CRISI EURO

Sapir: la Francia lasci subito l’Euro o morirà in 3-4 anni

L'economista francese sul suo blog attacca la moneta unica e invita la Francia ad abbandonare subito l'euro, perché l'alternativa sarebbe la sua morte economica in 3-4 anni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'economista francese sul suo blog attacca la moneta unica e invita la Francia ad abbandonare subito l'euro, perché l'alternativa sarebbe la sua morte economica in 3-4 anni

Dal suo blog Russeurope, l’economista francese Jacques Sapir invita Parigi a uscire sin da subito dall’Euro, perché l’alternativa sarebbe una lenta morte economica nel giro di 3-4 anni.

Sapir prende spunto dalla delusione del terzo trimestre, quando il pil è lievemente sceso dello 0,1% congiunturale, contravvenendo alle attese più positive del governo e degli analisti. Ma la ricaduta per l’economista non sarebbe affatto casuale, in quanto sarebbe frutto di un trend che si trascina ormai da un biennio, per quanto riguarda la stagnazione, ma alcuni fondamentali vanno peggiorando sin dall’introduzione dell’euro nel 2002.

Così sarebbe, ad esempio, per il processo di deindustrializzazione in atto nel paese da oltre un decennio, mentre la Francia risente negativamente dell’euro per quanto concerne le sue esportazioni, penalizzata da un tasso di cambio troppo apprezzato per l’euro, nonché da una economia che Sapir definisce poco integrata con il resto dell’Eurozona, in quanto i francesi esportano molto al di fuori del Vecchio Continente.

 

Francia fuori dall’Euro: i vantaggi secondo Sapir

Se la Francia tornasse al franco, spiega, la svalutazione necessaria a riportare in equilibrio la sua economia sarebbe del 23%. Sarebbe un processo inevitabile se si vorrà tornare alla crescita, perché il declino dell’industria e degli investimenti potrebbe determinare un arretramento irreversibile entro i prossimi 3-4 anni.

Ad esempio, gli investimenti fissi lordi sono in costante calo dall’introduzione dell’euro e con accelerazione al ribasso dal 2008. In pratica, si sono riportati già ai livelli del 1997. Ma senza investimenti, spiega Sapir, non c’è possibilità di essere più produttivi, quindi, di crescere. Da qui, se la Francia tornasse al franco, la svalutazione potrebbe fornire agli imprenditori quegli incentivi per tornare ad investire.

L’economista non vuole prendere in considerazione le misure di svalutazione interna, applicate in Grecia, Portogallo e Spagna, oltre che in minima parte anche in Italia, perché l’effetto di tale politica comporterebbe un aumento quasi immediato della disoccupazione al 16% circa. L’errore, continua, sta nell’euro, in quanto ha azzerato d’un colpo i meccanismi di riequilibrio automatico esistenti con la sovranità monetaria. Sono i surplus delle partite correnti in Germania a generare questi squilibri.

Né sarebbero convincenti le argomentazioni di quanti ritengono che la causa della crisi sarebbe stata la liberalizzazione della finanza, con le banche europee che si sarebbero imbottite di titoli tossici. Sapir ritiene, infatti, che questo sarebbe accaduto perché la bassa crescita dell’Eurozona sin dall’introduzione della moneta unica avrebbe spinto gli istituti a cercare investimenti altrove.

Curioso, poi, che le argomentazioni di Sapir sembrano ricalcare un pò la linea tenuta in questa fase dal Fronte Nazionale di Marine Le Pen, ossia che né i socialisti, né i conservatori neo-gollisti avrebbero una ricetta in grado di risolvere i problemi della Francia, ma l’alternativa sarebbe tra una morte lenta con i primi e un declino rapido con i secondi.

Di certo, dopo François Heisbourg e il suo mea culpa per avere sostenuto l’euro negli anni passati, con Sapir si moltiplicano le voci accademiche contrarie alla moneta unica nella seconda economia dell’Eurozona. Un segnale poco rassicurante per i fautori dell’euro.

 

APPROFONDISCI – Fine dell’Euro: la Francia rompe il tabù. Heisbourg: “tornare alle monete nazionali”

 

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Argomenti: Crisi Euro

4 Responses

  1. gabrio scrive:

    Lo stesso articolo poteva benissimo essere ispirato da un economista italiano ed applicato all’Italia ma, ad oggi, nessuna importante e coraggiosa voce si è levata in questo senso. Italiani euroconvinti, europavidi o eurorassegnati?

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