Sapir sprona Hollande: Francia fuori dall’euro e poi le riforme

L'economista Jacques Sapir invita la Francia ad uscire dall'euro e a fare dopo le riforme strutturali per crescere.

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A due settimane dalle elezioni europee più importanti di sempre, l’economista francese Jacques Sapir continua ad attaccare l’euro e invita la Francia a uscire dall’Eurozona, perché l’alternativa sarebbe di vivere la tragedia della deflazione, com’è accaduto in Giappone per molti anni.

 

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Il confronto con l’Abenomics

Sapir prende spunto dalla visita del premier giapponese Shinzo Abe a Parigi per fare un paragone tra la situazione della Francia e quella del Giappone.

Ricorda come la gestione del dopo-Fukushima sia un lascito pesante ereditato dall’attuale governo di Tokyo, ma che l’Abenomics avrebbe già risollevato le sorti dell’economia giapponese. Essa ha consistito inizialmente in una politica di forte allentamento monetario, con l’obiettivo del raddoppio della base monetaria, al fine di svalutare lo yen, che perse nelle prime quattro settimane dall’introduzione del piano di Abe ben il 20% contro le principali valute.

Grazie alla svalutazione, spiega Sapir, i profitti delle imprese giapponesi sono cresciuti e, quindi, successivamente il premier ha fatto pressione per chiedere loro di aumentare i salari, mentre da aprile ha aumentato anche l’IVA, in modo da contenere il deficit pubblico, dopo che nei primi mesi dell’Abenomics vi è stata una politica fiscale molto espansiva.

Grazie a queste misure, si sarebbero create le condizioni in Giappone per fare anche quelle riforme strutturali imprescindibili per la crescita e il paese starebbe lentamente uscendo dalla lunga stagione della deflazione.

Al contrario, continua Sapir, in Francia e nell’Eurozona la deflazione starebbe arrivando, ma Parigi è così ottusamente legata all’euro che non potrà avere la possibilità di svalutare la sua moneta, cosa che avrebbe sull’economia francese benefici ancora maggiori di quanto il deprezzamento dello yen ne ha avuti sull’economia nipponica, perché le esportazioni francesi sono più “sensibili al prezzo”, per cui risentono di più di una loro variazione.

In più, spiega l’economista, le entrate fiscali aumenterebbero in tre anni di 110-120 miliardi di euro contro i 50 miliardi messi in conto dal premier Manuel Valls, rendendo più credibile il processo di risanamento.

E solo se l’economia della Francia potrà tornare a crescere, l’attuazione delle riforme strutturali sarà possibile. 

I casi di Canada e Svezia dimostrerebbero – ancora Sapir – che le riforme sono possibili solo dopo a una svalutazione monetaria, che creerebbe le condizioni espansive per l’economia.

Sapir, però, sa bene che il presidente François Hollande non ha intenzione di uscire dall’euro e ritiene che il destino di Parigi sia assistere inerme all’arrivo della deflazione e a una stagione di bassa crescita, stimando che essa sarà non più alta dello 0,6% per il biennio 2014-2015, anziché dello 0,9% delle previsioni ufficiali.

E che l’economia transalpina potrebbe viaggiare a ritmi più lenti delle attese lo confermerebbe anche la Banca di Francia, che ha pubblicato poco fa una sua stima sul pil nel secondo trimestre, atteso in crescita di appena lo 0,1%, contro il +0,2% previsto dall’istituto di statistica ufficiale.

 

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