Immigrazione e deficit, il compromesso che unirà Salvini a Frau Merkel

L'Europa guarda con attenzione alle proposte sull'immigrazione del governo Lega-5 Stelle e che potrebbero essere oggetto di scambio sul tema dei conti pubblici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'Europa guarda con attenzione alle proposte sull'immigrazione del governo Lega-5 Stelle e che potrebbero essere oggetto di scambio sul tema dei conti pubblici.

Potreste mai pensare che Matteo Salvini e la cancelliera Angela Merkel andranno d’accordo sul tema cruciale della lotta all’immigrazione clandestina? Eppure, sta già accadendo. Visitando la Nazionale tedesca in ritiro nel Trentino-Alto-Adige, domenica la seconda ha espresso vicinanza all’Italia sul tema, sostenendo che il nostro Paese è stato abbandonato dalla UE nella gestione del fenomeno. Parole molto simili a quelle pronunciate qualche mese fa dal presidente francese Emmanuel Macron all’indomani delle elezioni politiche italiane. Più in generale, tutta la UE si mostra abbastanza interessata ai programmi di Lega e Movimento 5 Stelle sulla lotta agli sbarchi clandestini.

Perché il governo Salvini-Di Maio finirà per essere più amico della Merkel che di Macron

Oggi, il Consiglio dei ministri degli Interni della UE nel Lussemburgo affronterà proprio il tema dei ricollocamenti dei migranti tra gli stati membri e all’appuntamento i rappresentanti si presentano divisi tra chi sostiene la proposta della Commissione di mantenere le previsioni dell’Accordo di Dublino sull’accoglienza a carico degli stati di approdo, semmai sanzionando con 30.000 euro per ciascun migrante non accolto le capitali che non rispettassero le quote loro assegnate e chi, invece, sarebbe per un approccio simile a quello invocato dall’Europarlamento, ovvero di smistare i migranti tra gli stati per non fare pesare la gestione del fenomeno solo sulle spalle degli stati di approdo, nel caso specifico di Italia e Grecia.

Le proposte contenute nel programma penta-leghista piacciono a Bruxelles. Salvini vorrebbe accelerare le procedure di espulsione dei quasi 600.000 migranti presenti in Italia e che sono risultati sprovvisti del diritto di accoglienza. Ciascun rimpatrio costerebbe all’incirca 3.000 euro, per cui il costo totale ammonterebbe a 1,8 miliardi, denaro che la UE avrebbe intenzione chiaramente di mettere a disposizione di Roma, trattandosi di un’operazione compiuta in nome di tutto il continente. L’aspetto più interessante che colpisce positivamente Merkel, Macron, le altre cancellerie e i commissari riguarda, però, la volontà del neo-ministro dell’Interno di potenziare i centri di detenzione per ospitare gli immigrati clandestini che andranno espulsi, allungando da 3 a 18 mesi il periodo massimo di detenzione entro cui effettuare i rimpatri e aumentandone il numero, data la capienza di appena 1.500 migranti al massimo per ciascun hotspot.

All’Europa piace la lotta ai clandestini di Salvini

Non solo, Salvini vorrebbe che questi centri fossero creati presso i porti in cui avvengono gli sbarchi, in modo che i clandestini non arrivino a mettere piede concretamente nel territorio nazionale. Una proposta che piace all’Europa, non fosse altro perché ridurrebbe drasticamente il rischio che flussi incontrollati varchino le nostre frontiere, dirigendosi nel centro e nel nord del continente. Infine, sempre il ministro punta a differenziare le procedure di asilo tra chi proviene da stati in guerra o che presentino rischi seri per le vite dei suoi abitanti, come la Siria, e chi scappa per ragioni non legate a pericoli imminenti. Anche questa idea risulta ben accolta dalle istituzioni comunitarie.

Quest’oggi, Salvini non sarà presente al vertice europeo sulla sicurezza, dato che il governo Conte si appresta solo stasera a ricevere la fiducia del Senato, per cui sarebbe quasi uno sgarbo istituzionale presenziare a eventi internazionali senza avere ancora ottenuto il via libera del Parlamento. Resta la novità assoluta di un compromesso in atto tra Roma e Bruxelles sul capitolo cruciale dell’immigrazione, che in teoria sarebbe tra i più sensibili nel creare divisioni tra le due parti. All’Europa stuzzica non poco l’idea che l’Italia faccia il lavoro sporco per tutti, facendo la voce grossa con il Nord Africa (vedasi le polemiche in corso con la Tunisia) e pressione, in particolare, sulla Libia.

Se le nostre navi militari venissero impiegate per creare un muro nel Canale di Sicilia e alle Ong arrivasse forte il monito sui limiti che dovranno porsi nell’assistere i migranti nelle acque del Mediterraneo, alla fine ad approfittarne sarebbero tutti gli stati comunitari. E sappiamo quanto il fenomeno dei flussi incontrollati abbia inciso negativamente sulla stabilità politica, persino nella Germania di Frau Merkel, dove i consensi per i due partiti tradizionali sono crollati ai minimi da 70-80 anni alle elezioni federali di un anno fa.

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Immigrazione versus deficit

Italia come poliziotto d’Europa, in cambio di cosa? Chiedete a Salvini e al suo collega di governo, Luigi Di Maio, cosa serva loro e la risposta che vi sentirete dare è la seguente: margini sui conti pubblici. La UE ci concederebbe nuova flessibilità fiscale, la quale sarebbe più che necessaria al governo Conte per iniziare a implementare parte del programma, specie sui tre punti salienti dell’accordo Lega-5 Stelle di maggio: flat tax, reddito di cittadinanza e abrogazione parziale della legge Fornero. E che dire dei 12,5 miliardi per bloccare le clausole di salvaguardia nel 2019, quelle che farebbero lievitare le aliquote IVA al 24% e all’11,5%, se scattassero dall’1 gennaio in assenza di coperture?

Come sappiamo, la lista delle misure a carico del bilancio pubblico è lunga e onerosa. Non tutta potrà essere attuata, almeno non nell’immediato. Il nuovo governo, però, non potrà limitarsi per molto tempo ai soli proclami e dovendo portare a casa qualche risultato tangibile dovrà trovare un’intesa con Bruxelles. Lo scambio sta avvenendo già: lotta all’immigrazione e più deficit. Come tradurre la seconda parte del baratto non è ancora chiaro. All’Italia potrebbe essere concesso di escludere gli investimenti a sostegno della crescita dal computo del deficit e/o potrebbe essere riconosciuto un “output gap” maggiore di quello sinora stimato, con la conseguenza che il deficit massimo autorizzato in rapporto al pil salirebbe. E chissà che non si trovi persino un accordo per rinviare per l’ennesima volta l’entrata in vigore delle clausole di salvaguardia. Rinunce forti da parte della Commissione, ma del resto quali alternative avrebbe se non di fare salire la temperatura dello scontro con la terza economia dell’Eurozona, rischiando contraccolpi enormi sulla credibilità e la tenuta della moneta unica?

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Debito pubblico italiano, Economia Italia, Politica, Politica italiana

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