Sarà strage sui mercati, se l’inflazione risale veloce

Se l'inflazione risale troppo velocemente, potremmo assistere a un "bagno di sangue" sui mercati obbligazionari. Perdite attese elevate.

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Se l'inflazione risale troppo velocemente, potremmo assistere a un

Le banche centrali delle economie avanzate del pianeta hanno inondato i mercati finanziari negli ultimi anni di migliaia di miliardi di liquidità, al fine di impedire uno scivolamento verso la deflazione. Gli ultimi stimoli varati dalla BCE, la settimana scorsa, vanno proprio nella direzione di sostenere i prezzi nell’Eurozona, tornati in calo su base annua a febbraio, a causa del contestuale tracollo delle quotazioni del petrolio, così come delle altre materie prime.

In attesa di conoscere quanto comunicherà stasera la Federal Reserve, sappiamo che anche gli USA procederanno ad alzare i tassi molto lentamente, temendo di rafforzare eccessivamente il dollaro e di far sbattere l’economia americana contro la deflazione da un lato e la recessione dall’altro.

Inflazione ancora lontana dai target

Nel frattempo, il Giappone si è imbarcato da 3 anni in potenti stimoli, tesi a raddoppiare la base monetaria, al fine di fare uscire il paese dal mix di stagnazione economica e di deflazione, in corso da circa un ventennio. E altre banche centrali, come quelle di Svezia, Svizzera e Danimarca hanno imbracciato persino l’arma dei tassi negativi (insieme alla BCE), pur di contrastare la tendenza calante dei prezzi nei rispettivi paesi. L’obiettivo di tutti questi istituti consiste nel riportare il tasso d’inflazione ai target fissati, che si aggirano tutti intorno al 2% (appena al di sotto per la BCE). Ma siamo così sicuri, che se i prezzi in queste economie iniziassero seriamente a risalire fino al 2% o oltre, sarebbe una buona notizia per i mercati?      

Rendimenti negativi fino ai 15 anni

L’azzeramento dei tassi e i piani di acquisto di titoli di stato e anche di bond privati hanno provocato un crollo dei rendimenti delle obbligazioni ai minimi di sempre. Molti di questi sono, addirittura, scesi al di sotto dello zero. Si consideri, ad esempio, che in questo periodo ci sarebbero intorno ai 7.000 miliardi di dollari in bond emessi dai governi di tutto il pianeta con un rendimento negativo. Solo per chiarire, un titolo con un rendimento sotto lo zero significa che chi lo compra non solo non ottiene alcun guadagno, ma è come se pagasse dazio all’emittente per il “privilegio” di detenere i suoi debiti.

Un’anomalia, che 3 paesi nel mondo sopra ogni altro ben rappresentano ai massimi livelli: la Svizzera, che un anno fa è stato il primo stato al mondo ad emettere un bond decennale con rendimenti negativi, presenta oggi rendimenti sottozero fino alla scadenza dei 15 anni; il Giappone emette bond, facendoseli “pagare” dagli acquirenti fino ai 10 anni e la Germania fino ai 7-8 anni.

I rischi futuri

Il caso forse più drammatico in prospettiva è proprio quello del vicino paese alpino. Perché? Tenete conto che un investitore straniero guadagna dall’acquisto di un titolo obbligazionario, grazie a 2 componenti: le variazioni dei prezzi e quelle del cambio, chiaramente se sono nel loro complesso favorevole. Se compro un titolo elvetico, quando il franco svizzero è debole contro l’euro e il cui prezzo, per ipotesi, è pari a 95, rivendendolo dopo un certi periodo a 100 e magari a un cambio tra franco ed euro rafforzato, avrò guadagnato sia per l’aumento dei corsi del titolo, sia anche perché avrò incassato dalla sua rivendita sul mercato secondario (o attendendo il suo rimborso alla scadenza) ricavi in valuta locale, che scambiati nella moneta unica (quella dell’investitore, nell’esempio) mi daranno più euro di quelli investiti.      

Perdite appaiono certe per gran parte del mercato

Si consideri anche che i rendimenti sono correlati negativamente ai prezzi, nel senso che quando i primi salgono, significa che i secondi scendono, e viceversa. Quindi, rendimenti negativi segnalano prezzi dei bond molto alti. La Svizzera, dicevamo, presenta rendimenti sotto lo zero fino ai 15 anni, ma allo stesso tempo ha anche un franco molto forte, dopo l’abbandono del cambio minimo alla metà di gennaio del 2015, avendo guadagnato da allora contro le altre valute mediamente quasi il 10%. Ora, chi acquista un bond elvetico a medio-lunga scadenza dovrebbe confidare o che i prezzi salgano ulteriormente e/o che il franco svizzero si rafforzi ancora.

Poiché siamo davvero ai limiti delle possibilità, è quasi certo che tali acquisti starebbero avvenendo con la prospettiva di riportare una perdita futura, che potrebbe essere tanto grande, quanto più veloce sarà l’accelerazione dell’inflazione.

Meglio che inflazione risalga lentamente, altrimenti crisi bond devastante

Infatti, la risalita dei prezzi al consumo spinge gli investitori a fuggire dai titoli con cedola fissa, il cui rendimento reale tende a diminuire. Ciò significa che i mercati dei bond sovrani delle suddette economie, che già presentano spesso rendimenti reali negativi, rischiano di essere investiti da una crisi devastante. Nemmeno chi ha investito in un BTp decennale in queste settimane potrebbe salvarsi, dato che, in assenza di un’ulteriore crescita dei corsi, dovrebbe o attendere la scadenza, ma subendo gli effetti di un’inflazione potenzialmente superiore ai rendimenti offerti (il target della BCE è del 2% contro l’1,5% attualmente offerto dai nostri decennali), o accettare di rivendere il titolo sul secondario, subendo una minusvalenza. Diverso il caso di un investitore extra-Eurozona, che potrebbe approfittare (si spera!) del rafforzamento del cambio nei prossimi anni. Per i titoli con rendimenti negativi, le cose si metterebbero ancora peggio, perché anche solo ipotizzando che l’investitore arrivi a privarsi per 10 o 15 anni della liquidità, attendendo le scadenze, si vedrà rimborsare un prezzo inferiore a quello investito; questo significano nella sostanza i rendimenti negativi. Se questi ultimi appaiono parzialmente accettabili in un clima economico di deflazione strisciante, salterebbe qualsiasi convenienza nel detenerli, allorquando l’inflazione tornerà a crescere. E allora, che torni a salire molto lentamente, altrimenti assisteremo a un bagno di sangue nel mondo della finanza, di cui ci ricorderemo per un tempo lunghissimo.  

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