Sarà depressione economica ed esplosione del debito, ecco i numeri aggiornati

Previsioni allarmanti di Goldman Sachs sull'economia italiana, così come nel resto dell'Eurozona. Numeri catastrofici sui conti pubblici. Per l'Italia sarebbe l'ingresso ufficiale in una condizione di depressione economica.

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Previsioni allarmanti di Goldman Sachs sull'economia italiana, così come nel resto dell'Eurozona. Numeri catastrofici sui conti pubblici. Per l'Italia sarebbe l'ingresso ufficiale in una condizione di depressione economica.

Le previsioni di Goldman Sachs per l’economia italiana quest’anno sono terribili. Il pil scenderebbe nel 2020 dell’11,6%, più che nell’insieme dell’Eurozona, dove eppure si stima un pesante -9%. La Germania arretrerebbe dell’8,9%, la Spagna del 9,7% e la Francia del 7,4%. Per il 2021, invece, sarebbe rimbalzo, ma non tale da annullare le perdite di quest’anno. L’Italia vedrebbe il suo pil aumentare del 7,8%, mentre negli altri stati dell’euro vi sarebbe un recupero più veloce. Secondo la banca d’affari americana, il deficit italiano salirebbe al 10%.

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E noi abbiamo cercato di calcolare per conto nostro il disavanzo fiscale, ottenendo lo stesso dato di GS. Stando al -11,6% atteso per l’economia e considerando nullo il tasso d’inflazione, otteniamo che il pil scenderebbe di circa 206,6 miliardi di euro a 1.574,4 miliardi e che ciò farebbe collassare le entrate fiscali di quasi 87 miliardi. Dobbiamo aggiungere i 25 miliardi sinora stanziati dal governo con il Decreto “Cura Italia” per contrastare gli effetti negativi del Coronavirus sull’economia e i 43 miliardi già attesi di deficit per il 2020 con la legge di Stabilità. In totale, il “buco” si allargherebbe a quasi 155 miliardi, che farebbe poco meno del 10% del pil collassato.

E il debito pubblico? Ai 2.409 miliardi del 31 dicembre 2019 dobbiamo sommare i 155 miliardi di nuovo deficit e dobbiamo successivamente rapportare la somma al pil nominale atteso. Il risultato fa circa 163%. L’Italia assisterebbe a un’esplosione del suo stock passivo e tale da porre in dubbio la sua sostenibilità. Cerchiamo anche di capire quale sarebbe l’evoluzione per l’anno prossimo, sempre attenendoci alle previsioni di GS e confidando in una ripresa dell’inflazione, ottimisticamente stimata all’1,5%.

Le entrate aumenterebbero di circa 61,5 miliardi e, a parità di spesa pubblica, cioè al netto degli interventi (“una tantum”?) del governo per la crisi, il deficit scenderebbe in area 4%, così come il debito si porterebbe sotto il 153%.

A rischio la sostenibilità del debito pubblico

Il rimbalzo, dicevamo, non ci farebbe recuperare del tutto le perdite accusate con questa crisi devastante. Dopo il 2021, infatti, il pil reale rimarrebbe di quasi il 5% inferiore a quello del 2019, quando a sua volta risultava ancora del 4% più basso dei livelli del 2007. Se l’economia italiana continuasse a crescere al ritmo medio annuo dello 0,8%, che è stato quello registrato dopo la recessione del 2011-2014, ci servirebbe una dozzina di anni da oggi per tornare agli stessi livelli di ricchezza di 13 anni fa. In altre parole, l’Italia avrebbe “bruciato” un quarto di secolo, salvo imprevisti.

Questi sono i numeri di uno stato di depressione economica, che nessuno stato avanzato ha vissuto in era moderna. Ci chiediamo se l’Italia sarà in grado di resistere all’onda d’urto di questa crisi e non solamente sul piano economico. Si capisce meglio la ragione per la quale il governo Conte vorrebbe subito attivare la richiesta di aiuti al Meccanismo Europeo di Stabilità, così da non passare per i mercati finanziari, dove la montagna di debito da emettere solo quest’anno supererebbe abbondantemente i 500 miliardi. E si capisce anche perché stia insistendo per la soluzione dei “Coronavirus bond”, i quali sarebbero emissioni sovranazionali e i cui proventi verrebbero distribuiti tra gli stati. Solo così, infatti, riusciremmo a finanziare il deficit di bilancio in aumento senza ufficialmente caricarlo sul bilancio nazionale, mostrandoci meno indebitati di quanto non saremmo nei fatti.

E la stessa Germania non chiude all’ipotesi, consapevole che l’Italia rischierebbe altrimenti di perdere l’accesso ai mercati finanziari, per cui sarebbe costretta a una ristrutturazione del debito pubblico dalle conseguenze rovinose non soltanto per la sua economia, bensì anche per la stabilità di tutto il sistema finanziario nell’Eurozona, a partire dalle banche francesi così esposte verso il nostro Paese, oltre che per la sopravvivenza stessa dell’euro.

Il mancato accordo all’Eurogruppo di ieri, tuttavia, non ci consente di avere certezze sull’evoluzione di questa crisi a Bruxelles. L’opposizione tedesca e olandese alla mutualizzazione dei rischi, per quanto comprensibile, dovrà fare i conti con lo scenario alternativo di una rottura dell’Eurozona.

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