Sassoli rilancia il tema della cancellazione del debito in mano alla BCE

Può una banca centrale cancellare il debito di uno stato? Vediamo se la proposta del presidente dell'Europarlamento sia tecnicamente fattibile.

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La cancellazione del debito della BCE

Vi ricordate quando ad essere messo nel mirino della stampa vi era l’economista della Lega, Claudio Borghi, sostenitore della necessità che la BCE cancelli prima o poi i debiti degli stati iscritti nel suo bilancio? Ebbene, non avremmo mai pensato che una simile proposta, che fece stracciare le vesti proprio la stampa progressista, a distanza di un paio di anni veda la stessa correre a sostegno di una del tutto simile lanciata niente di meno che dal presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, esponente del Partito Democratico.

In un’intervista con Repubblica, ha sostenuto che l’idea che la BCE cancelli i debiti degli stati dell’Eurozona scaturiti dall’emergenza Covid sia “interessante”, aggiungendo che le emissioni comuni di debito dovrebbero essere rese strutturali con la creazione di un “Tesoro comune” nell’unione monetaria. Inoltre, ha spiegato che il MES sanitario così com’è non funziona, in quanto guardato con sospetto da tutti i governi. Per questo, ha proposto che venga ricondotto in capo alla Commissione europea, in modo da rendere i 400 miliardi stanziati per l’emergenza Covid realmente a disposizione dei governi.

Tornando all’ipotesi di cancellazione dei debiti, cosa accadrebbe se la BCE la attuasse? E, soprattutto, come avverrebbe tecnicamente tale cancellazione? Prima di spiegarlo, dobbiamo sapere che la BCE aveva a bilancio alla fine di ottobre circa 2.820 miliardi di euro di debito pubblico emesso dai 19 stati dell’Eurozona, di cui quasi 510 miliardi dell’Italia. Sono titoli di stato acquistati nel corso degli anni attraverso il programma monetario noto come “quantitative easing”, a cui quest’anno si è aggiunto il PEPP per combattere l’emergenza Covid sui mercati finanziari.

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La cancellazione dei debiti in mano alla BCE

Quando parliamo di cancellare un debito, dobbiamo sempre tenere presente che esso sia il credito di qualcun altro.

Se decidessimo di liberarci all’improvviso del fardello del debito pubblico italiano, semplicemente smettendo di ripagarlo alle scadenze, da un lato potremmo anche essere contenti come cittadini-contribuenti, dall’altro rischieremmo di finire in miseria per i meccanismi perversi che si scatenerebbero: le banche creditrici subirebbero grosse perdite e non presterebbero più denaro, sempre che riuscissero a sopravvivere finanziariamente e che lo stato non si trovasse paradossalmente costretto a ricapitalizzarle con denaro pubblico, ricreando il debito da poco cancellato; i fondi d’investimento fuggirebbero dall’Italia e lo stato non potrebbe più chiudere i conti pubblici in passivo, perché nessuno gli presterebbero più i capitali necessari a finanziare il deficit; le famiglie che hanno investito nei BTp perderebbero il loro denaro, etc.

E il debito in possesso della BCE? Anche Francoforte figura come creditore dei governi dell’area, per cui la cancellazione del debito per essa implicherebbe il sostenimento di una grossa perdita. Ma la banca centrale è un debitore particolare, perché detiene il monopolio di stampare moneta. Se i 2.800 miliardi e rotti di debiti venissero ad un tratto cancellati, cioè i governi smettessero di ripagarli, la BCE a bilancio dovrebbe registrare una passività tale da finire con un patrimonio netto negativo. Nessuna società privata potrebbe operare con un patrimonio netto in rosso; per la BCE sarebbe, però, diverso. Essa avrebbe il modo di stampare il denaro con cui ricapitalizzarsi.

Tutto a posto? In realtà, vi sono almeno due ordini di problemi. Il primo riguarda la credibilità che una BCE così “generosa” con i suoi debitori avrebbe sui mercati. Se gli investitori fiutassero il rischio di una politica monetaria tesa a coprire ogni sorta di debito originato negli stati dell’euro, prima o poi inizierebbero a porsi una domanda, ovvero se una siffatta banca centrale fosse ancora capace di controllare la massa monetaria in circolazione e se, quindi, riuscisse a centrare l’obiettivo della stabilità dei prezzi.

Ad onor del vero, questa prospettiva si configura quale comune un po’ per tutte le grandi banche centrali, per cui la condizione in cui la BCE verserebbe con l’eventuale cancellazione dei debiti sarebbe la medesima della Federal Reserve, della Banca d’Inghilterra e della Banca del Giappone, tanto per citare le maggiori. In sostanza, un’azione coordinata tra i grandi istituti eviterebbe che si creasse uno stigma a carico di uno solo tra loro.

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I problemi di natura politica

Anche ammesso che si arrivasse a una simile soluzione, il problema che la BCE avrebbe dinnanzi a sé sarebbe politico. A differenza delle altre banche centrali, l’Eurotower gestisce la politica monetaria di 19 stati indipendenti e con politiche fiscali coordinate, ma autonome. Cancellare i debiti verrebbe percepito come un anatema nel Nord Europa. La Germania in testa vi vedrebbe il tentativo degli stati fiscalmente più deboli di scaricare i loro problemi di natura fiscale su un istituto, la cui credibilità si regge (anche) proprio sulla gestione virtuosa dei conti pubblici nel Nord Europa.

Spiacevole che possa sembrare dirlo, i tedeschi avrebbero ragione. Se i popoli e gli stessi governi desumessero che i debiti fossero solo sulla carta e sempre pronti ad essere cancellati con un clic del mouse nel caso di crisi, entrambi sarebbero portati a mettere in atto comportamenti da azzardo morale. I primi, in qualità di elettori, inizierebbero a premiare i programmi politici spendaccioni, i secondi li realizzerebbero senza grosse resistenze mentali, entrambi confidando che prima o poi la BCE li acquisti per eliminarli successivamente. Finiremmo nel disordine economico più assoluto. Perché mai chiudere i bilanci in pareggio? Anzi, perché mai dovremmo pagare le tasse, se possiamo finanziare i servizi totalmente a debito e successivamente farcelo condonare dalla banca centrale?

Scordiamoci che la cancellazione del debito da parte della BCE avvenga nelle modalità sopra indicate, perché appare politicamente insostenibile.

Le soluzioni più realistiche sarebbero altre. La più credibile, a nostro avviso, sarebbe la seguente: rinnovo automatico dei titoli in scadenza indefinitamente. Anzi, la BCE potrebbe spingersi di più per segnalare ai mercati finanziari che il debito degli stati sarebbe sostanzialmente solo formale, annunciando prima o poi la commutazione di almeno parte consistente dei bond in un maxi-bond perpetuo (senza scadenza) a bassissimo tasso d’interesse. Peraltro, per il solo gioco dell’inflazione un debito tende a svalutarsi nel corso degli anni, per cui peserà sempre meno sul PIL dello stato a cui fa riferimento. Un modo per dire che il debito non è stato cancellato, ma che nei fatti è come se lo fosse.

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