Fininvest detiene il 39,775% del capitale di Mediaset (ha acquistato l’1,4% del capitale questa settimana), ma un altro 3,8% è detenuto dalla controllata in forma di azioni proprie. In virtù di una delibera del cda della primavera scorsa, le azioni proprie potranno salire fino al 10% del capitale. Pertanto, qualora le cose si mettessero davvero male per i Berlusconi sul fronte del controllo, questi potrebbero contare sul rastrellamento di un altro 6,2% di capitale in borsa da parte della stessa società, portando al 49,8% il peso complessivo di Fininvest.

 

 

 

 

Decisivi i fondi stranieri

In teoria, il capitale rimanente sarebbe pari al 50,2%, appena sufficiente per sfilare il controllo, ma sarebbe un’ipotesi assai improbabile, considerando che Fininvest potrebbe ancora portarsi fino al 39,999% senza obbligo di OPA e che appare quasi impossibile pensare che il restante 50% del capitale venda tutto a Vivendi, anche perché i dati sull’azionariato dell’ottobre scorso ci dicono che il canale retail, quello dei piccoli investitori, rappresenti solo il 15% delle azioni. Resta da vedere, però, quanti di questi abbiano già venduto ai francesi.

Il grosso del capitale non di controllo si trova nelle mani di fondi stranieri, come l’8-9% di Mackenzie e Fidelity, i cui rapporti con la famiglia Berlusconi non sono esattamente rose e fiori, ma con cui resta sempre possibile intavolare una trattativa per evitare che vendano ai Vivendi.

Mediaset non è molto scalabile

Sorge un dubbio: come mai Bolloré, sapendo che Mediaset sarebbe teoricamente poco o per nulla scalabile, ha ugualmente deciso di sfidare i Berlusconi? Due le ipotesi: o intende far tremare le gambe alla famiglia dell’ex premier e ai suoi manager, in modo da dissuaderli dal portare avanti la battaglia legale contro di lui sul caso Premium, oppure spera realmente di potersi giocare le sue carte di di spodestare gli azionisti di riferimento dal controllo.

Se fosse vera quest’ultima ipotesi, implicherebbe un patto segreto tra Vivendi e i fondi stranieri presenti nel capitale, confidando che i piccoli azionisti vendano al primo boato dei prezzi in borsa. E martedì, il titolo è schizzato del 31%, ieri è cresciuto di un altro 1%, mentre oggi crolla del 9% alle ore 10.

 

 

 

 

Intervento del governo anti-Vivendi?

D’altra parte, anche Fininvest ha le sue di carte. L’operazione è palesemente ostile e potrebbe spingere il governo a intervenire, vietando la cessione del pacchetto di maggioranza ai francesi, in difesa di un asset strategico nazionale. Per quanto opinabile, in Europa non sarebbe il primo caso.

La stessa Francia si chiude spesso a riccio per impedire che investitori stranieri rilevino la proprietà di molte sue imprese di grandi dimensioni.

Certo, un intervento del governo sarebbe solo l’ultima ratio, in assenza di alternative pratiche contro la perdita del controllo da parte della famiglia dell’ex premier. Sul piano politico, sancirebbe un’alleanza di fatto tra Forza Italia e la maggioranza, che allontanerebbe le elezioni anticipate. Ma questa è un’altra storia. (Leggi anche: Governo Gentiloni una provocazione, le chiavi del voto le ha Berlusconi)

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