Sartori lascia il Corriere? Dopo le polemiche commenta “la Kyenge non è intoccabile”

Sartori potrebbe lasciare il Corriere della Sera dopo 50 anni di collaborazione: offeso per lo spostamento arbitrario del suo editoriale nelle colonne laterali

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
Sartori potrebbe lasciare il Corriere della Sera dopo 50 anni di collaborazione: offeso per lo spostamento arbitrario del suo editoriale nelle colonne laterali

Giovanni Sartori e il Corriere della Sera dopo l’articolo sul ministro Kyenge che porta la sua firma e che, secondo la sua accusa, è stato ridicolizzato dal quotidiano milanese. Il Corriere infatti ha declassato il pezzo all’ultima colonna di destra. E il professore universitario offeso minaccia di lasciare il giornale. Intanto il ministro dell’Integrazione ha anticipato tramite il suo portavoce che nei prossimi giorni invierà al quotidiano una lettera di replica. Sarà pubblicata nella colonna di destra anche la sua risposta? Ma quella di Sartori non è una questione di principio o di “visibilità”: spostare il pezzo significa implicitamente attribuirgli un significato che non ha. E non stupisce quindi che molti siti di informazione oggi titolino sulla scia di un processo alle intenzioni. Ma cosa dice esattamente l’articolo di Santori?  

Santori non ha offeso: la sua analisi linguistica non è razzismo ma un richiamo alla competenza

L’articolo che ha generato la disputa si intitola “Ius soli, integrazione e una catena di equivoci”: il ministro congolese viene preso da Sartori come uno degli esempi di inesperienza del governo Letta. Cosa può saperne di integrazione e isu soli una laureata in medicina con specializzazione in oculistica? E’ quello che si chiede  l’autore dell’editoriale (che tale propriamente non è visto che non è stato pubblicato come articolo di fondo): ogni percorso di studi o carriera professionale è meritevole di considerazione ma non esiste l’onniscenza quanto piuttosto sfere di competenza separate che richiedono indubbiamente un background specifico. Uno dei punti più contestati del pezzo è quello in cui l’autore, con un’espressione tipica toscana, suggerisce l’acquisto di un “dizionaretto“. Il riferimento dell’autore è ad una dichiarazione recente del ministro Kyenge che ha definito l’Italia un Paese “meticcio“. Una dichiarazione sbagliata dal punto di vista concettuale e linguistico: nel nostro Paese infatti i matrimoni misti sono un fenomeno piuttosto marginale e non generalizzato, come ad esempio in Brasile. L’invito di Sartori è soprattutto quello a non parlare per slogan rischiando di banalizzare un concetto complesso come quello dell’integrazione.  Il ministro infatti ha dato per scontato che tutti i figli di africani e arabi nati in Italia siano automaticamente integrati: “Mai sentito parlare, signora Ministra del sultanato di Dehli che durò dal XII al XVI secolo e poi dell’impero Moghul che controllò quasi tutto il continente indiano tra il Xvi secolo e l’arrivo delle Compagnie occidentali?”  

Il ministro Kyenge è intoccabile?

Sartori non ha gradito lo spostamento arbitrario del pezzo anche perché non è stato informato preventivamente (nel qual caso da accordi avrebbe anche potuto ritirarlo difendendo il senso di quanto scritto). Sfogandosi ai microfoni della Zanzara su Radio 24 non esclude l’interruzione della collaborazione col Corriere. Si tratterebbe di una decisione storica visto che Sartori scrive per il Corriere da 50 anni. Il politologo difende il suo articolo che definisce una critica educata e un’analisi dell’integrazione costruttiva e non certamente un pezzo razzista. Siamo certamente ben lontani dalle offese senza fondamento logico che pure abbiamo letto sul web negli ultimi giorni (“Nessuno stupra la Kyenge?”. Sarà espulsa Dolores Valandro, la consigliera della Lega che ha scritto il post). E sulla destinataria delle sue critiche l’autore dell’articolo precisa: “la Kyenge non è intoccabile”. La paura di apparire razzisti può paradossalmente spingere i benpensanti a discriminare?

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Argomenti: Politica

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